Leggende Metropolitane? Ecco quella della ‘Rosa Corta’ della Lazio

Al termine del calciomercato estivo, sulla Lazio sono piovute critiche spietate. Tifosi, giornalisti, conduttori radiofonici e televisivi, hanno giudicato negativamente ciò che Tare e Lotito avevano prodotto in termini di acquisti per rinforzare una squadra che si apprestava a competere su tre fronti con una Champions League assente sulle onde biancocelesti da ben 13 anni.

I risultati sul campo stanno smentendo tutti. Nuovi acquisti che molti hanno giudicato sommariamente, si stanno rivelando delle vere e proprie risorse funzionali alla squadra. Come sempre è il campo l’unico giudice attendibile, che emette sentenze e che ci da la misura di un giocatore, indipendentemente da nome, costo e ingaggio.

Akpa Akpro è senza dubbio quello che ha sorpreso maggiormente. Il pregiudizio che oramai imperversa da anni nei confronti di Lotito e di tutto quello che lo circonda, ha portato i tifosi a bocciarlo preventivamente. Arrivare dalla Salernitana e non essere giovanissimo ha condizionato i giudizi.

Ma le prestazioni sul campo hanno convinto tutti. Inzaghi lo ha valutato nel ritiro di Auronzo e ha immediatamente chiesto alla società di tesserarlo, convinto dall’umiltà e dalle potenzialità fisiche e tecniche di questo ragazzo che si è rimesso in gioco ripartendo da zero e dalla serie B italiana dopo essere stato il capitano del Tolosa con oltre 100 presenze nella massima serie francese.

Altro elemento che si è messo in evidenza, finchè è stato a disposizione, è Escalante. L’argentino ha mostrato concretezza e semplicità, diventando una diga di centrocampo e una valida alternativa, soprattutto a Leiva.

Reina preso per fare il secondo a Strakosha, si è dimostrato un grande personaggio e calciatore. Carisma, mentalità vincente, sempre positivo e sempre pronto a sostenere e a dare ai suoi compagni quella carica e convinzione che sono necessari per affrontare una stagione molto impegnativa. 

Fares sta cominciando, seppur più lentamente, a capire gli schemi di Inzaghi. Ha qualità, tecnica e fisico, doti che hanno portato Inzaghi a sceglierlo, per ricoprire provvisoriamente il vuoto lasciato da Lulic sulla fascia sinistra.

L’unico che sembra essere più indietro è Muriqi. Però a sua attenuante dobbiamo considerare tutte le vicissitudini iniziali che ne hanno inevitabilmente condizionato preparazione e integrazione con il modulo di gioco adottato da anni dalla squadra. Tare però difficilmente ha steccato un acquisto oneroso, e i 18 milioni investiti sul giocatore kosovaro, possono essere una garanzia.

Hoedt è un cavallo di ritorno e in genere i ritorni non hanno mai prodotto grossi risultati. Però c’è sempre l’eccezione che conferma la regola e il gigante olandese fino ad oggi ha saputo far ricredere tutti. Voleva tornare alla Lazio ben conscio dell’errore fatto 3 anni fa, quando chiese la cessione convinto di meritare un posto da titolare fisso. Hoedt è cresciuto a livello mentale e si è messo nella condizione di accettare la competizione e le decisioni dell’allenatore.

Adreas Pereira
Quando è stato chiamato in causa ha sempre dato il suo contributo. Il gol che sblocca la vittoria a Torino contro i granata e l’intelligenza tecnico tattica fanno di questo giocatore, una valida alternativa a Luis Alberto e Correa. Tare crede molto in lui tanto da ipotizzare un investimento a giugno prossimo di ben 27 milioni per riscattare il giocatore.

Alla fine quindi, la rosa è davvero corta? Il campo ci sta regalando delle risposte importanti: la Lazio è imbattuta in Champions League, con ottime chance di approdare agli ottavi, risultato che manca da venti anni. In campionato è in piena corsa Champions, a soli quattro punti dal secondo posto.

La società si sta rimodellando con un centro sportivo rinnovato e un aereo personale. Insomma al di la dei processi sommari e dei giudizi preventivi, questa Lazio vuole continuare a volare sempre più in alto, rendendo ad altri la vita sempre più dura.

Foto Claudio Pasquazi

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