Il derby perso contro il Barcellona in Supercoppa è stato solo l’ultimo tassello: Xabi Alonso non è più l’allenatore del Real Madrid.
La decisione, arrivata ufficialmente lunedì, era nell’aria da settimane, ma trova le sue radici in un malessere più profondo che ha coinvolto spogliatoio, dirigenza e staff tecnico.
Secondo quanto riportato da AS, il club presieduto da Florentino Pérez aveva iniziato a nutrire dubbi già a dicembre, quando il Real incassava due sconfitte pesanti contro Celta Vigo e Manchester City.
I risultati negativi, uniti a una lunga lista di infortuni, hanno portato la società a mettere in discussione la preparazione fisica e il rapporto tra il tecnico e il gruppo squadra.
Isolamento e spogliatoio distante
Alonso sembrava sempre più isolato: emblematico il silenzio di Vinícius Jr. al momento dell’addio e il messaggio stringato di Carvajal.
Il rapporto complicato con l’esterno brasiliano – spesso sostituito – non è passato inosservato, né è stato ben visto dalla dirigenza.
Cambio nello staff
Già nelle scorse settimane il Real aveva iniziato a riorganizzare la struttura interna, reintegrando Miko Nihic nello staff medico e programmando il ritorno di Antonio Pintus, storico preparatore atletico dei successi con Zidane e Ancelotti, dopo l’esperimento fallito con Ismael Camenforte, voluto proprio da Alonso.
La sconfitta nel Clásico ha rappresentato la conferma definitiva dell’insoddisfazione del club, che non ha visto in Alonso la capacità di invertire la rotta. Ora tocca ad Álvaro Arbeloa, promosso dalla cantera, raccogliere un’eredità pesante.
Ma a Madrid, come sempre, si guarda subito al futuro.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com