Accrediti richiesti, viaggi organizzati, spese sostenute e poi, a ridosso del concerto, arriva la doccia fredda: “Non è stato possibile inserire la richiesta”. E quando si chiedono spiegazioni, spesso il silenzio è l’unica risposta.
Nel mondo della musica dal vivo,Live Nation è uno dei principali protagonisti a livello internazionale. Organizza e promuove concerti di alcuni degli artisti più importanti del panorama mondiale e, attraverso i propri canali dedicati alla stampa, consente ai giornalisti di richiedere l’accredito per seguire e recensire gli eventi.
Fin qui, tutto normale.
Il problema nasce quando il sistema degli accrediti si trasforma in una sorta dilotteria, nella quale il giornalista presenta la propria richiesta, organizza il proprio lavoro, programma eventualmente un viaggio, sostiene spese di trasferta e alloggio e poi, magari a pochissimi giorni dall’evento, riceve una comunicazione nella quale viene informato chela richiesta di accredito non è stata inserita o non è stato possibile confermarla.
Una risposta che lascia il giornalista con un inevitabile interrogativo:perché consentire di presentare una richiesta se poi non viene garantita una comunicazione tempestiva e trasparente sull’esito?
Il problema non è il “no”, ma il modo in cui arriva
È perfettamente comprensibile che un’organizzazione non possa concedere accrediti a tutti.
Un concerto di un grande artista può attirare centinaia di richieste da parte di giornali, televisioni, radio, siti web, fotografi e testate specializzate. Gli spazi riservati alla stampa possono essere limitati e le esigenze organizzative sono molteplici.
Il problema, quindi,non è ricevere un diniego.
Il problema è riceverlo quando ormai il giornalista ha già organizzato il proprio lavoro oppure, peggio ancora, a ridosso dell’evento.
Un professionista dell’informazione non lavora nel vuoto. Per seguire un concerto può essere necessario acquistare un biglietto aereo o ferroviario, prenotare un hotel, organizzare una trasferta, programmare il lavoro della redazione e preparare servizi, fotografie e recensioni.
Se l’accredito viene negato all’ultimo momento,il danno organizzativo ed economico ricade interamente sulla testata e sul giornalista.
E poi c’è il problema della comunicazione
Ancora più discutibile è la difficoltà, in alcuni casi, di ottenere una risposta alle successive richieste di chiarimento.
Il giornalista scrive per sapere perché la richiesta sia stata respinta, chiede se sia possibile verificare nuovamente la situazione, prova a capire se esistano alternative.
E spesso si trova davanti a un muro.
Nessuna risposta alle email. Nessun referente facilmente raggiungibile. Nessun contatto telefonico al quale poter spiegare la situazione.
Per un’organizzazione di dimensioni internazionali, è difficile non chiedersi se questo sia davvero il modo migliore di gestire il rapporto con il mondo dell’informazione.
Un giornalista non sta chiedendo un favore personale. Sta chiedendo di poter svolgere il proprio lavoro.
Il giornalismo musicale non può essere una cerchia chiusa
C’è poi un’altra questione che meriterebbe maggiore trasparenza: la sensazione, diffusa tra diversi operatori dell’informazione, che gli accrediti finiscano frequentemente nelle mani degli stessi giornalisti e delle stesse testate.
Naturalmente,non è possibile affermare che questa sia una regola ufficiale di Live Nation, né sarebbe corretto generalizzare senza dati completi.
Ma proprio per questo sarebbe auspicabile maggiore chiarezza.
Quali sono i criteri utilizzati per scegliere le testate?
Quanto pesa la diffusione di un giornale?
Quanto conta la specializzazione?
Viene considerata la qualità del lavoro giornalistico?
Viene valutata la capacità della testata di promuovere l’artista e l’evento?
E soprattutto:perché una testata dovrebbe essere considerata meno importante di un’altra semplicemente perché non appartiene a una cerchia consolidata?
Il web ha completamente cambiato il modo di fare informazione. Oggi una testata digitale può raggiungere migliaia o milioni di lettori, può produrre articoli, interviste, recensioni, video e contenuti social capaci di amplificare enormemente la visibilità di un artista.
Escludere sistematicamente realtà editoriali perché non rientrano nel gruppo abituale degli accreditati rischia di creare un sistema autoreferenziale.
Il paradosso: si chiede pubblicità, ma si limita l’informazione
C’è anche un evidente paradosso.
Gli artisti hanno bisogno della stampa.
Hanno bisogno di recensioni, interviste, articoli, fotografie, servizi e contenuti che raccontino i loro concerti e contribuiscano a mantenere alta l’attenzione del pubblico.
Le testate giornalistiche, da parte loro, hanno bisogno di poter essere presenti agli eventi per produrre quei contenuti.
È un rapporto che dovrebbe essere conveniente per entrambe le parti.
Quando però il sistema degli accrediti diventa imprevedibile e scarsamente comunicativo, questo rapporto rischia di rompersi.
Per una testata, non sapere fino all’ultimo se un giornalista potrà entrare a un concerto significa anche non poter programmare con certezza il proprio lavoro editoriale.
E per una realtà giornalistica che investe autonomamente nel proprio lavoro, questo può diventare un problema serio.
Non si chiedono corsie preferenziali
La richiesta non è quella di garantire l’ingresso a tutti.
Sarebbe irrealistico.
La richiesta è molto più semplice:trasparenza, tempi certi e rispetto per il lavoro giornalistico.
Se gli accrediti sono terminati, si può comunicare.
Una richiesta è respinta? Si può comunicare.
Esistono criteri specifici di selezione? Sarebbe utile conoscerli.
Se la disponibilità è definita soltanto pochi giorni prima dell’evento, sarebbe corretto informare tempestivamente le testate.
Quello che non dovrebbe accadere è lasciare un professionista in sospeso per settimane e poi comunicargli, quando ormai il concerto è alle porte, che non sarà possibile accreditarsi.
Live Nation dovrebbe ascoltare le testate
Il rapporto tra grandi organizzatori e stampa dovrebbe essere costruito sulla collaborazione, non sulla distanza.
Live Nation gestisce alcuni degli eventi musicali più importanti al mondo e proprio per questo avrebbe la possibilità di diventare un esempio anche nella gestione dei rapporti con i media.
Basterebbe poco:un sistema di accredito più trasparente, risposte tempestive, criteri comprensibili e un referente realmente raggiungibile in caso di problemi.
Perché dietro ogni richiesta di accredito non c’è semplicemente un nome inserito in un database.
C’è un giornalista.
C’è una redazione.
C’è un lavoro programmato.
E, spesso, ci sono anchesoldi spesi di tasca propria per poter raccontare un artista al pubblico.
Il giornalismo non può essere considerato importante soltanto quando serve a promuovere un evento.
Se la musica ha bisogno della stampa, allora anchela stampa merita rispetto.
E forse è arrivato il momento che i grandi organizzatori, Live Nation in testa, si pongano seriamente questa domanda:gli accrediti stampa devono essere un privilegio riservato ai soliti nomi oppure uno strumento per permettere a tutto il mondo dell’informazione di svolgere il proprio lavoro?
Articolo pubblicato il 24 Agosto 2026 a cura diStefano Ghezzi– Sportpress24.com