Italia, il pieno più caro d’Europa: il peso delle accise sui carburanti – L’Elenco

L’Italia continua ad avere uno dei prezzi dei carburanti più alti dell’Eurozona, e gran parte della responsabilità è legata al peso della tassazione.

Accise e Iva rappresentano infatti oltre il 60% del prezzo finale della benzina, una quota che rende il pieno per automobilisti e imprese particolarmente oneroso.

Se queste imposte non esistessero, secondo diverse analisi il prezzo dei carburanti nel nostro Paese sarebbe tra i più bassi d’Europa. Ma ormai eliminarle è diventato quasi impossibile.

Nel frattempo, con le tensioni internazionali legate alla guerra in Iran e al temporaneo blocco dello stretto di Hormuz, torna al centro del dibattito politico il meccanismo delle “accise mobili”, pensato per attenuare gli aumenti alla pompa.

Che cosa sono le accise

Le accise sono imposte indirette applicate sulla produzione o sulla vendita di determinati beni di consumo, tra cui carburanti come benzina, gasolio, Gpl e metano.

In Italia molte di queste tasse furono introdotte nel corso dei decenni per finanziare emergenze specifiche:

  • guerre,

  • ricostruzioni dopo terremoti,

  • crisi internazionali,

  • missioni di pace.

Tra le più note c’è perfino l’accisa legata alla guerra d’Etiopia del 1935-1936, la prima introdotta nel nostro Paese e tecnicamente ancora parte della struttura fiscale sui carburanti.

Perché oggi è quasi impossibile eliminarle

Molte di queste imposte non avrebbero più una ragione originaria di esistere.

Tuttavia nel 1995, con un decreto del governo guidato da Lamberto Dini, tutte le accise furono accorpate in un’unica imposta senza più riferimento alle cause per cui erano state introdotte.

Successivamente, con la Legge di Stabilità del 2013 del governo Enrico Letta, queste tasse sono diventate strutturali per i conti pubblici.

Questo significa che eliminarne una sola non è possibile:

andrebbero abolite tutte insieme, provocando però una perdita enorme per le finanze statali.

Quanto pesano le tasse sul pieno

Secondo i dati di Assoutenti, oggi:

  • il 61,1% del prezzo della benzina è composto da tasse (accise + Iva)

  • il 57,2% del prezzo del gasolio deriva dalla fiscalità

Nel 2023 gli italiani hanno speso 70,9 miliardi di euro per i carburanti. Di questi, 38,1 miliardi sono finiti direttamente nelle casse dello Stato.

Questo peso fiscale spiega perché:

  • l’Italia è 6ª nell’Unione Europea per il prezzo del gasolio

  • 7ª per quello della benzina

Se però si guardano i prezzi al netto delle tasse, la situazione cambia radicalmente: l’Italia scende al 17° posto per la benzina e addirittura al 22° per il diesel.

La rimodulazione del 2025

Dal 15 maggio 2025 è entrata in vigore una modifica delle accise che ha:

  • ridotto di 1,5 centesimi al litro l’accisa sulla benzina

  • aumentato di 1,5 centesimi quella sul gasolio

Una misura che non ha rappresentato uno sconto reale per gli automobilisti, ma solo una redistribuzione del carico fiscale tra i due carburanti.

Il ritorno delle “accise mobili”

Con le tensioni in Medio Oriente e l’aumento del prezzo del petrolio, la benzina ha nuovamente superato in alcuni casi i 2 euro al litro. Un aumento che rischia di alimentare inflazione e rincari a catena.

Per questo motivo il governo guidato da Giorgia Meloni sta valutando la riattivazione del meccanismo delle accise mobili, già previsto dal 2023 e derivato da una norma introdotta nel 2007 dall’allora ministro Pier Luigi Bersani.

Il sistema prevede che lo Stato possa ridurre temporaneamente le accise quando il prezzo dei carburanti aumenta oltre una determinata soglia rispetto alla media del periodo precedente.

Al momento, però, non è chiaro quale sarà il livello di aumento necessario per far scattare il taglio, né quanto potrà essere consistente lo sconto.

Elenco delle accise presenti su ogni litro di carburante:

– Il finanziamento della guerra d’Etiopia (1935-1936) con un’accisa di 1,90 lire (0,000981 euro)
– Il finanziamento della crisi di Suez del 1956 con un’accisa di 14 lire (0,000723 euro)
– La ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963 con un aumento di 10 lire (0,00516 euro)
– La ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966 con 10 lire (0,000516 euro)
– La ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968, sempre con un’accisa di 10 lire (0,000516 euro)
– La ricostruzione in seguito al terremoto del Friuli del 1976 con 99 lire (0,0511 euro)
– La ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 con un’imposta di 75 lire (0,0387 euro)
– La missione Onu in Libano (Italcon) del 1983 per 205 lire (0,106 euro)
– La missione in Bosnia con l’Onu del 1996 per 22 lire (0,0114 euro)
– Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 con un’accisa di 0,02 euro
– L’acquisto di autobus ecologici nel 2005 con 0,005 euro
– La ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila del 2009 per 0,0051 euro
– Il finanziamento alla cultura del 2001 con un’imposta che va da 0,0071 a 0,0055 euro
– Il finanziamento della crisi migratoria libica del 2011 con un aumento di 0,04 euro
– La ricostruzione in seguito all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011 con 0,0089 euro
– Il finanziamento del decreto Salva Italia” nel dicembre 2011 con un’imposta di 0,082 euro (0,113 sul diesel)
– La ricostruzione dopo il terremoto in Emilia del 2012 per 0,02 euro
– Il finanziamento del “Bonus gestori” e la riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo con 0,005 euro
– Il finanziamento di alcune spese del decreto Fare “Nuova Sabatini” (dal 1 marzo al 31 dicembre 2014) con 0,0024 euro.

Il nodo della speculazione

Il paradosso è che, mentre il prezzo alla pompa sale rapidamente a ogni crisi internazionale, la benzina venduta oggi spesso proviene da carichi di petrolio acquistati settimane prima, quando le tensioni geopolitiche non avevano ancora inciso sui mercati.

Un elemento che riaccende periodicamente il sospetto di speculazioni lungo la filiera dei carburanti, tema che torna puntualmente nel dibattito pubblico ogni volta che il prezzo del petrolio ricomincia a salire.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com 

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