Bari, stanno davvero distruggendo 120 anni di storia

C’è un silenzio che fa più rumore di qualsiasi contestazione. È il silenzio che oggi avvolge Bari, una delle piazze più calde, appassionate e fedeli del calcio italiano.

Un silenzio carico di amarezza, rabbia e preoccupazione. Perché quello che sta accadendo al club biancorosso va ben oltre una semplice disputa amministrativa: è una ferita aperta nel cuore di una città intera.

Il Comune di Bari ha avviato formalmente l’iter procedurale per il rilascio dello Stadio San Nicola da parte della SSC Bari dopo la naturale scadenza della concessione, avvenuta il 31 maggio.

Da Palazzo di Città il messaggio appare chiaro: nessuna intenzione di concedere proroghe alla vecchia convenzione.

Un segnale fortissimo, reso ancora più inquietante da un altro dettaglio che ha colpito profondamente i tifosi: la chiusura dello store ufficiale del club.

Ad oggi il Bari si trova in una situazione surreale. Dopo la dolorosa retrocessione in Lega Pro, la società non ha ancora la certezza di poter utilizzare il proprio stadio nella prossima stagione.

Un paradosso che pochi avrebbero immaginato soltanto qualche anno fa.

Nei prossimi giorni sono attesi sviluppi decisivi. Da una parte c’è un’amministrazione comunale che sembra determinata a procedere senza alcuna proroga.

Dall’altra una proprietà chiamata a presentare prospettive, investimenti e soprattutto un progetto credibile per il futuro del club.

Ma la questione va oltre la politica e oltre le carte bollate. Qui si parla di una storia lunga 120 anni

La storia dei due campionati di Serie B conquistati sul campo. La storia dell’epoca dei Matarrese, che nel bene e nel male ha segnato decenni di calcio pugliese.

La storia della Mitropa Cup alzata nel 1990 dalla squadra guidata da Gaetano Salvemini, uno dei momenti più alti mai vissuti dal club.

La storia degli anni meravigliosi di Eugenio Fascetti, quando il Bari riusciva a stupire l’Italia intera. La storia di quel ragazzino del quartiere San Paolo che un giorno lasciò tutti a bocca aperta con un gol straordinario contro l’Inter: Antonio Cassano.

La storia del Bari di Antonio Conte, capace di dominare la Serie B. La storia dello spettacolare biennio in Serie A della squadra di Gian Piero Ventura, probabilmente una delle più belle e divertenti da vedere nel panorama calcistico italiano di quegli anni.

E soprattutto la storia di un record che resta scolpito nella memoria dei tifosi: i 50 punti conquistati in Serie A, il miglior risultato ottenuto dal club nell’era dei tre punti.

Tutto questo oggi sembra improvvisamente fragile

Nessuno può permettersi di dimenticare che dietro una società di calcio non ci sono soltanto bilanci, convenzioni e documenti. Ci sono famiglie, generazioni di tifosi, ricordi tramandati da padre in figlio.

Ci sono lacrime, gioie, trasferte, domeniche allo stadio e un senso di appartenenza che va oltre qualsiasi categoria.

Per questo la situazione che si è venuta a creare rappresenta un campanello d’allarme enorme.

Perché quando una squadra retrocede, perde uno stadio e chiude il proprio negozio ufficiale nel giro di pochi giorni, il problema non è più soltanto sportivo. Diventa identitario.

Bari merita chiarezza. Bari merita rispetto. E soprattutto merita un futuro all’altezza della propria storia.

Perché se nessuno interverrà con responsabilità e visione, il rischio è che non venga cancellata soltanto una stagione. Il rischio è di distruggere 120 anni di storia calcistica che appartengono non solo a Bari, ma a tutto il calcio italiano.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com 

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