Benzina alle stelle, colpa della guerra o è speculazione?

L’ennesima guerra in Medio Oriente non è ancora entrata pienamente nei mercati energetici, magli automobilisti italiani stanno già pagando il conto alla pompa.

Dopo gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, il prezzo della benzina ha ricominciato a salire in molte stazioni di servizio. Un aumento rapido, quasi immediato.

Ma c’è una domanda che molti cittadini si stanno ponendo:com’è possibile che i prezzi aumentino subito, se la benzina che stiamo usando è stata acquistata prima del conflitto?

È qui che nasce il sospetto, sempre più diffuso, di unaspeculazione che corre più veloce della realtà economica.

Il carburante nei distributori non è “di oggi”

Il carburante che arriva nei distributorinon è stato acquistato ieri. Tra estrazione, raffinazione, trasporto e distribuzione possono passaresettimane o mesi.

In altre parole,la benzina che oggi paghiamo a prezzo maggiorato è spesso stata comprata quando la guerra ancora non c’era.

Eppure i cartelloni dei distributori cambiano cifra quasi in tempo reale, spesso nel giro di poche ore.

Un fenomeno che in economia viene chiamato“effetto razzo e piuma”:

  • i prezzisalgono velocemente come un razzoquando il petrolio aumenta o c’è una crisi internazionale;

  • mascendono lentamente come una piumaquando i costi calano.

Il mercato che anticipa… o la speculazione?

Chi difende questi aumenti sostiene chei prezzi anticipano ciò che accadrà nei mercati internazionali. Se il petrolio potrebbe diventare più caro nei prossimi giorni, le compagnie adeguano subito i listini.

Ma questo meccanismo crea una distorsione evidente:

i consumatori pagano immediatamente il rischio della guerra, mentre gli operatori della filierasi proteggono da eventuali perdite future.

Il problema è che questo sistemascarica tutto il peso sui cittadini.

Quando il petrolio sale, i prezzi alla pompa aumentano quasi istantaneamente.

Quando il petrolio scende, invece, gli automobilisti devono spesso aspettare settimane per vedere una riduzione reale.

L’Italia tra tasse e rincari

In Italia il problema è ancora più pesante perchéoltre metà del prezzo della benzina è composto da tasse e accise.

Questo significa che ogni aumento del prezzo industriale si amplifica sul prezzo finale.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti:

famiglie che spendono sempre di più per muoversi, lavoratori che vedono crescere il costo per andare al lavoro e imprese costrette a trasferire i rincari su trasporti e prodotti.

La domanda che resta senza risposta

La questione allora resta aperta:

Perché il prezzo aumenta subito se il carburante nei serbatoi è stato acquistato prima della crisi?

È davvero solo una reazione preventiva dei mercati?

Oppure siamo davanti all’ennesimaspeculazione sulla paura e sull’instabilità internazionale?

Finché non ci sarà una risposta chiara e controlli più severi, la sensazione tra i cittadini è una sola:ogni crisi internazionale diventa immediatamente un pretesto per far salire i prezzi, mentre a pagare sono sempre gli stessi, gli automobilisti.

Articolo a cura diStefano Ghezzi – SportPress24.com 

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