Il Giro d’Italia 2026 continua a regalare emozioni e colpi di scena. Dopo quasi due settimane di corsa, la Corsa Rosa è entrata definitivamente nel vivo, tra fughe spettacolari, tappe combattute e una classifica generale ancora apertissima in vista delle grandi montagne alpine.
Dopo la partenza storica dalla Bulgaria, con le prime tappe dedicate soprattutto ai velocisti e agli uomini da classiche, il Giro ha cambiato volto una volta arrivato in Italia.
Le prime salite hanno iniziato a fare selezione e il nome nuovo della corsa è diventato quello del portoghese Afonso Eulálio della Bahrain Victorious, sorprendente maglia rosa capace di resistere agli attacchi dei grandi favoriti.
Tra questi c’è soprattutto Jonas Vingegaard, indicato da molti come il principale candidato alla vittoria finale.
Il danese della Visma-Lease a Bike ha già lasciato il segno sulle grandi salite, conquistando anche la maglia azzurra di miglior scalatore grazie alle sue accelerazioni in montagna.
Restano però pienamente in corsa anche Thymen Arensman, Felix Gall e Ben O’Connor, tutti racchiusi in pochi minuti nella classifica generale.
Il Giro fin qui ha premiato anche gli attaccanti e i cacciatori di tappe
L’ecuadoriano Jhonatan Narváez è stato uno dei grandi protagonisti della prima parte di corsa con tre successi parziali, mentre Alec Segaert aveva sorpreso tutti imponendosi a Novi Ligure con un’azione nel finale.
L’Italia, però, ha finalmente trovato il suo grande giorno nella tredicesima tappa con arrivo a Verbania, dove ha ruggito Alberto Bettiol.
Il corridore della XDS Astana ha conquistato una splendida vittoria in solitaria, centrando il secondo successo personale al Giro dopo quello ottenuto nella Rovereto-Stradella del 2021.
Bettiol ha costruito il trionfo con una corsa perfetta
Entrato nella fuga giusta dopo oltre un’ora ad altissima velocità, il toscano ha saputo gestire energie e momenti chiave della tappa.
Nel finale, sulla salita di Ungiasca, è riuscito a rispondere agli attacchi del norvegese Andreas Leknessund prima di piazzare l’allungo decisivo a poche centinaia di metri dal GPM.
Una volta scollinato, Bettiol ha amministrato il vantaggio in discesa fino alla passerella trionfale di Verbania, tagliando il traguardo a braccia alzate davanti a Leknessund, secondo a 26 secondi, e al belga Jasper Stuyven, terzo a 44”.
“Quando si vince è sempre bello, oggi mi ha spinto anche qualcuno che non c’è più”, ha raccontato emozionato Bettiol dopo l’arrivo. “Sapevo che all’arrivo ci sarebbero stati la mia ragazza, la sua famiglia e i miei amici. Per me era già una vittoria”.
La tappa piemontese è stata caratterizzata da una lunga fuga di quindici corridori, tra cui anche Busatto, Maestri, Bjerg, Valgren e Warbasse. Assente invece Jhonatan Narváez, protagonista assoluto delle fughe nelle giornate precedenti.
Il gruppo maglia rosa ha lasciato ampio margine agli attaccanti, chiudendo con oltre tredici minuti di ritardo e senza alcun cambiamento nella classifica generale.
Una scelta chiaramente strategica in vista della durissima tappa di domani, il primo vero tappone alpino di questa edizione: 133 chilometri da Aosta a Pila con ben 4350 metri di dislivello.
Una frazione che potrebbe rivoluzionare la corsa
Il percorso prevede subito la lunga salita di Saint-Barthélémy, seguita dalle asperità di Doues, Lin Noi e Verrogne prima dell’ascesa finale verso Pila: 16,5 chilometri al 7,1% che promettono spettacolo e battaglia tra gli uomini di classifica.
Dopo tredici tappe, dunque, il Giro d’Italia 2026 resta più aperto che mai. La maglia rosa di Eulálio continua a resistere, ma le grandi montagne alpine sono ormai alle porte e i big sembrano pronti a dare battaglia per scrivere la storia della Corsa Rosa.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com