Lazio, il primato non è un caso: Gattuso costruisce una squadra da scudetto

Dieci giornate raccontano una realtà sorprendente: i biancocelesti sono primi da soli, con tre punti di vantaggio sull’Inter. La vittoria contro il Cagliari rafforza le ambizioni e riporta alla memoria l’impresa del Verona di Osvaldo Bagnoli

La Lazio continua a stupire e, soprattutto, non sembra avere intenzione di fermarsi. Il successo contro il Cagliari aggiunge un altro tassello a un percorso fin qui straordinario: nove vittorie e un pareggio in dieci giornate, un bottino che vale il primato solitario e un margine di tre lunghezze sull’Inter.

Numeri che certificano la forza di una squadra ormai lontana dall’etichetta di semplice rivelazione.

Il dato più significativo non è soltanto la posizione in classifica. È il modo in cui la formazione di Rino Gattuso sta affrontando il campionato.

La Lazio ha imparato a gestire le difficoltà, a non perdere lucidità quando le partite prendono una piega complicata e a trovare risorse anche nelle giornate meno brillanti. Contro il Cagliari, ad esempio, la reazione allo svantaggio ha mostrato una maturità che va oltre il risultato finale.

I rossoblù hanno provato a chiudere gli spazi, ma la solidità difensiva non è bastata a compensare le difficoltà offensive.

La squadra biancoceleste, invece, ha continuato a cercare la strada per tornare in partita. Dopo il pareggio, sono arrivate anche occasioni importanti per completare la rimonta: Taylor e Isaksen hanno sfiorato il bersaglio con due conclusioni finite fuori di pochissimo.

A decidere l’incontro è stato Pinamonti, entrato dalla panchina e capace di incidere in una gara nella quale non tutti i titolari avevano mantenuto il rendimento delle precedenti uscite.

Una squadra che sa reagire e gestire le partite

È proprio questa capacità di trovare soluzioni a rendere interessante il percorso della Lazio. La qualità del gioco, l’organizzazione in campo e la sicurezza dei singoli stanno dando forma a un gruppo che sembra avere un’identità precisa.

Taylor si sta confermando uno degli interpreti più affidabili, mentre Isaksen e Nuno Tavares garantiscono accelerazioni e imprevedibilità.

Sono giocatori diversi per caratteristiche, ma accomunati dalla capacità di cambiare il ritmo delle partite.

Resta da verificare la profondità della rosa. Le alternative a disposizione di Gattuso non sembrano numerose quanto quelle delle concorrenti più attrezzate e, con il passare delle settimane, la gestione delle energie potrebbe diventare determinante.

La partita con il Cagliari ha già lasciato intravedere qualche segnale di affaticamento rispetto alla brillantezza mostrata contro il Sassuolo.

C’è però un elemento che può giocare a favore dei biancocelesti: l’assenza di impegni europei. La Lazio può concentrare tutte le proprie energie sul campionato, preparando una partita alla volta e lavorando durante la settimana per consolidare automatismi e intesa.

Un vantaggio da sfruttare, soprattutto quando la stagione entrerà nella fase più impegnativa.

Gattuso e quel legame con Osvaldo Bagnoli

Tra i meriti di Gattuso c’è anche la capacità di trasmettere un messaggio semplice: niente celebrazioni anticipate, il lavoro viene prima di tutto.

Un approccio che richiama, per certi aspetti, quello di Osvaldo Bagnoli, scomparso recentemente e protagonista della storica impresa del Verona campione d’Italia nel 1985.

Le differenze tra i due allenatori sono evidenti, a cominciare dalle origini e dal carattere. Bagnoli, milanese della Bovisa, era stato ribattezzato da Gianni Brera “Schopenhauer” per il suo modo di affrontare il calcio con apparente pessimismo.

Gattuso, calabrese di Corigliano, ha un atteggiamento diverso, più essenziale e diretto.

Ma entrambi condividono una filosofia: mantenere i piedi per terra, proteggere il gruppo e non lasciarsi trascinare dall’euforia.

Anche il Verona di Bagnoli aveva cominciato quella stagione con un passo sorprendente. L’allenatore invitava alla prudenza, consapevole che non sarebbe stato possibile mantenere sempre lo stesso ritmo.

Alla fine, però, quella squadra riuscì a compiere un’impresa destinata a entrare nella storia del calcio italiano. Elkjaer e Briegel erano due dei suoi riferimenti più importanti; nella Lazio di oggi, Isaksen e Nuno Tavares rappresentano due interpreti capaci di incidere con qualità e caratteristiche differenti.

Il paragone non significa che la storia sia destinata a ripetersi. Il campionato è ancora lungo e l’Inter resta un’avversaria di assoluto valore.

Ma dopo dieci giornate la Lazio ha dimostrato di possedere qualcosa di più di un momento favorevole: ha un’identità, una mentalità e giocatori in grado di fare la differenza.

Il sogno scudetto, dunque, non è più soltanto una fantasia da tifosi. Gattuso non ha bisogno di proclami: la sua squadra sta parlando sul campo.

E, come insegnava Bagnoli, il momento di festeggiare arriverà soltanto quando ci sarà davvero qualcosa da celebrare.

Foto Claudio Pasquazi – Articolo a cura di  Stefano Ghezzi  – Sportpress24.com

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