Tutti credevano che l’Inter avrebbe rimontato il Bodo Glimt. Tutti, o almeno la maggioranza degli appassionati di calcio, erano convinti che l’Inter avrebbe portato la sfida almeno ai supplementari, mettendoci mordente, grinta, determinazione. Quella fame che, per intenderci, la Lazio lo scorso anno in Europa League aveva mostrato fino all’ultimo pallone.
E invece no…
Si è vista una brutta Inter: senza intensità, senza idee, senza voglia. Una squadra piatta, prevedibile, incapace di saltare l’uomo, di creare superiorità numerica, di accendere la scintilla emotiva che in Europa fa la differenza. Mai davvero dentro la partita. Mai davvero con la sensazione di poter cambiare il destino della serata.
Fa male dirlo, ma è così.
Il calcio norvegese merita un applauso
Nel frattempo, mentre in Italia ci interroghiamo sulle nostre fragilità, il calcio norvegese continua a crescere. E non è più una sorpresa folkloristica.
Alexander Sorloth ha appena segnato una tripletta al Bruges, diventando l’uomo copertina nella qualificazione dell’Atletico Madrid.
Erling Haaland è da almeno cinque anni stabilmente tra i tre migliori centravanti al mondo: una macchina da gol, un attaccante totale, devastante per continuità e numeri.
Ma oltre ai singoli, c’è di più.
C’è un vero e proprio miracolo sportivo che si chiama FK Bodo/Glimt.
Il “miracolo” Bodo non è un caso
Il Bodo Glimt non è più la favola simpatica che vince in casa grazie al clima gelido e al sintetico. È una realtà strutturata, credibile, rispettata. Un club che, gradualmente, si sta facendo conoscere in tutta Europa.
L’artefice principale è Kjetil Knutsen, allenatore preparatissimo, che dal prossimo anno meriterebbe una chance in uno dei TOP 5 campionati europei. I numeri parlano chiaro:
4 campionati norvegesi vinti
un quarto di finale di Conference League
una semifinale di Europa League
e ora la storia scritta con l’accesso agli ottavi di Champions League
È casuale? No.
Dietro c’è una struttura seria, un’identità tattica chiara, una cultura del lavoro solida. E soprattutto un gruppo di ragazzi umili. Talmente umili che, sia all’andata sia al ritorno, hanno festeggiato in modo quasi moderato.
Niente urla da film costruite per i reel di Instagram.
Niente docuserie su Prime.
Nessun proclama roboante di giornalisti e influencer amici.
Solo fatti. Solo lavoro. Solo campo.
La lezione che fa male
C’è un dato che dovrebbe far riflettere: solo tre o quattro giocatori del Bodo sono nel giro della nazionale norvegese. Eppure la Norvegia è una squadra che ci ha meritatamente spedito agli spareggi per i Mondiali. Questo significa che il livello medio del movimento si è alzato davvero.
Non è più un calcio “di nicchia”. È un calcio moderno, organizzato, competitivo.
Altro che forti solo in casa per il clima e il campo sintetico.
La verità è che mentre in Italia spesso si vive di narrazione, polemiche e slogan, altrove si programma. Si costruisce. Si cresce. E poi si vince.
L’Inter esce con tanti rimpianti. Il calcio norvegese esce con un’altra certificazione di credibilità europea.
E forse, prima di cercare alibi, sarebbe il caso di iniziare ad applaudire chi lavora meglio di noi.
Fonte Francesco Vitale