Gasperini come De Rossi, Mourinho e Fonseca. I Friedkin verso l’ennesima rivoluzione

In casa Roma il clima è molto calco: tensione, dubbi e la sensazione di un ciclo che si sta consumando senza aver mai davvero compiuto il salto di qualità promesso.

Il 2-5 di Stadio San Siro è stato più di una sconfitta. È stata la fotografia di una squadra fragile, confusa, distante anni luce dall’idea di crescita che la proprietà dei Dan Friedkin e Ryan Friedkin aveva raccontato al momento dell’ennesima rivoluzione tecnica.

Dopo oltre un miliardo investito, la Roma si ritrova ancora prigioniera dello stesso limbo: la zona Champions lì, a portata di mano, ma mai realmente agguantata.

Gasperini contro i Friedkin: lo strappo che può cambiare tutto

Il nodo oggi è tutto nel rapporto tra Gian Piero Gasperini e la proprietà.

Da una parte l’allenatore che chiede rinforzi pronti: un esterno mancino, un mediano fisico “alla Rios”, e soprattutto la tutela dei suoi senatori. Dall’altra, una società che ha già deciso di congelare i rinnovi di pilastri come Gianluca Mancini e Bryan Cristante, convinta che serva un’epurazione estiva profonda.

Gasperini, internamente, avrebbe avvertito: senza quei riferimenti la squadra rischierebbe addirittura il dodicesimo posto. I Friedkin, invece, fanno filtrare l’idea opposta: gran parte della rosa è a fine ciclo.

In questo clima si registrano frizioni anche con Claudio Ranieri e con il ds Frederic Massara, segno che non è solo un problema tecnico, ma di visione complessiva.

I numeri che smontano il “progetto Gasperini”

La media punti parla chiaro: 54 punti dopo 31 giornate. In linea con le gestioni di Daniele De Rossi, José Mourinho e Paulo Fonseca.

Il salto di qualità non c’è stato.

Undici sconfitte in campionato e una fragilità difensiva imbarazzante, certificata proprio a San Siro, raccontano di una Roma che non è mai diventata squadra “da Gasperini”.

Mercato di gennaio: il simbolo della discordia

Il mercato invernale è stato il punto di rottura.

  • Bryan Zaragoza, approvato ma mai realmente digerito dal tecnico, si è rivelato un mezzo flop.
  • L’investimento sul giovane talento Vaz è diventato il simbolo dello scontro tra bilancio e risultati immediati.
  • Donyell Malen, da riscattare a tutti i costi, ha tenuto vivi i discorsi Champions, ma pare fosse più una scelta di Gasperini che del club, inizialmente orientato su profili come Joshua Zirkzee e Giacomo Raspadori.

Tre operazioni, tre filosofie diverse. Una sola squadra in campo.

Senza Champions, sarà rivoluzione totale

La rotta è già tracciata.

Senza qualificazione Champions, i Friedkin avvieranno una rifondazione vera. Non un restyling.

Nessun big è considerato incedibile. Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini sono i primi nomi destinati a generare plusvalenze entro il 30 giugno.

E Gasperini? Il sesto allenatore in cinque anni non è più un’ipotesi remota, ma uno scenario concreto.

Perché a Trigoria, oggi, non è in discussione solo un allenatore. È in discussione l’intero senso del progetto tecnico costruito negli ultimi anni.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com 

Translate »