FIFA, la rivolta si allarga: anche la Concacaf è contro Infantino. Il Mondiale non è in vendita

La rivolta contro il progetto di Gianni Infantino non è più soltanto europea. Dopo la presa di posizione della Uefa, anche la Concacaf si schiera contro il piano della FIFA di creare laFIFA Forward Enterprisee, soprattutto, contro l’ipotesi di aprire a investitori privati una quota dei diritti commerciali della Coppa del Mondo.

È una frattura che assume un significato ancora più pesante perché arriva dalla confederazione che rappresenta proprio l’area geografica che ha appena ospitato il Mondiale: Stati Uniti, Canada e Messico.

A poche settimane dalla conclusione della più importante manifestazione calcistica del pianeta, le federazioni del Nordamerica, Centroamerica e Caraibi hanno scelto di mettere un freno al progetto del presidente della FIFA.

La Concacaf, riunita con le sue 41 federazioni affiliate, ha discusso la proposta nella giornata di giovedì, praticamente in contemporanea con la Uefa.

E la risposta è stata netta:no alla FIFA Forward Enterprise e no alla cessione di quote della Coppa del Mondo a investitori privati.

Non è soltanto una questione economica. È soprattutto una questione di metodo, trasparenza e governance

Le federazioni della Concacaf hanno manifestato «profonda preoccupazione» per quello che considerano un iter decisionale non regolare, per una scadenza ritenuta artificialmente breve e per l’assenza di una revisione o di un’approvazione da parte degli organi competenti della FIFA.

Parole pesanti, perché mettono direttamente in discussione il modo in cui una delle operazioni più importanti nella storia commerciale del calcio mondiale è stata portata avanti.

La richiesta è quindi precisa:maggiore trasparenza e rispetto delle regole di governance.

La Concacaf ha incaricato i propri membri del Consiglio FIFA di chiedere al presidente Infantino di garantire che ogni questione venga sottoposta ai corretti processi decisionali, attraverso gli organi e le procedure previste dallo Statuto della FIFA.

Ma è soprattutto la conclusione della presa di posizione a rappresentare il punto politico più significativo.

Il futuro del calcio, sostiene la Concacaf, e il suo «asset più prezioso», cioè la Coppa del Mondo,deve rimanere nelle mani della famiglia calcistica.

È una frase che pesa come un macigno.

Perché il progetto di Infantino parte da un’idea radicalmente diversa: trasformare una parte del patrimonio commerciale del calcio mondiale in un’opportunità per grandi investitori privati, con l’obiettivo di raccogliere capitali e aumentare ulteriormente i ricavi.

Un modello che la FIFA presenta come funzionale allo sviluppo globale del calcio, ma che sta incontrando una resistenza sempre più evidente tra le confederazioni.

Prima la Uefa. Ora la Concacaf

E il problema per Infantino è che non si tratta di due realtà marginali. Sono due delle aree più importanti del calcio mondiale, sia per peso sportivo sia per capacità economica e commerciale.

La coincidenza temporale rende tutto ancora più significativo. Il Mondiale appena concluso in Nordamerica ha rappresentato uno dei più grandi progetti nella storia della FIFA. Gli Stati Uniti, il Canada e il Messico hanno investito enormi risorse nell’organizzazione e hanno trasformato il torneo in uno spettacolo globale.

E proprio adesso, quando il calcio nordamericano potrebbe essere considerato uno dei principali alleati della FIFA, arriva invece un messaggio inequivocabile:il Mondiale non è un asset qualsiasi da mettere sul mercato.

La questione, dunque, non riguarda soltanto chi incasserà i miliardi prodotti dalla Coppa del Mondo. Riguarda chi avrà il potere di decidere sul futuro della competizione più importante del pianeta.

Infantino vuole una FIFA sempre più potente sul piano commerciale, capace di utilizzare il valore dei propri grandi eventi per attirare capitali privati e generare nuove fonti di finanziamento.

Le confederazioni, almeno quelle che in queste ore stanno alzando la voce, sembrano invece ricordargli cheil calcio non è una società privata e la Coppa del Mondo non è una proprietà da monetizzare pezzo dopo pezzo.

Ed è proprio questo il vero terreno dello scontro.

Non soltanto soldi, non soltanto diritti televisivi e non soltanto investimenti.

È una battaglia sul controllo del calcio mondiale

La FIFA rischia così di ritrovarsi davanti a un fronte molto più ampio di quello immaginato. Se alla Uefa si aggiunge anche la Concacaf, il progetto di Infantino non può più essere considerato una semplice operazione commerciale da approvare rapidamente.

La partita è diventata politica.

E la frase della Concacaf potrebbe trasformarsi nello slogan della rivolta:il futuro del calcio e il suo bene più prezioso devono rimanere nelle mani della famiglia calcistica.

Perché il Mondiale può generare miliardi.

Manon tutto ciò che vale miliardi deve necessariamente essere messo in vendita.

Articolo a cura diStefano Ghezzi– Sportpress24.com

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