Gattuso e i suoi pensieri: “Premi? Sciacallaggio. E contro la Bosnia pesa un errore che grida vendetta”

Dopo il brusco epilogo con la Nazionale, Gennaro Gattuso ha scelto il silenzio. A Málaga prova a ritrovare serenità, lontano dalle polemiche che hanno seguito l’eliminazione ai rigori contro la Bosnia.

Ma, mentre si gode il sole di Malaga, filtrano i suoi pensieri, come racconta il Corriere dello Sport: una ricostruzione che tocca dimissioni, premi, episodi arbitrali e la discussa scelta dei rigoristi.

Dimissioni, staff e rinuncia ai compensi

Le dimissioni sono state maturate a caldo, subito dopo la sconfitta, e formalizzate solo qualche giorno più tardi, con la risoluzione consensuale annunciata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio.

La tempistica, secondo quanto emerge, si è allungata per sistemare ogni pendenza economica nei confronti dello staff tecnico.

Gattuso, invece, avrebbe rinunciato a ogni compenso personale, in linea con una scelta già compiuta in passato nella sua carriera da allenatore.

Il caso dei premi qualificazione: “sciacallaggio”

Tra i temi che più lo avrebbero ferito ci sono le illazioni sui presunti premi chiesti dalla squadra alla vigilia della gara.

Per l’ex ct si tratta di “sciacallaggio”: premi e bonus, viene ricordato, sono stabiliti dalla Federazione con largo anticipo e non oggetto di trattative last minute.

Una versione che troverebbe riscontro anche nello spogliatoio azzurro, dove diversi giocatori avrebbero espresso indignazione per le voci circolate.

L’episodio arbitrale: il tocco di mano di Džeko e il paradosso del regolamento

Resta poi l’amarezza per l’episodio che ha preceduto il gol bosniaco. Nel corso dell’azione, Edin Džeko tocca il pallone con la mano.

Un’irregolarità che, secondo la lettura del regolamento, avrebbe potuto portare all’annullamento della rete successiva se l’azione fosse proseguita senza l’intervento di Gianluigi Donnarumma.

La parata del portiere azzurro, di fatto, genera una nuova fase di gioco: da lì nasce l’azione che porta al gol di Haris Tabaković. Un paradosso regolamentare che lascia l’amaro in bocca.

Gattuso, inoltre, respinge le critiche sui cambi: Moise Kean e Manuel Locatelli erano esausti, complice anche un lungo tratto di gara giocato in inferiorità numerica.

La scelta dei rigoristi e il caso Pio Esposito

Molto discussa anche la decisione di affidare il primo rigore a Francesco Pio Esposito. In origine, il giovane attaccante era designato come terzo rigorista.

Ma al momento decisivo è stato lui stesso a proporsi.

Gattuso e il suo staff, per non alterare l’equilibrio psicologico del giocatore in un momento così delicato, hanno scelto di non opporsi.

Una dinamica confermata anche da Cristian Chivu nelle ore successive.

Orgoglio e delusione

Resta, nei pensieri dell’ex ct, l’orgoglio per aver costruito un gruppo unito e competitivo, capace di creare le occasioni per chiudere la partita sul 2-0 prima che l’episodio arbitrale e la lotteria dei rigori cambiassero la storia.

Ma prevalgono dolore e delusione, sentimenti che spiegano la scelta del silenzio.

Forse un giorno Gattuso racconterà tutto in prima persona. Per ora, lontano dai riflettori, preferisce lasciar parlare i fatti e le ricostruzioni, mentre prova a rimettere insieme i pezzi dopo una delle pagine più amare della sua esperienza in azzurro.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com 

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