Dalla provocazione del dopoguerra a simbolo universale di libertà, femminilità e stile. Il 5 luglio si celebra laGiornata mondiale del bikini, una ricorrenza che rende omaggio a uno dei capi più iconici della storia della moda, capace di trasformare non solo il beachwear, ma anche il modo di concepire il corpo e l’emancipazione femminile.
Fu proprio il5 luglio 1946quando il sarto franceseLouis Réardpresentò ufficialmente il suo rivoluzionario costume a due pezzi.
Un modello destinato a fare scandalo, tanto che nessuna modella professionista dell’epoca accettò di indossarlo. A rompere il tabù fu la ballerina e artista del Casino de ParisMicheline Bernardini, che divenne così la prima donna a sfilare con quello che sarebbe entrato nella leggenda.
Réard riprese e rese ancora più audace un’idea già lanciata pochi mesi prima dallo stilistaJacques Heim, autore dell’Atome, pubblicizzato come “il costume da bagno più piccolo del mondo”.
Ma il bikini spinse il concetto ancora oltre, lasciando scoperto l’addome e rivoluzionando i canoni dell’abbigliamento balneare.
Un’origine che affonda nell’antica Roma
Sebbene il bikini moderno sia nato nel secondo dopoguerra, le sue radici sono molto più antiche. Celebri mosaici rinvenuti nellaVilla Romana del Casale, nei pressi diPiazza Armerina, raffigurano giovani donne impegnate in attività sportive mentre indossano indumenti sorprendentemente simili agli attuali costumi a due pezzi.
In quel contesto, tuttavia, non si trattava di abbigliamento destinato alla spiaggia, bensì di una sorta di tenuta atletica utilizzata per esercizi fisici, danza e competizioni sportive.
Da scandalo a simbolo di libertà
L’accoglienza del bikini, però, fu tutt’altro che immediata. Negli anni Quaranta e Cinquanta il nuovo costume venne considerato troppo audace e in diversi Paesi fu osteggiato o addirittura vietato.
Negli USA impiegò circa quindici anni prima di essere pienamente accettato, mentre nel1951fu escluso persino dal concorsoMiss World 1951, giudicato eccessivamente provocatorio.
A cambiarne definitivamente la percezione fu il cinema. Nel1956Brigitte Bardotcontribuì a renderlo simbolo di sensualità nel film “E Dio creò la donna”.
Ancora più iconica fu, nel1962, l’apparizione diUrsula Andressnei panni della Bond girl Honey Ryder inAgente 007 – Licenza di uccidere: l’uscita dalle acque con il bikini bianco è ancora oggi considerata una delle scene più celebri della storia del cinema.
Negli anni Sessanta ancheRaquel Welchcontribuì a consolidarne il mito, trasformando il due pezzi in un autentico fenomeno culturale.
Un’icona senza tempo
A ottant’anni dalla sua nascita, il bikini continua a reinventarsi seguendo le tendenze della moda senza perdere la propria identità.
Dai modelli minimalisti alle versioni rétro, dai tessuti ecosostenibili alle collezioni d’alta moda, resta uno dei capi più amati dell’estate, capace di attraversare generazioni e culture.
La Giornata mondiale del bikini non celebra soltanto un costume da bagno, ma racconta l’evoluzione del gusto, della società e della libertà di espressione.
Un piccolo capo d’abbigliamento che, nel corso dei decenni, è diventato un grande simbolo di cambiamento.
Articolo a cura di Deborah Formati – Sportpress24.com