Resistere. Soffrire. Sopravvivere. E poi festeggiare. È con questo copione che l’Atletico Madrid ha conquistato la finale di Copa del Rey, respingendo l’assalto del Barcellona guidato da Hansi Flick e difendendo il prezioso 4-0 dell’andata.
Tredici anni dopo quella notte che cambiò la mentalità rojiblanca, quando Diego Simeone capì che la sua squadra poteva battere chiunque, l’Atletico torna all’ultimo atto del torneo.
Lo fa al termine di una semifinale da batticuore, in cui il piano iniziale di colpire con uomini offensivi come Giuliano, Julián e Lookman si è presto trasformato in una strenua difesa.
Assalto blaugrana, resistenza rojiblanca
Al Camp Nou è stato un monologo catalano. Otto occasioni nitide nel primo tempo, un secondo tempo all’arrembaggio e un 3-0 maturato già al 71’.
Il Barcellona, magistralmente orchestrato da Pedri, arrivato persino ad arretrare in difesa nei minuti finali per mancanza di energie, ha dato tutto. Ma non è bastato.
L’Atletico ha vacillato, ma non è crollato. E gran parte del merito è di Juan Musso: nonostante i tre gol incassati, l’argentino è stato decisivo con interventi prodigiosi su Ferran Torres, Fermín e Raphinha.
Parate che hanno tenuto in vita i Colchoneros e blindato la qualificazione.
La Cartuja nel mirino
Il 18 aprile, allo stadio de La Cartuja di Siviglia, l’Atletico giocherà la finale contro una tra Athletic Club e Real Sociedad.
In palio c’è l’undicesima Coppa del Re della storia rojiblanca e un trofeo che manca da cinque anni.
Simeone ritrova così la finale della competizione per la prima volta dal 2013, l’anno che segnò la svolta.
Oggi, come allora, la sua squadra si aggrappa alla propria identità: resilienza, spirito di sacrificio, capacità di soffrire insieme.
Nel percorso europeo c’erano già state imprese come Monaco 2016 e Liverpool 2020. Ora anche questa notte entra di diritto nella storia dell’era Simeone.
Perché contro una vera e propria macchina d’attacco come il Barcellona di Flick, l’Atletico ha dimostrato ancora una volta che non sempre vince chi attacca di più.
A volte, vince chi resiste.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com