Allo Stadio Olimpico finisce 0-0 tra Lazio e Cremonese, ma il risultato non racconta tutta la verità.
È l’ennesima partita in cui la squadra biancoceleste deve fare i conti non solo con un avversario chiuso e ben organizzato, ma soprattutto con una direzione arbitrale quantomeno discutibile.
E a fine gara, il sentimento è uno solo: così diventa impossibile
La Lazio ha assaltato la porta avversaria per novanta minuti, trovando solo il muro grigiorosso e un Guendouzi instancabile, migliore in campo per distacco.
Ma il dato più amaro è un altro: tre potenziali rigori controllati al VAR, tre “no” secchi da parte dell’arbitro Pairetto. Episodi da rivedere, ma il dubbio resta: possibile che non ci fosse nemmeno un intervento punibile?
A peggiorare la serata:
• un fuorigioco fischiato su un rinvio dal fondo, interpretazione fuori da ogni logica;
• una doppia ammonizione assurda a Cataldi e Romagnoli per un semplice scontro di gioco;
• due minuti finali di recupero mangiati dal VAR e mai più restituiti.
Tutto questo mentre in tribuna e tra i tifosi si diffonde la sensazione che la Lazio, in questa Serie A, non goda dello stesso trattamento riservato ad altre big.
L’ombra di una gestione arbitrale sempre più opaca torna a farsi ingombrante. Quello che sta diventando sempre più una certezza è che finché resteranno Gravina e Rocchi a capo della governance arbitrale, ogni partita rischia di diventare una corsa a ostacoli irregolare.
La classifica non aspetta, ma se il campo viene alterato da scelte sistematicamente sfavorevoli, scalare posizioni diventa una missione impossibile.
E la rabbia di chi ama il calcio, quello vero, quello sincero…cresce.