Vergogna. È questa l’unica parola possibile davanti all’ennesima qualificazione mondiale mancata dall’Italia, la terza consecutiva. Vergogna per un sistema che ha fallito su tutta la linea, che ha smesso da anni di meritare il proprio passato e che continua a sopravvivere solo grazie a ricordi ormai sbiaditi. Non è più tempo di alibi. Non è sfortuna, non è un episodio, non è una generazione sbagliata. È un disastro strutturale.
Per anni si è parlato di riforme, di rilancio, di rivoluzione. Tutte parole vuote. Promesse rimaste tali, mentre il sistema si incancreniva sempre di più. Le società arrancano, molte reggono su equilibri fragilissimi. Gli stadi sono uno scandalo nazionale: vecchi, fatiscenti, spesso indecorosi. Le infrastrutture cadono a pezzi, simbolo perfetto di un movimento che non investe, non programma, non costruisce nulla. E poi c’è il cuore del problema: non esiste più meritocrazia. Allenatori, dirigenti e calciatori improvvisati, che hanno la meglio su chi ha per sua sfortuna meno voce in capitolo. È così che si distrugge un sistema dalle fondamenta, soffocando il talento e premiando la mediocrità. I settori giovanili sono lo specchio di questo fallimento: pochi investimenti, poca competenza, nessuna visione. Si preferisce prendere scorciatoie invece di costruire. I giovani forti ci sono nelle categorie minori, certo, ma devono giocare, devono esser messi al centro di un progetto vero.
Una volta, quando l’Italia era l’Italia, i talenti migliori rimanevano in Serie A. I vari Donnarumma, Tonali, Calafiori sarebbero cresciuti in un calcio che valorizzava il prodotto italiano. Siamo arrivati a pescare oriundi come Retegui, atleta formidabile per carità, al centro però di una scelta dettata da una gravissima debolezza strutturale.
In un sistema dove il dio danaro governa tutto, e il calcio conta meno del portafoglio, affianco ai talenti mancano soprattutto gli uomini. È una catena che si spezza: manca chi li educhi, manca chi sappia far capire che indossare la maglia azzurra non è un privilegio qualsiasi, ma un qualcosa di vitale per ogni tifoso, per la storia, per il paese. Senza figure capaci di trasmettere questo senso, senza chi sappia responsabilizzare e formare, anche i migliori giocatori restano vuoti. E l’Italia è lo specchio del suo campionato maggiore. Un campionato che dimostra il proprio livello con calciatori che arrivano in doppia cifra solo a marzo.
Dopo Svezia, Macedonia, ora Bosnia: basta con gli stessi discorsi da 12 anni a questa parte, basta prese in giro, basta veramente. Se a lavoro dopo un errore vado a casa, perché nel calcio chi sbaglia resta seduto e le poltrone vengono difese più degli interessi del sistema?
La classe dirigente è il simbolo più evidente di questo immobilismo. Gli stessi nomi, le stesse logiche, lo stesso scaricabarile continuo. Nessuno paga davvero. Si cambia allenatore per dare un volto al fallimento, ma chi decide resta sempre lì, intoccabile. E non serve attaccarsi agli errori arbitrali o ai rigori sbagliati da Esposito e Cristante: anche se fossimo passati, non avrebbe cambiato la sostanza.
Applausi, invece, a Gattuso. L’unico che ha dimostrato cuore, competenza e onestà in un sistema marcio fino al midollo. Un tecnico che, da solo, ha cercato di mettere ordine in un caos che va ben oltre la linea del campo.
Adesso stop. Adesso che cada giù tutta la baracca. Quando si sbaglia bisogna assumersi le proprie responsabilità da persone mature e dimettersi. Chi ha continuato a distruggere il calcio italiano deve andare a casa, senza scuse, senza mezzi termini. L’Italia deve tornare agli Italiani: quelli con la I maiuscola, quelli che hanno gioito e sputato sangue per questa maglietta, quelli che non si limitano a frasi di circostanza ma al mero interesse collettivo.
Tre Mondiali consecutivi senza Italia non sono una crisi: sono una resa totale. E senza una rivoluzione vera — profonda, radicale — questa vergogna diventerà la normalità. Vergogna, sì. Ma anche punto di non ritorno. Da qui o si ricostruisce tutto, oppure si smette definitivamente di fingere di essere ancora una grande potenza del calcio.
Articolo a cura di Alessio Giordano – SportPress24.com