Papàtriarcato – Mamme: molliamo un po’ più i figli al papà!
Con l’introduzione del divorzio nel nostro ordinamento, dal 1972 mamme e papà hanno il diritto di separarsi.
Come Papàtriarcato, riconosco che l’idillio sarebbe crescere con due genitori uniti, rispettosi e innamorati “per tutta la vita”. Ma sappiamo bene che questo sogno romantico spesso non coincide con la realtà dei fatti.
Oggi è difficile far durare una relazione serena. I sentimenti si consumano velocemente: esplodono, ardono, poi si spengono. Le alternative sono tante, immediate, a portata di mano.
Non siamo qui per giudicare chi decide di separarsi, né per rimpiangere la famiglia tradizionale. Siamo qui per prendere atto di una dinamica concreta: in Italia, negli ultimi anni, quasi una coppia su due affronta una separazione (dati ISTAT 2023).
E non dimentichiamo un punto fondamentale: viviamo in un Paese fatto per lo più di piccoli comuni, dove lo stigma — anche se non dovrebbe — pesa ancora. Le nostre grandi città sono affollate proprio perché moltissime persone si spostano dai piccoli centri, o migrano dal Sud al Nord in cerca di opportunità e anonimato sociale.
Eppure, uno stereotipo è ancora radicato ovunque, dal paesino alla metropoli: “la mamma è sempre la mamma”.
Questo condiziona tutti: uomini e donne.
Negli uomini può alimentare un senso di inadeguatezza: l’idea che “tanto ci pensa la mamma”, che “io non sono capace”, che “sono cose da donne”.
Nelle donne, invece, si insinua la convinzione che si debba essere l’affidataria principale, la collocataria, e che chiedere l’esclusiva significhi dimostrare di essere una “brava madre”. Come se la quantità di tempo determinasse il valore.
Papàtriarcato oggi vuole proporvi una riflessione insolita e, sì, volutamente provocatoria.
Ci arrabbiamo perché i papà hanno più tempo libero?
Perché mentre loro escono, noi corriamo tra lavoro, palestra (perché dobbiamo essere “di nuovo in forma”), tinture (perché guai a invecchiare), panni, pasti, casa, estetica, organizzazione, appuntamenti, impegni dei figli…?
Questo carico è enorme. Enorme davvero.
E spesso, senza accorgercene, siamo noi a tenerlo tutto stretto in mano. Perché pensiamo “lo so fare meglio”, “faccio prima”, “così sono una buona madre”.
E se smettessimo di lottare per avere più giorni possibile?
E se iniziassimo a lottare, invece, per avere più vita possibile?
L’invito, care mamme, è questo: preservate il vostro spazio vitale. Abbiamo diritto a respirare, a vivere, a non essere risucchiate dal ruolo materno.
I papà — quando messi nelle condizioni di farlo — sono perfettamente in grado di occuparsi dei propri figli. Le capacità ci sono: semplicemente, molti non hanno mai avuto modo di allenarle davvero.
Per questo, se state affrontando una separazione, parlate con i vostri avvocati e considerate seriamente l’idea di un percorso che porti — magari in modo graduale — a una gestione paritetica del tempo: 50 e 50.
E se questo significherà un assegno di mantenimento più basso… pazienza.
Quello che ci guadagnate in salute fisica e mentale non ha prezzo.
Una puntualizzazione doverosa: questi consigli valgono solo nei casi di separazioni in contesti privi di violenza domestica o di genere. In presenza di violenza, la priorità è e deve essere la sicurezza della madre e dei figli.
Papàtriarcato torna la prossima settimana con un nuovo approfondimento.
Grazie per la lettura.
Articolo a cura di Valeria Civale — Sportpress24.com