Terni, aggredisce la moglie con otto martellate nonostante il braccialetto elettronico: Fatiha muore dopo cinque mesi di agonia

La donna, 44 anni, di origine marocchina, è morta dopo cinque lunghi mesi di ricovero ospedaliero

Una lenta e straziante agonia, conclusasi con un’altra vita spezzata dalla violenza maschile.

Con il decesso della donna, la posizione giudiziaria dell’uomo si aggrava: dall’originaria contestazione di tentato femminicidio si passa alla prospettiva di un’accusa per omicidio volontario aggravato.

Al momento dell’aggressione, l’uomo era già destinatario di un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare, con divieto di avvicinamento e applicazione del braccialetto elettronico. Misure disposte in seguito a un precedente arresto, nell’aprile scorso, per maltrattamenti e lesioni personali ai danni della moglie.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 9 maggio El Messaoudi avrebbe utilizzato un martello acquistato poco prima, sul quale era ancora attaccato il prezzo: appena 3 euro e 90 centesimi

Otto colpi contro la donna. In pieno giorno. Su un autobus di linea.

Nei pressi del mezzo, gli investigatori hanno successivamente ritrovato il braccialetto elettronico, strappato e abbandonato durante la fuga.

L’uomo è stato rintracciato e arrestato tre giorni dopo, grazie al riconoscimento avvenuto in un bar nel quale si era recato per fare colazione.

Secondo le testimonianze raccolte, avrebbe consumato e pagato regolarmente, senza manifestare segni di agitazione.

Ancora una volta, ci troviamo davanti a quella che appare come una tragedia annunciata.

Al momento dell’aggressione erano già state adottate misure cautelari finalizzate a proteggere la donna da ulteriori violenze.

Eppure non sono bastate.

È proprio questo l’aspetto sul quale sarebbe necessario interrogarsi con maggiore urgenza: quanto sono realmente efficaci le misure di protezione quando una persona manifesta comportamenti violenti e persecutori?

L’efferatezza dell’aggressione, compiuta in pieno giorno e in un luogo pubblico, sconvolge. Ma ciò che dovrebbe sconvolgere altrettanto è la ripetitività delle dinamiche comuni a tutti gli episodi di violenza contro le donne.

La violenza maschile contro le donne è un fenomeno strutturale, documentato e riconoscibile. Eppure, ancora oggi, si fatica ad ammettere che si manifesti attraverso dinamiche di dominio, possesso e controllo, nelle quali l’autonomia femminile viene percepita come qualcosa da limitare, contrastare o punire.

Non possiamo continuare a considerare ogni femminicidio come un episodio isolato, imprevedibile o riconducibile esclusivamente alla follia individuale

Un Paese evoluto e civile deve essere capace di intervenire non soltanto sul piano giuridico, ma anche su quello culturale.

Le norme sono indispensabili, ma la loro esistenza non garantisce, da sola, una protezione efficace. Occorrono strumenti adeguati, valutazioni del rischio costantemente aggiornate, interventi tempestivi e un cambiamento profondo nel modo in cui la società riconosce e affronta la violenza di genere.

Sarebbe altrettanto utile se nei dibattiti televisivi, nei talk show e nei commenti sui social venisse finalmente adottato un principio di tolleranza zero nei confronti della violenza, anche verbale.

Purtroppo, invece, ci troviamo ancora a dover contestare narrazioni che celebrano il cosiddetto «patriarcato mediterraneo» come modello sociale e culturale di valore, senza interrogarsi sulle gerarchie e sulle disuguaglianze che certe concezioni tradizionali dei rapporti tra uomini e donne possono perpetuare.

La cultura non è un elemento secondario nella prevenzione della violenza

È uno dei terreni sui quali si decide se determinati comportamenti vengano riconosciuti, contrastati oppure normalizzati.

Fatiha El Afghani aveva già subito violenze. Esistevano già provvedimenti per proteggerla. E oggi Fatiha non c’è più.

Non basta indignarsi davanti all’ennesimo femminicidio. Occorre chiedersi che cosa non abbia funzionato, pretendere risposte e lavorare affinché la protezione delle donne non resti soltanto un principio scritto sulla carta.

Articolo a cura di Valeria Civale per Sportpress24

 

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