In una Serie A in cui ogni weekend accade di tutto grazie alle scelte degli arbitri e del VAR, la lista degli scontenti si allunga giornata dopo giornata. Dall’Inter in giù, nessuno può dirsi immune da episodi controversi.
Tra decisioni arbitrali discusse e interventi del Var che continuano a dividere, la stagione di Serie A si sta trasformando anche in un processo continuo al sistema.
L’ultimo a far sentire la propria voce è stato il Napoli, reduce dalla sconfitta di Bergamo contro l’Atalanta.
Una gara che rischia di complicare la corsa Champions degli azzurri e che, secondo il club partenopeo, sarebbe stata pesantemente condizionata dalle decisioni dell’arbitro Daniele Chiffi, poi fermato dal designatore arbitrale.
De Laurentiis chiama Gravina
Il presidente Aurelio De Laurentiis non è rimasto a guardare. Secondo quanto riportato da Pino Taormina su Il Mattino, il patron azzurro avrebbe contattato direttamente Gabriele Gravina per lamentare una situazione ritenuta ormai insostenibile.
Ma non solo: l’idea è quella di sfruttare l’onda lunga delle polemiche per guidare una vera e propria rivoluzione del sistema.
L’obiettivo? Introdurre anche in Serie A il “Var a chiamata”, già sperimentato in Serie C: due chiamate per squadra, con la possibilità di invitare l’arbitro a rivedere un episodio dubbio al monitor.
Una sorta di “challenge” sul modello di altri sport, pensata per responsabilizzare i club e ridurre il senso di impotenza davanti a errori ritenuti evidenti.
Un test diverso dalla realtà della Serie A
Il punto interrogativo resta però enorme. Il test in Serie C è difficilmente comparabile con la realtà della massima serie, dove gli interessi economici sono enormemente superiori e ogni decisione può valere milioni tra diritti tv e qualificazioni europee.
La Serie A è un’altra dimensione, per pressione mediatica e posta in palio.
Eppure il tema è destinato a entrare presto nell’agenda ufficiale. È già prevista una riunione tra presidenti, tecnici, capitani e designatore arbitrale: un tavolo di confronto che potrebbe segnare l’inizio di una riforma attesa da tempo.
Non solo Var a chiamata, ma anche revisione del protocollo, da molti ritenuto troppo complesso e poco chiaro.
Un malcontento trasversale
Il Napoli è solo l’ultimo degli arrabbiati. Il Milan si è fatto sentire con i vertici dell’AIA, la Juventus aveva protestato dopo il caso Kalulu nella sfida di San Siro contro l’Inter, mentre in casa Roma più volte si è espresso Gasperini, a testimonianza di un malessere diffuso e bipartisan.
La Lazio, alza la voce per i tantissimi torti subiti come quello contro il Milan e in ultimo il rigore dato e poi tolto nella sfida contro il Cagliari.
Per una volta, insomma, le grandi del campionato sembrano unite nella richiesta di un cambiamento radicale, in attesa anche delle dimissioni di Gianluca Rocchi.
Resta da capire se il Var a chiamata sia davvero la soluzione o solo l’ennesimo tentativo di rattoppare un sistema che, tra interpretazioni e zone grigie, continua ad alimentare polemiche.
La sensazione è che questa volta qualcosa possa davvero muoversi. Perché quando il malcontento diventa trasversale e tocca interessi comuni, la rivoluzione non è più soltanto uno slogan. Potrebbe essere una necessità.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com