La vicenda delle due sorelline Sarah e Alisya Di Giacinto sottratte alla comunità di Civitella Alfedena dalla madre, dal nonno e dal compagno ha riportato in primo piano il tema dell’affidamento dei minori nelle separazioni conflittuali.
L’episodio ha mostrato quanto sia fragile il confine tra ciò che la legge intende garantire e ciò che accade realmente nella vita delle famiglie.
Le ragazze, già collocate in una struttura protetta per decisione del tribunale, sono state prelevate di nascosto e tenute nascoste per oltre due settimane. Questo gesto ha trasformato un conflitto familiare in un’azione organizzata che ha messo a rischio la loro sicurezza.
L’episodio evidenzia quanto sia complesso proteggere i minori quando gli adulti attorno a loro agiscono spinti da rabbia, frustrazione o senso di ingiustizia.
L’inserimento in una casa protetta nasce dall’obiettivo di offrire un ambiente neutro e sicuro quando il clima domestico è compromesso.
Nella realtà, però, molti genitori percepiscono questa misura come una sottrazione ingiustificata
Non sempre i tribunali riescono a spiegare con chiarezza le ragioni delle loro decisioni o a garantire un monitoraggio costante. Questo crea un terreno in cui incomprensioni e tensioni possono degenerare.
Il caso delle sorelle mette in luce una contraddizione evidente: la legge tutela i minori, ma la sua applicazione non sempre produce una protezione effettiva. Le strutture sono spesso sovraccariche. Gli assistenti sociali operano con risorse limitate. I percorsi di sostegno alla genitorialità arrivano tardi o non arrivano affatto.
I bambini finiscono così per essere esposti sia al conflitto familiare sia alle carenze del sistema
Chiedersi se sia giusto o meno allontanare i figli nelle separazioni non porta a una risposta unica. Esistono situazioni in cui l’allontanamento è indispensabile per la loro sicurezza.
In altri casi sarebbe sufficiente un supporto concreto alla famiglia, un mediatore, un percorso psicologico o un monitoraggio più attento.
Ciò che emerge con forza è la necessità di rafforzare i controlli, migliorare la comunicazione tra tribunali, servizi sociali e famiglie e garantire che ogni decisione sia davvero orientata al benessere dei minori. La tutela non può restare un principio astratto.
Deve tradursi in protezione reale, verificabile e costante.
Solo così si evita che i bambini diventino vittime due volte: prima del conflitto familiare e poi delle inefficienze istituzionali.