Mathieu Van der Poel si prende l’ultima tappa, Tadej Pogacar il quinto Tour de France. È questo il verdetto di una domenica parigina che avrebbe dovuto essere una passerella e che invece si è trasformata in una corsa da Monumento.
Sulla salita di Montmartre, per tre volte, il Tour ha cambiato volto: attacchi, inseguimenti, accelerazioni e un duello meraviglioso tra due fuoriclasse assoluti.
Alla fine è il campione olandese a mettere il sigillo sulla 21ª e ultima frazione, mentre lo sloveno della UAE Team Emirates-XRG può alzare al cielo per la quinta volta il trofeo della Grande Boucle.
Pogačar entra così definitivamente nella storia. Con il successo finale a Parigi raggiunge quota cinque Tour de France, come Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain.
È inoltre il terzo trionfo consecutivo dello sloveno, un’impresa che certifica una volta di più la sua dimensione fuori dal comune.
Il secondo posto nella classifica generale è di Remco Evenepoel, staccato di 6’26”, mentre sul terzo gradino del podio sale il compagno di squadra Isaac Del Toro, alla sua prima partecipazione alla Grande Boucle, a 9’42”.
Ma prima della gloria, a Parigi, ci sono le formalità. E sono formalità speciali, perché raccontano la grandezza di questa edizione.
La UAE Team Emirates-XRG sfila davanti al pubblico francese con Pogacar in giallo e Isaac Del Toro in bianco.
La Lidl-Trek celebra invece Mads Pedersen, padrone della classifica a punti, mentre la EF Education-EasyPost festeggia Richard Carapaz, capace di conquistare la prestigiosa maglia a pois dopo due vittorie di tappa.
La Lidl-Trek chiude inoltre il Tour al primo posto nella classifica a squadre.
Poi, però, finisce la festa e comincia la corsa.
MONTMARTRE TRASFORMA PARIGI IN UNA CLASSICA
L’ultima tappa non è più soltanto la tradizionale passerella sugli Champs-Élysées. Il nuovo disegno del finale, con i passaggi sulla Butte Montmartre, regala un’altra dimensione alla giornata conclusiva.
La frazione misura 88,7 chilometri e il circuito parigino mette i corridori davanti a una salita capace di trasformare una volata annunciata in una vera battaglia.
E Pogacar, ancora una volta, non vuole assistere allo spettacolo. Vuole farne parte.
Già al primo passaggio sulla salita di Montmartre lo sloveno prova a fare selezione insieme a Remco Evenepoel. Il gruppo resiste.
Al penultimo giro la storia si ripete: Pedersen, Evenepoel, Pogačar e Van der Poel riescono a guadagnare terreno, ma il plotone non concede loro la fuga definitiva e ricuce.
Il meglio, però, deve ancora arrivare.
All’ultimo passaggio sulla salita parigina Pogacar torna all’attacco. È l’ennesima dimostrazione di un campione che, anche quando ha già vinto il Tour, non conosce il concetto di risparmio.
Van der Poel risponde immediatamente. I due si guardano, si studiano, poi decidono di collaborare.
È un’immagine che sembra uscita da una classica del Nord: il vincitore del Tour e uno dei più grandi specialisti delle corse di un giorno insieme, lanciati verso il cuore di Parigi mentre alle loro spalle il gruppo cerca disperatamente di rientrare.
POGACAR FA IL SUPERDOMESTIQUE, VAN DER POEL FA LA STORIA
Per alcuni chilometri sembra addirittura possibile che il vincitore del Tour possa conquistare anche l’ultima tappa. PogaCar tira, Van der Poel risponde. Il vantaggio resiste fino all’ultimo chilometro, mentre alle loro spalle il gruppo non si arrende.
Poi arriva il momento della verità.
Pogačar esaurisce le energie e lascia andare Van der Poel. L’olandese sembra a sua volta al limite, ma trova dentro di sé l’ultima riserva. Si alza sui pedali, rilancia, allunga ancora.
È uno sprint contro la fatica prima ancora che contro gli avversari.
Alle sue spalle arriva forte Jasper Philipsen, suo compagno di squadra. Ma questa volta non c’è spazio per il velocista: la giornata è di Mathieu.
Van der Poel resiste e taglia per primo il traguardo degli Champs-Élysées, davanti a Philipsen e Mads Pedersen. Il tempo del vincitore è di 1h58’49”, con una media di 44,8 km/h.
È un successo straordinario, anche per il modo in cui è arrivato. Van der Poel ha dovuto affrontare tre settimane durissime e una Grande Boucle nella quale, dopo i problemi fisici dello scorso anno, aveva un conto personale da regolare.
A Parigi lo ha fatto nel modo più spettacolare possibile: attaccando, soffrendo e battendo il gruppo quando sembrava ormai impossibile.
POGACAR, CINQUE VOLTE NELLA STORIA
E mentre Van der Poel festeggia, PogaCar entra nella leggenda.
Il suo quinto Tour lo porta allo stesso livello di quattro monumenti del ciclismo mondiale: Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. Una compagnia esclusiva, nella quale adesso c’è anche il fenomeno sloveno.
Pogačar ha chiuso la classifica generale con 73h56’26”, precedendo Evenepoel di 6’26” e Del Toro di 9’42”.
Il messicano, appena 22 anni, è una delle grandi rivelazioni della corsa: terzo assoluto e vincitore della maglia bianca di miglior giovane, ha completato una prima partecipazione al Tour semplicemente straordinaria.
E Pogacar non si è limitato a controllare. Ha attaccato, ha vinto tappe, ha imposto il proprio ritmo sulle montagne e, persino nell’ultima giornata, quando avrebbe potuto tranquillamente pensare soltanto alla cerimonia finale, ha scelto di correre.
È forse questa la fotografia più bella del suo quinto Tour: un campione già certo della vittoria che continua a correre come se dovesse ancora conquistarla.
LE ALTRE MAGLIE: CARAPAZ E PEDERSEN, DUE CAMPIONI DI RESISTENZA
Se il giallo appartiene a Pogacar, il Tour incorona anche altri protagonisti.
Richard Carapaz conquista la maglia a pois, coronando una Grande Boucle di altissimo livello. L’ecuadoriano della EF Education-EasyPost ha aggiunto al bottino anche due vittorie di tappa, confermandosi uno dei grandi protagonisti della corsa.
Mads Pedersen si porta invece a casa la maglia verde. Il danese della Lidl-Trek ha costruito la sua vittoria con una continuità impressionante, andando a cercare punti anche nelle giornate più dure e riuscendo a difendere il primato fino a Parigi.
Una maglia conquistata non soltanto con la velocità, ma con una straordinaria capacità di soffrire e restare competitivo anche sulle salite.
E poi c’è Del Toro, il giovane messicano che si prende il bianco e il terzo posto assoluto. Un podio che dice molto anche del futuro: Pogacar davanti, Evenepoel alle sue spalle, Del Toro già pronto a bussare alla porta dei grandissimi.
PARIGI SALUTA UN TOUR INDIMENTICABILE
Il Tour de France 2026 avrebbe potuto chiudersi nel modo consueto: champagne, passerella, fotografie e una volata sul rettilineo degli Champs-Élysées.
Invece Parigi ha scelto un finale diverso.
La Montmartre inserita nel circuito conclusivo ha trasformato l’ultima tappa in una corrida ciclistica.
Pogacar ha attaccato ancora una volta. Van der Poel ha risposto. Il gruppo ha inseguito. E quando sembrava che tutto dovesse risolversi nella solita volata, due campioni hanno deciso di regalare al pubblico un finale da leggenda.
Alla fine, il re del Tour è Tadej Pogacar.
Il re di Parigi è Mathieu Van der Poel.
E il ciclismo, questa volta, ha vinto due volte.
Il quinto Tour dello sloveno consegna alla storia un nuovo membro del club dei cinque volte campioni. La vittoria di Van der Poel, invece, consegna alla Grande Boucle una delle più belle ultime tappe degli ultimi anni.
Parigi non è stata una passerella.
È stata una battaglia. È stata una classica. È stata una festa. È stato il finale perfetto per un Tour de France indimenticabile.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – Sportpress24.com