Verso Roma-Feyenoord, Mourinho: “A Tirana finale più importante della mia carriera. In dubbio Mkhitaryan, Zaniolo, Smalling e Karsdorp”

Josè Mourinho è intervenuto in conferenza stampa durante il Uefa Media Day, un evento dedicato alla finale del 25 maggio a Tirana contro il Feyenoord.

Lo Special One ha parlato anche dell’importanza della partita di venerdì contro il Torino, visto che un’eventuale vittoria garantirebbe ai giallorossi un posto in Europa League la prossima stagione. Di seguito le sue parole.

LA CONFERENZA STAMPA

Vorrei tornare sull’aspetto emozionale. Le piacerebbe poter essere il Ferguson della Roma? Un progetto a lungo termine in questa piazza. “Sir Ferguson è stato più di 20 anni lì. Dovrei rimanere fino a 79 anni, magari rimango fino a 70. Capisco la tua domanda, a me piace tanto stare qui, questo è visibile e si sente. Ho accettato un profilo di progetto che dura 3 anni, vediamo poi dopo questi tre anni che profilo di progetto sarà. Non sto nemmeno pensando di partire prima di questi 3 anni, poi vediamo la direzione che prenderà. A volte si avvicinano a quello che uno pensa, a volte si allontana. Nel calcio l’importante è l’oggi e al massimo il domani, e io voglio rimanere qui. È il modo migliore che ho per rispondere alla tua domanda”.

All’orizzonte la sua ennesima finale. Cosa sente di aver già vinto in questo primo anno a Roma, cosa serve per vincere per portare ancora avanti questo progetto. Mentalità? Giocatori? “Difficile fare un bilancio. Difficile rispondere, è una domanda complicata, non voglio rispondere”.

C’è grande entusiasmo a Tirana per l’arrivo della Roma e per il suo arrivo. Ci sono anche problematiche però perché lo stadio è piccolo. Kumbulla ritorna a casa e i tifosi albanesi si aspettano di vederlo in campo, sarà così? “Quello che mi aspetto dai tifosi albanesi, che con o senza Kumbulla, tifino per la Roma e non per il Feyenoord. Se tifi Roma, lo fai anche se non gioca Kumbulla. Se la Roma vince la coppa, c’è un albanese che vince la coppa, questo secondo me è più che sufficiente per un tifoso albanese per essere vicino alla Roma. C’è una squadra che gioca una finale venerdì e poi un’altra ancora e una squadra che invece si sta riposando. La finale in Albania è un grande piacere, doppio perché è uno dei pochi paesi in Europa dove non ho mai giocato. Ho anche qualche importante amico a Tirana e in Albania come Paese. L’unico problema è lo stadio, se fosse stato da 50mila o da 70mila sarebbe stato piccolo lo stesso. Se questa partita si giocasse al Bernabeu sarebbe pieno. Ho giocato una supercoppa europea in Macedonia del Nord, è stato un fantastico evento per loro. Una finale di Europa League a Stoccolma, ci sono paesi che per la loro passione per il calcio meritano questa opportunità, dispiace per i tifosi della Roma. Sarà ancora più bello se Kumbulla alzerà la coppa”.

Lei e Ancelotti siete finalisti nelle competizioni Uefa. Qualcuno vi ha dato per morti troppo presto? “Penso che il problema con Carlo è che se alleni l’Everton non vinci la Champions. Con me invece qualcuno si aspettava di vincere e non è stato così. Non mi sono mai preoccupato di questo, non penso alle nuove generazioni, penso alla qualità e la qualità non ha nulla a che vedere con l’età, come con i giocatori. Ci sono giocatori bravi a 20 o a 40 anni. Il gol che Quagliarella fa a 40 anni, mi piacerebbe che lo facesse qualcuno dei miei che ne ha 20. Negli allenatori non c’è età, c’è passione e se manca sei finito. Quando non senti la pressione prima di queste partite, significa che sei finito. Mi conosco molto bene e conosco Carlo abbastanza bene. Siamo noi a decidere quando dire basta, se qualcuno aspetta questo, dovrà farlo ancora per molto tempo perché non succederà presto”

C’è questa attesa e fibrillazione che è una cosa bella perché non si respirava da tanto. C’è ancora una giornata di campionato e c’è una finale, non riterrebbe beffardo se gli incastri andassero male e la Roma rimanesse fuori dall’Europa? Se questo avvenisse, la stagione sarebbe positiva? “Questo rischio esiste, non possiamo dire che è uno scenario impossibile. Ci sono due finali da giocare e ipoteticamente si possono perdere entrambe e finire fuori dall’Europa. I giocatori e io lo sappiamo, non è una situazione facile da gestire. Sono capace di pensare solo a venerdì infatti non sono contento di essere qui oggi a parlare per voi italiani e per i giornalisti stranieri in un giorno dedicato alla finale di mercoledì. Non sono contento di fare un allenamento che non lo era perché era aperto e non potevo fare nulla di tattico. È stato un allenamento finto fatto solo per voi. Non sono felice di questo. C’è gente che pensa di dimenticare venerdì, per far riposare tutti e andare a Tirana al meglio. Ci sarà gente che invece pensa che mercoledì sarà una finale 50 e 50 e che quindi dobbiamo giocarci tutto venerdì perché se si vince si va in Europa League. C’è chi pensa una via di mezzo. Se mi chiedi quale è il mio pensiero, per me è tutto venerdì. Il problema è che non posso essere solo io a pensarlo. I giocatori devono pensare lo stesso, il dipartimento medico, i miei assistenti. Se guardi l’allenamento, non abbiamo nascosto nessun giocatore. Non c’era nessuno al 100% della condizione che non si è allenato per farvi pensare che non ci sarà venerdì. Chi non c’era in questo momento non è disponibile per venerdì. Sarebbe più facile essere già qualificato o addirittura già fuori dalla corsa ai posti europei. Io penso a venerdì”

Ritiene di essere uno spot per questa coppa con la sua caratura internazionale? La situazione di Mkhitaryan e Zaniolo? “Mkhitaryan ha avuto quell’infortunio contro il Leicester, ha bisogno di tempo. Non ha ancora fatto nessun allenamento con la squadra, non ci sono possibilità di averlo venerdì e poche per averlo mercoledì. Zaniolo poche possibilità di averlo venerdì, più di averlo per la finale. Se riesce a recuperare per venerdì giocherà, senza pensare alla finale. Smalling è infortunato, 0% di possibilità di vederlo venerdì e in dubbio per mercoledì. Karsdorp è quello più vicino al recupero ma è ancora in dubbio. Mi sono emozionato per la finale, non per me, pensavo più alla gente e ai giocatori, meno a me stesso. Voglio la finale per me stesso ovviamente, ma è più importante per la gente che non vive un momento così da tanto tempo. Per i giocatori che fanno un primo passo verso una carriera bella e vincente. Sono meno egocentrico e più un uomo del gruppo e della gente. Mi piacerebbe vincere per loro. Quando si fa qualcosa di nuovo c’è sempre qualche scettico e la gente che rischia ha bisogno di aiuto. È una nuova competizione e quando è iniziata, la gente ha visto i playoff dove ha visto squadre di molti paesi senza vedere le squadre spagnole, inglesi e tedesche. Ha pensato che fosse una competizione inferiore. Bisogna che le squadre più importanti della competizione la prendano sul serio sennò se vai fuori, arriveranno in semifinale e finale squadre senza espressione e la competizione, che è un’idea brillante, diventa un disastro. Il Velodrome era pieno, l’Olimpico, a Leicester, sempre pieni gli stadi. È diventata importante perché noi abbiamo aiutato la Uefa a farla diventare tale. L’anno prossimo la gente guarderà la Conference con altri occhi”.

Ha vissuto tante finali e molte le ha vinte. Ha riscontrato qualcosa di diversa tra Roma e le altre squadre? “Sento più difficile tenere la gente concentrata su ciò che bisogna fare prima di fare la finale. Ho dato degli esempi internamente: con l’Inter prima della finale di Champions ci siamo giocati lo Scudetto e la gente pensava solo a quello e non alla finale. A Porto mi è successo lo stesso. Qui sento un’euforia generale che si sente e che non aiuta a direzionare il focus verso la partita di venerdì. Per me la partita è sempre la prossima. Confesso che non è facile, abbiamo cercato di sistemare le cose internamente anche con Tiago Pinto. Nessun giocatore si deve preoccupare dei biglietti, di come andrà la famiglia. È qualcosa che però si avverte fuori, quando vai al ristorante o al supermercato, la gente non ci dice di vincere a Torino, mai. Torino non esiste. Questa situazione nasce dalla gioia di giocare una finale e di avere il 50% di possibilità di alzare un trofeo. Per me la mentalità però deve essere venerdì. Quello che mi dà un po di frustrazione, è che noi meritavamo di stare già quinti con tanti punti di vantaggio. Tra arbitri e Var contro di noi, arbitri e var a favore dei nostri avversari, noi che abbiamo sbagliato, io che ho sbagliato, sfortuna che abbiamo avuto, noi avremmo dovuto già essere tranquillamente quinti ma non lo siamo e venerdì c’è una partita importante da giocare in modo serio”

C’è ancora in ballo il quinto posto ma Sarri ha detto che è una mentalità provinciale pensare di arrivare prima della Lazio. Per lei conta o no? “Non commento le parole dei colleghi ma sono d’accordo in questo caso. Non si deve guardare a queste cose. Lo dicevo anche quando abbiamo perso il derby perché ho capito cosa significa perderlo e cosa significa stravincerlo. È troppo, però è cultura e il calcio è anche cultura popolare e noi come allenatori, dobbiamo imparare la cultura popolare, è molto importante. Ho cercato di farlo sempre ovunque sono andato e quando sei a Roma, nel mio caso diventi romanista e queste cose hanno importanza. Il quinto o sesto posto nella pratica è uguale, è vero. Se mi dici quinto o settimo non lo è, così come quarto o quinto. Questo diminuisce questo modo di pensare e la finale fa la differenza perché significherebbe vincere un trofeo”.

Nell’allenamento mi ha sorpreso vedere Ibanez come jolly e Spinazzola a destra. Spinazzola titolare con il Venezia significa qualcosa in ottica Torino e Tirana? “Ibanez è fantastico in tanti aspetti ma non lo è nella visione e nel passaggio. Lì ci sono i suoi limiti e giocando da jolly ha la possibilità di avere più palla anche in zone dove ha pressione intorno a lui e non solo davanti. Questo lo aiuta a pensare e eseguire più velocemente. Cristante lo fa da tanto ed è migliorato tantissimo. Spinazzola contro il Venezia non ha fatto male, le sensazioni sono state positive. Peccato per il cartellino giallo che poteva creargli qualche difficoltà nel secondo tempo. Il fatto di essersi allenato a destra significa che adesso non abbiamo Karsdorp mentre a sinistra abbiamo soluzioni. A Spinazzola piace giocare a sinistra ma quando arriva un momento di difficoltà dobbiamo fare con quello che abbiamo e se servirà giocherà a destra”.

A SKY

Conosce bene le finali europee, questa che significato ha? “Sempre lo stesso, non cambia. La storia e il prestigio delle competizioni è diverso. Questa è la più importante di tutte perché è ancora da giocare. Bisogna andare e vincere”.

Sulla crescita della Roma “La finale sarà la partita numero 15. Abbiamo iniziato ad agosto e viaggiato tanto. Abbiamo fatto partite difficili in trasferta. Poi nelle eliminazioni dirette ci siamo qualificati anche al 90′. Abbiamo pagato conseguenze in Serie A perché giocare giovedì e poi domenica quasi sempre con squadre che si preparavano da una settimana significa perdere punti. Quando guardo la classifica penso alle partite in settimana e agli errori arbitrali, e questa competizione è stata dura. Se alla fine vinci la finale e prendi la coppa scrivendo la storia va bene. Però bisogna vincere”.

Se ripensa al passato avrebbe immaginato un tale epilogo? “Come squadra di Conference noi sapevamo che Trabzonspor sarebbe stata difficile ma anche che avremmo dovuto aspettare le squadre dall’Europa League per vedere innalzarsi il livello. La semifinale col Leicester è un esempio. È stata dura, ma noi abbiamo pensato sempre alla partita successiva. Abbiamo giocato con serietà e ambizione andando fino in fondo. Dopo le conseguenze negative delle partite del giovedì bisogna fare tutto per vincere”.

Feyenoord è in ritiro in Portogallo, che squadra è? Hanno un vantaggio dalla fine del campionato? “Certo, un enorme vantaggio. Noi dobbiamo giocare contro il Torino una gara importante ed è difficile che i giocatori riposeranno. Loro hanno finito il campionato e anche prima erano sicuri del piazzamento, lavorano tranquilli. Io dico sempre che in una finale si deve dimenticare questi dettagli e sapere che in una partita secca si deve vincere. Oggi l’ho detto ma mercoledì ti dirò che non hanno un vantaggio”.

Articolo a cura di Davide Teta – SportPress24.com

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