Inzaghi: ricco di milioni, povero di risultati: quando i soldi non bastano a evitare l’umiliazione

Dall’idolo alla messa in discussione, nel giro di poche settimane. Per Simone Inzaghi la parentesi araba sulla panchina dell’Al Hilal sta vivendo il momento più delicato da quando ha accettato la sfida saudita.

L’eliminazione dalla Champions League asiatica per mano dell’Al Sadd guidato da Roberto Mancini è stata una mazzata sportiva e, soprattutto, emotiva per l’ambiente.

Sui social, la reazione dei tifosi è stata durissima: “Umiliazione meritata”, “Impreparato”, “Vattene” sono alcuni dei messaggi più condivisi nelle ore successive alla sconfitta.

Un clima rovente che certifica come la fiducia attorno al tecnico piacentino si sia incrinata in modo evidente.

Classifica che si complica

Come se non bastasse l’eliminazione continentale, anche il cammino in campionato non sta aiutando Inzaghi a ricucire il rapporto con la piazza. L’Al Hilal è secondo nella Saudi Pro League, a cinque punti dall’Al Nassr di Cristiano Ronaldo quando mancano sei giornate alla fine.

Il recente 2-2 contro l’Al Taawon ha ulteriormente allungato la distanza dalla vetta, alimentando malumori già latenti. Un pareggio che, per molti tifosi, è diventato il simbolo di una squadra che non riesce più a imporsi nei momenti chiave.

Il precedente di febbraio: dal +7 al -3

La tensione attuale non nasce dal nulla. Già a febbraio l’Al Hilal aveva vissuto un crollo inatteso, passando dal +7 al -3 proprio nei confronti dell’Al Nassr. Un ribaltone che aveva fatto suonare i primi campanelli d’allarme attorno alla gestione tecnica di Inzaghi.

In quei giorni, dalla stampa saudita erano filtrate indiscrezioni clamorose su un possibile esonero, ipotesi poi rientrata anche per il peso del contratto del tecnico: 26 milioni di euro l’anno fino al 2027.

Una cifra che racconta le ambizioni del club ma che, allo stesso tempo, rende ancora più pesanti le aspettative.

Da progetto vincente a stagione sotto esame

L’eliminazione asiatica contro l’Al Sadd di Roberto Mancini ha un valore simbolico fortissimo: non solo per l’uscita di scena, ma perché avvenuta contro un altro tecnico italiano che, al contrario, sta vivendo un momento d’oro.

Per Inzaghi, che era arrivato in Arabia con l’etichetta del vincente e del gestore perfetto di grandi gruppi, questo è il primo vero momento di crisi all’estero.

E la sensazione è che le prossime sei partite di campionato diventino una sorta di spareggio personale con la tifoseria.

Perché in Arabia, più che altrove, conta vincere. E farlo subito.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com 

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