In occasione del 50° Congresso UEFA a Bruxelles tenuto oggi Giovedi 12 Febbraio, il Presidente Aleksander Ceferin ha parlato a tutti i presenti, alle Federazioni, ai delegati e ai media.
Di seguito le sue parole:
Cari amici,
Grazie mille, cara Pascale, per averci ospitato in Belgio e per la splendida accoglienza.
È un piacere rivolgermi a voi qui a Bruxelles – una città spesso descritta come il cuore dell’Europa. Un luogo dove si costruiscono compromessi e dove le differenze diventano direzione.
È facile capire perché l’Unione Europea abbia scelto il motto: “Uniti nella diversità”. Tre parole. Un’ambizione. Un monito silenzioso: l’unità non è mai garantita.
A pochi chilometri da qui, a Waterloo, si è concluso un capitolo della storia europea – e ne è iniziato un altro. L’Europa ha imparato presto che la stabilità è preziosa e fragile. Che la fiducia richiede tempo per essere costruita, ma pochissimo per essere perduta.
Amici miei, oggi non abbiamo bisogno di lunghe lezioni di storia. Viviamo nella storia. Sentiamo le tensioni e vediamo la polarizzazione. Condividiamo la sensazione che il mondo si stia dividendo.
Ci incontriamo in un momento in cui l’ordine globale appare più fragile che in qualsiasi altro periodo recente. Da giurista, a volte mi chiedo se condividiamo ancora uno stesso Stato di diritto, o se stiamo scivolando verso un panorama di doppi standard – dove il potere decide sempre più quali principi siano validi. Anche l’Unione Europea fatica talvolta a mantenere la rotta.
Ora potreste chiedervi: cosa c’entra tutto questo con il calcio? C’entra tutto…
Perché in un mondo che si frammenta, il calcio continua a connettere. In un continente che discute, il calcio continua a riunire. In società che si dividono, il calcio offre ancora un linguaggio comune.
“Uniti nella diversità” non appartiene solo all’Unione Europea. Appartiene altrettanto al calcio.
55 federazioni nazionali. Migliaia di club. Milioni di giocatori, volontari e tifosi. Storie diverse. Realtà diverse. Eppure: una sola piramide.
I leader vanno e vengono. Gli imperi sorgono e cadono. Ma il calcio resta – stagione dopo stagione, generazione dopo generazione.
Profondamente intrecciato nel tessuto delle nostre comunità: i pullman per le trasferte, gli stadi pieni, le voci che conoscono i cori a memoria.
E dobbiamo mantenerlo così. Il calcio non può essere comprato né venduto. Non sarà mai chiuso. È per tutti. E ciò che appartiene a tutti è più forte di qualsiasi forza individuale.
Per questo il futuro del calcio europeo è luminoso.
Le sfide recenti
Negli ultimi anni il nostro gioco è stato messo alla prova come mai prima: una pandemia globale, guerre, tensioni geopolitiche, pressioni economiche.
Eppure il calcio europeo ha resistito. Perché abbiamo scelto l’unità invece della frammentazione. La responsabilità invece dell’improvvisazione.
Come Presidente UEFA, la mia responsabilità non è inseguire novità per i titoli dei giornali né reinventare il calcio. È accompagnarlo nel futuro con fiducia.
Coltivare ciò che funziona e costruire ciò che dura.
Il calcio e la politica
Parte di questa responsabilità è tenere il calcio fuori da battaglie politiche che non ha creato.
Quando i governi bloccano partite per ragioni estranee al gioco, federazioni e club diventano ostaggi di decisioni che non hanno preso.
In questi casi – purché la gara possa disputarsi in sicurezza e dignità – la UEFA cercherà sempre soluzioni per far rotolare il pallone. Possiamo cambiare sede, ma non cambiare i nostri valori.
Non puniremo mai federazioni che svolgono correttamente il proprio lavoro solo perché la politica lo rende più difficile.
Il calcio europeo esiste per unire le persone. Non accetteremo che venga strumentalizzato.
Giovani, digitale e intelligenza artificiale
Alcuni sostengono che il calcio debba essere “reinventato” per sopravvivere alle nuove generazioni. Io credo sia una diagnosi sbagliata.
I giovani non si sono allontanati. Sono qui: guardano, seguono, riempiono gli stadi come mai prima.
La vera sfida è un mondo dominato dagli schermi, che trasforma l’appartenenza in scorrimento solitario.
L’intelligenza artificiale offre strumenti potenti, ma nessun algoritmo può sostituire ciò che si vive sul campo e sugli spalti.
L’AI non può simulare la tensione di un rigore o il senso di appartenenza di uno stadio gremito. Il calcio accade in luoghi reali, con persone reali.
Le competizioni e la solidarietà
Le riforme delle competizioni maschili per club ne sono un esempio. Molti dubitavano. Noi abbiamo consultato, ascoltato, adattato. Poi abbiamo agito insieme.
Oggi le competizioni sono più dinamiche e competitive. Questo è il risultato di un sistema in cui i posti si guadagnano sul campo, stagione dopo stagione – non sono riservati a pochi.
Fuori dal campo, il futuro è altrettanto luminoso: record di pubblico, record di ricavi e, soprattutto, record di solidarietà.
Solo in questa stagione, quasi 450 milioni di euro saranno redistribuiti ai club fuori dalla fase campionato. Di questi, 308 milioni andranno a club che non partecipano affatto alle competizioni europee.
Esisterebbe questo in un sistema guidato solo dal profitto? La risposta è chiara.
Calcio femminile
Lo vediamo chiaramente nel calcio femminile.
L’Europeo femminile in Svizzera è stato straordinario: oltre 650.000 spettatori negli stadi, più di mezzo miliardo davanti alla TV.
Per qualche settimana, in un mondo difficile, il calcio ha regalato all’Europa qualcosa di prezioso: gioia condivisa.
Le nazionali
Il calcio delle nazionali collega la passione locale all’ambizione continentale. Puoi cambiare club, ma non puoi cambiare nazionale.
Attraverso Mondiali, Europei e Nations League, il calcio delle nazionali trasforma il successo in sostanza, reinvestendo nel sistema.
I giocatori non devono mai essere costretti a scegliere tra club e nazionale. L’equilibrio è ciò che tiene unito il gioco.
Il rispetto come superpotere
C’è una verità essenziale: anche il più forte successo collettivo si indebolisce se si allontana dalle persone.
Il calcio è appartenenza, non branding. Identità, non industria. Comunità, non merce.
Restiamo impegnati per biglietti accessibili. A EURO 2028, principi equi e trasparenti metteranno i tifosi al primo posto. Non trasformeremo la fedeltà in lusso.
I tifosi
I tifosi non sono uno sfondo. Sono la base. E ogni struttura che dimentica la propria base prima o poi si incrina.
Ai governi nazionali dico: lavorate con noi. Contro razzismo e discriminazione. Per la sicurezza. Per i tifosi, non contro di loro.
La sicurezza e l’inclusione non sono opposti. Dipendono l’una dall’altra.
Il calcio europeo è una storia di successo unica. Non è accaduta per caso. E non durerà per inerzia. Dura perché la portiamo avanti insieme, ogni giorno
In un mondo dove il disaccordo diventa spesso mancanza di rispetto, il calcio mostra un’altra via.
Rispetto tra rivali. Rispetto per le regole comuni. Rispetto per il gioco.
Combattiamo in campo. Ma lasciamo lì la battaglia. Stringiamo la mano alla fine.
Il rispetto è il superpotere silenzioso del calcio – qualcosa di cui il mondo ha sempre più bisogno.
Ecco perché, nonostante il rumore e i dubbi di alcuni, il futuro del calcio europeo è luminoso.
Grazie.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com