Chi è Rui Pinto, l’hacker che ha messo nei guai il Manchester City: il ruolo di Football Leaks e le accuse a Infantino
Rui Pinto è tornato al centro della scena. Il nome dell’hacker portoghese, già noto per aver scoperchiato una quantità senza precedenti di documenti riservati sul mondo del calcio,
riemerge proprio mentre il Manchester City è stato riconosciuto colpevole di irregolarità finanziarie. Pinto, attraverso un nuovo intervento pubblicato sul suo account X, ha rilanciato accuse pesantissime,
puntando il dito non solo contro il club inglese ma anche contro Gianni Infantino, oggi presidente della FIFA.
L’origine del caso: Football Leaks e la valanga di documenti riservati
La storia parte nel settembre 2015, quando il sitoFootball Leaksiniziò a pubblicare milioni di file interni provenienti da club, agenti, fondi d’investimento e istituzioni calcistiche. Contratti di campioni, progetti per una Superlega, operazioni fiscali sospette, schemi finanziari complessi: un archivio sterminato che ha messo a nudo il lato più opaco dell’industria calcistica.
Dietro quella mole di informazioni c’era proprio Rui Pinto, autodidatta di Porto, ex studente di storia,
capace di penetrare sistemi informatici e raccogliere materiale che poi venne diffuso anche tramite il quotidiano tedescoDer Spiegel. Le sue rivelazioni contribuirono a far emergere le presunte violazioni finanziarie del Manchester City,
che ha sempre negato ogni illecito e ha sostenuto che i documenti fossero frutto di attività di hacking.
Arresto, processo e assoluzione: la parabola giudiziaria di Pinto
Nel 2019 Pinto fu arrestato in Ungheria ed estradato in Portogallo. Le accuse erano pesanti: accesso illecito a sistemi informatici, violazione di corrispondenza e tentata estorsione ai danni di Doyen Sports, fondo coinvolto nelle prime fughe di notizie. L’hacker ha sempre respinto ogni addebito, definendosi un informatore mosso dal desiderio di denunciare le irregolarità del calcio moderno.
La sua vicenda giudiziaria ha avuto una svolta nel 2020, quando Pinto è stato assolto da 241 capi d’accusa in un secondo procedimento.
Il tribunale ha ritenuto le contestazioni non valide, riconoscendo che molte delle sue azioni erano legate alla volontà di portare alla luce comportamenti irregolari nel mondo del pallone.
Il nuovo attacco: “Infantino sapeva e ha coperto il City”
Con il Manchester City ora ufficialmente riconosciuto colpevole di irregolarità finanziarie,
Pinto è tornato a parlare del caso, definendolo “la più grande frode nella storia del calcio inglese”. Ma il passaggio più duro riguarda Gianni Infantino.
Secondo Pinto, già nel 2014 — quando Infantino era Segretario Generale della UEFA — il dirigente era pienamente consapevole delle irregolarità che coinvolgevano il Manchester City.
L’hacker sostiene che Infantino avrebbe abusato della propria autorità, condiviso documenti confidenziali e aggirato la Camera Investigativa, con l’obiettivo di far sì che City e PSG ricevessero soltanto una multa. Una strategia che, secondo Pinto, avrebbe evitato indagini più approfondite e potenzialmente una squalifica dalla Champions League.
Oggi — alla luce delle nuove decisioni — assumono un peso diverso. Nel suo messaggio, l’hacker usa parole durissime: a suo avviso, il comportamento di Infantino prima in UEFA e poi alla guida della FIFA rappresenterebbe “un cancro per il calcio”, e per questo non dovrebbe avere alcun ruolo nel futuro del gioco.
Un caso che continua a scuotere il calcio europeo
Le dichiarazioni di Pinto riaprono un fronte che sembrava sopito, riportando al centro del dibattito il rapporto tra istituzioni calcistiche, club di vertice e trasparenza finanziaria. Football Leaks ha già cambiato il modo in cui il calcio viene osservato e analizzato. Ora, con il City condannato e nuove accuse rivolte ai vertici della FIFA, la vicenda potrebbe avere ulteriori sviluppi.
Articolo a cura di Michela Catena – Sportpress24.com