Il Festival incorona la costanza, l’esperienza e la forza delle promesse mantenute. È Sal Da Vinci il vincitore della 76ª edizione del Festival di Sanremo, grazie a Per sempre sì, brano che ha conquistato il 22,2% delle preferenze, superando di un soffio Sayf fermo al 21,9%.
Nato a New York il 7 aprile 1969 come Salvatore Michael Sorrentino, figlio del cantante e attore napoletano Mario Da Vinci, Sal porta con sé una doppia anima: americana per nascita, profondamente napoletana per cultura e formazione artistica.
Una carriera iniziata da bambino, tra musica, teatro e cinema, che oggi trova la sua consacrazione sul palco dell’Ariston.
Dalla gavetta al grande pubblico
Il debutto arriva prestissimo: nel 1976 incide in duetto con il padre Miracolo ’e Natale, poi il teatro con le sceneggiate popolari e il cinema nel 1978.
Negli anni Ottanta prende parte anche a Troppo forte accanto a Carlo Verdone e Alberto Sordi, ma è la musica a diventare il suo orizzonte principale.
Momento simbolico della sua carriera l’esibizione del 1995 davanti a Papa Giovanni Paolo II nella conca di Loreto, davanti a centinaia di migliaia di persone.
Un percorso lungo, fatto di palcoscenici teatrali, musical e collaborazioni importanti, fino alla svolta del 2024 con il singolo Rossetto e caffè, diventato un successo popolare e rilanciato all’Ariston durante la serata cover con i The Kolors.
Il trionfo con “Per sempre sì”
Con Per sempre sì Sal Da Vinci firma un inno all’amore che resiste alle difficoltà. Non una dichiarazione autobiografica, ma un messaggio universale: la promessa come atto di responsabilità, come scelta quotidiana.
Il “sì” del matrimonio diventa simbolo di impegno, fedeltà, capacità di affrontare le tempeste senza fuggire.
Il testo – romantico, diretto, carico di immagini semplici ma potenti – ha colpito per autenticità. Un brano che celebra l’amore non come favola, ma come costruzione condivisa, tra cadute e ripartenze. E proprio questa dimensione concreta, lontana dalle mode passeggere, ha convinto pubblico e giurie.
La consacrazione
Sanremo 2026 segna così la definitiva consacrazione di un artista che ha attraversato generazioni senza perdere identità. La sua vittoria è quella di chi ha saputo aspettare il momento giusto, di chi ha costruito passo dopo passo una carriera solida, radicata nella tradizione ma capace di parlare al presente.
All’Ariston è risuonato un “sì” che va oltre la canzone. È il sì di un artista alla propria storia, il sì di un pubblico che ha scelto l’emozione autentica, il sì di una promessa mantenuta dopo anni di palchi, sacrifici e dedizione.
E stavolta, davvero, è stato per sempre sì.
Articolo a cura di Deborah Formati – SportPress24.com