Il calcio italiano e la Serie A sono di nuovo ostaggio delle polemiche arbitrali. Dopo quanto accaduto in Inter-Juventus con l’errore clamoroso di Federico La Penna e quanto visto in Lazio-Atalanta con la direzione di Juan Luca Sacchi, la domanda è inevitabile: cosa dobbiamo aspettare ancora per un’assunzione di responsabilità ai vertici?
Nel mirino finisce sempre lui, il designatore arbitrale Gianluca Rocchi, l’uomo che non si prende mai nessuna responsabilità. L’uomo che aveva asserito di lasciare la poltrona nel momento di lesa credibilità; l’uomo che invece resta attaccato al potere e che oggi è l’unico responsabile delle scelte e della gestione tecnica della classe arbitrale.
Perché qui non si tratta più di singoli episodi. Si tratta di credibilità e Rocchi e tutto il sistema arbitrale l’hanno persa…
L’episodio in Inter-Juventus del ‘finto’ fallo ricevuto da Bastoni e l’espulsione ingiusta di Kalulu, è la prova lampante che tra arbitri e VAR c’è una guerra intestina che nessuno vuole ammettere e nessuno vuole aiutare l’altro.
Stesso discorso in Lazio-Atalanta del pomeriggio, quando non solo viene assegnato un rigore per la Bergamasca per un fallo di mano di Cataldi (posizione congrua perchè è in scivolata), ma l’arbitro Sacchi dimostra di non conoscere affatto il regolamento, visto che: 1° il tocco è ravvicinato, 2° posizione congrua alla scivolata e 3° la palla finisce in una ‘zona verde’ (sotto l’ascella) dove, già in altri casi in passato (Juventus-Verona), l’AIA aveva stabilito che era corretto NON assegnare il Calcio di Rigore, cosa che invece ieri pomeriggio è stata completamente capovolta.
Errori che pesano come macigni
Gli episodi contestati non sono semplici sfumature interpretative. Sono decisioni che incidono sul risultato, sugli equilibri di classifica, sulle ambizioni di una stagione.
Quando sbaglia un attaccante, la palla può finire fuori. Quando sbaglia un arbitro, può cambiare un campionato e quello visto ieri sera in Inter-Juventus, lo può addirittura falsare.
Il problema non è l’errore umano, quello fa parte del gioco, ma la sensazione crescente di disordine, incoerenza, mancanza di uniformità di giudizio.
Settimana dopo settimana, tifosi e addetti ai lavori si ritrovano a discutere sempre delle stesse cose: rigori sì, rigori no, contatti valutati in modo opposto, protocolli applicati a metà.
VAR: strumento, alibi o sistema inutile?
E qui entra in scena la questione più spinosa: il VAR. Nato per ridurre le ingiustizie evidenti, oggi sembra diventato un terreno minato.
A cosa serve se davanti a un monitor si continua a interpretare in modo soggettivo? Se l’errore resta tale, anche con la tecnologia?
Forse il punto non è togliere il VAR. Forse il punto è rifondarlo.
Serve trasparenza totale, con audio tra arbitro e sala VAR resi pubblici.
Serve uniformità di protocollo.
Serve responsabilità chiara su chi decide l’intervento e su chi lo ignora.
Perché il rischio è che la tecnologia diventi solo un paravento. Un modo per spostare l’attenzione senza risolvere il problema strutturale.
Il nodo Rocchi
Il ruolo del designatore non è simbolico. È centrale. È lui che sceglie, che valuta, che promuove e che eventualmente ferma. Quando gli errori si moltiplicano nelle partite di cartello, la questione non può essere liquidata come casuale.
Le dimissioni sono una parola forte. Ma in ogni organizzazione moderna, quando il sistema mostra falle evidenti, qualcuno deve assumersene la responsabilità.
Non per fare un capro espiatorio, ma per dare un segnale….e in questo siamo in forte ritardo, con un intero campionato sulla coscienza.
Il calcio italiano non può permettersi di perdere ulteriormente fiducia. La credibilità è il capitale più prezioso.
Una riforma è inevitabile
O si cambia davvero, con formazione più rigorosa, valutazioni trasparenti e un VAR finalmente coerente, oppure il dibattito si ripeterà all’infinito, ogni domenica, ogni big match.
La domanda non è se sbagliare sia umano. La domanda è se il sistema sia ancora all’altezza.
Perché quando l’arbitro diventa protagonista, il calcio ha già perso e da ieri sera ne abbiamo la conferma assoluta.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com