Il caso dei visti studio nei consolati italiani in Turchia non accenna a chiudersi e assume ormai i contorni di un vero scandalo istituzionale.
Da mesi, centinaia di studenti turchi regolarmente ammessi in università, accademie e conservatori italiani si trovano ostaggio di un sistema paralizzato, opaco e inaccettabile.
Non si tratta di semplici ritardi burocratici, ma di una restrizione di fatto, percepita come un vero e proprio embargo amministrativo, che compromette il diritto allo studio e distrugge percorsi accademici già avviati.
Le risposte dei consolati arrivano con mesi di ritardo, quando arrivano, rendendo impossibile rispettare l’inizio dei corsi, le scadenze universitarie e i requisiti per l’alloggio e le borse di studio.
Il risultato è un caos totale: studenti costretti a rinunciare all’Italia, iscrizioni sospese, anni accademici persi, ingenti danni economici per le famiglie e un colpo gravissimo alla credibilità del sistema universitario italiano all’estero.
A rendere la situazione ancora più grave è l’assenza di trasparenza. I criteri di valutazione delle pratiche restano poco chiari, le comunicazioni sono frammentarie o inesistenti e non esiste alcun canale efficace di dialogo con le autorità consolari.
Un silenzio istituzionale che alimenta frustrazione e sospetti, violando i principi minimi di correttezza amministrativa.
Recentemente, dal Ministero degli Esteri è arrivata una Commissione per verificare la situazione e il lavoro svolto dal Consolato Generale di Istanbul su questo tema.
Benvenuta Roberta Costanzo, nuovo Console a Istanbul ha affrontato il tema “visti”, ma nulla è cambiato o meglio, nessuna soluzione si vede all’otizzonte.
Cambiano persone, cambiamo dirigenti, cambiamo responsabili, ma il risultato resta sempre lo stesso
Ma alla fine, dopo tutto il caos e la confusione, nulla è cambiato. Ci si chiede allora quale sia stato il senso di questa missione: spendere risorse, organizzare viaggi, senza ottenere alcun risultato concreto.
Questa gestione fallimentare contraddice apertamente la retorica ufficiale sull’internazionalizzazione dell’istruzione italiana e sulla promozione della cultura come ponte tra i popoli.
Mentre Roma parla di attrarre studenti stranieri, sul campo si erigono muri burocratici che respingono giovani motivati, qualificati e già selezionati dalle stesse istituzioni italiane.
È urgente un intervento immediato del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero dell’Università, per fare chiarezza, assumere responsabilità e porre fine a una situazione che sta degenerando giorno dopo giorno.
Ogni ulteriore ritardo non è più una disfunzione: è una colpa politica e amministrativa. L’Italia rischia di perdere non solo studenti, ma fiducia, reputazione e futuro.
E il tempo delle giustificazioni è ormai finito.

