Sylvester Stallone, il lato oscuro di Rocky e Rambo: “Ho abusato del mio corpo”

Sylvester Stallone ha trasformato il proprio corpo in uno degli strumenti più riconoscibili della sua carriera. Rocky, Rambo, i muscoli, gli allenamenti estremi e le trasformazioni fisiche sono diventati parte integrante del suo cinema. Ma dietro quella costruzione quasi ossessiva si nasconde una storia fatta anche di eccessi, disturbi alimentari, anabolizzanti, farmaci, interventi chirurgici e attacchi d’ansia.

A 80 anni, Stallone ha deciso di raccontare senza filtri quel periodo della sua vita nel libro di memorie The Steps e in un’intervista al New York Times. Un racconto nel quale l’attore americano ripercorre la propria carriera, ma soprattutto il prezzo pagato per trasformare il corpo nei personaggi che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Il corpo come un’armatura

La trasformazione fisica di Stallone era iniziata con Rocky ed era diventata ancora più estrema con Rambo. Per il pugile interpretato nella celebre saga, l’attore aveva inizialmente immaginato un fisico più vicino a quello di una persona comune. Con il passare degli episodi, però, l’immagine di Rocky era diventata sempre più legata alla muscolatura e alla preparazione atletica.

Per Rambo, invece, l’obiettivo era completamente diverso. Stallone voleva rappresentare un guerriero agile, aggressivo e quasi animalesco. Non il fisico massiccio associato ad Arnold Schwarzenegger, ma un corpo più asciutto, atletico e pronto a muoversi con rapidità.

La preparazione fisica finì però per trasformarsi in un’ossessione.

L’ossessione durante Rocky III

Stallone racconta di aver raggiunto durante la lavorazione di Rocky III una percentuale di massa grassa estremamente bassa, arrivando secondo il suo racconto al 2,6%.

Il rapporto con l’alimentazione diventò sempre più problematico. L’attore parla apertamente di bulimia e di un periodo nel quale non riusciva, o non voleva, trattenere il cibo.

“Poi è diventata un’ossessione. Davvero brutta”, ha raccontato Stallone, descrivendo quella fase come una forma di culto del proprio corpo e della propria condizione fisica.

Una ricerca della perfezione che, con il passare degli anni, avrebbe lasciato conseguenze profonde.

“Certo che devi usare gli steroidi”

Tra le confessioni più significative c’è anche quella relativa all’utilizzo degli anabolizzanti.

Stallone ha ammesso di aver fatto ricorso agli steroidi durante la preparazione fisica, spiegando di averli utilizzati attraverso cicli alternati. Secondo la sua esperienza, ottenere determinati risultati esclusivamente attraverso metodi naturali sarebbe stato estremamente difficile.

Una scelta che l’attore oggi ricorda anche per le conseguenze che ha avuto sul suo organismo. Guardando indietro, Stallone definisce il prezzo pagato “terribile”, sia dal punto di vista fisico sia da quello emotivo.

Nove operazioni alla schiena

Il corpo costruito per Rocky e Rambo ha presentato il conto.

Nel corso della sua carriera Stallone ha subito numerosi interventi chirurgici. L’attore racconta di essere stato sottoposto a nove operazioni alla schiena, due interventi alle spalle e tre fusioni cervicali.

Una situazione che lo stesso Stallone descrive con una battuta particolarmente significativa: “Sto insieme col fil di ferro”.

Anche per questo oggi ammette di dover assumere numerosi farmaci per riuscire ad andare avanti, pur continuando a considerarsi ancora in forma e a mantenere una certa disciplina nell’allenamento.

Cop Land e il prezzo della trasformazione

Un altro momento importante della sua carriera arriva con Cop Land, il film diretto da James Mangold nel 1997 nel quale Stallone interpreta uno sceriffo sovrappeso e con problemi di udito.

Per un attore che aveva costruito la propria immagine sul fisico di Rocky e Rambo, il ruolo rappresentava una trasformazione radicale. Ma era anche il momento in cui diventavano sempre più evidenti le conseguenze di anni di lavoro fisico estremo.

Stallone riconosce oggi di aver sottoposto il proprio corpo a uno stress eccessivo, anche a causa della scelta di eseguire personalmente numerose acrobazie durante le riprese.

“Ero davvero molto masochista”, ha raccontato con ironia.

Gli attacchi d’ansia

Nel libro c’è spazio anche per un’altra parte meno conosciuta della vita di Stallone: gli attacchi d’ansia.

Il primo episodio particolarmente intenso sarebbe arrivato quando aveva 36 anni. L’attore racconta di essersi trovato improvvisamente sopraffatto da una sensazione di calore e dalla convinzione di stare per morire.

Gli episodi si sono poi ripetuti negli anni, arrivando anche prima di alcune apparizioni televisive. Stallone ricorda, con una certa ironia, di aver avuto attacchi d’ansia poco prima di partecipare al Today Show, quando ormai non aveva nemmeno il tempo di assumere un farmaco ansiolitico e cercava semplicemente di resistere alla situazione.

Anche negli anni successivi il problema non sarebbe completamente scomparso, con la necessità, racconta l’attore, di allontanarsi talvolta dagli ambienti particolarmente affollati.

Il rimpianto per le acrobazie

Se potesse tornare indietro, Stallone cambierebbe soprattutto una cosa: lascerebbe ad altri le scene più pericolose.

“Lascia che sia qualcun altro a portare la bandiera, non fare tu le acrobazie”, è il consiglio che oggi darebbe al se stesso più giovane.

Per anni, invece, l’attore ha scelto di mettere personalmente il proprio corpo al servizio dei personaggi. Una decisione che ha contribuito a rendere iconici Rocky e Rambo, ma che ha avuto conseguenze pesanti.

Dall’infanzia alla fama

The Steps non è soltanto il racconto della trasformazione fisica e della fama. Stallone ripercorre anche la propria infanzia e le difficoltà incontrate fin dai primi anni di vita.

L’attore racconta che da bambino aveva problemi nel parlare in maniera chiara, una conseguenza delle complicazioni legate alla nascita e dell’utilizzo del forcipe durante il parto, che gli avrebbe provocato una parziale paralisi del volto.

Un’infanzia complicata che, secondo Stallone, è parte integrante del percorso che lo ha portato alla costruzione della propria identità e, successivamente, al successo mondiale.

La lezione della vita

Il filo conduttore delle memorie è però la perseveranza.

Stallone descrive l’esistenza come un continuo alternarsi tra momenti positivi e periodi difficili. Quando ci si trova “a valle”, spiega, bisogna ricordare che quella fase non durerà per sempre.

Un messaggio che assume un significato particolare a 80 anni, dopo una carriera costruita attraverso successi, cadute, trasformazioni e numerose battaglie personali.

L’amore scoperto a 70 anni

Nel libro Stallone dedica spazio anche alla sua vita privata e al rapporto con Jennifer Flavin, sua moglie da quasi trent’anni.

L’attore racconta di aver compreso soltanto in età avanzata cosa significasse davvero amare una persona. Secondo Stallone, la consapevolezza dell’amore autentico sarebbe arrivata soltanto intorno ai 70 anni.

Un sentimento che descrive come la disponibilità a rischiare tutto per un’altra persona e ad abbandonare le proprie difese.

Il messaggio contro la solitudine

È proprio la solitudine uno dei temi con cui Stallone conclude il suo racconto.

L’attore invita a non considerare l’età come un limite alla possibilità di amare, divertirsi e continuare a vivere pienamente. La solitudine, nella sua visione, rappresenta uno dei pericoli più grandi della vecchiaia.

Dopo aver trascorso una vita a costruire corpi invincibili per Rocky e Rambo, Stallone sembra quindi arrivare a una conclusione diversa: il vero obiettivo non è mantenere per sempre un corpo perfetto, ma continuare a trovare motivi per andare avanti.

Perché anche dopo gli anni più difficili, sostiene l’attore, la vita offre sempre la possibilità di tornare a guardare verso l’alto.

Articolo a cura di  Deborah Formati  – SportPress24.com 

 

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