Papàtriarcato: in marcia con il Corteo Nazionale

Papàtriarcato: in marcia con il Corteo Nazionale

Roma, 22 novembre 2025

Ore 14:30, Piazza della Repubblica

Esco dalla metro e cerco la “Marea”: così si definiscono le sorelle di Nonunadimeno.
Come Valeria, prima ancora che come Papàtriarcato, qui ho ormai tanti occhi amici: le ragazze di Giuridicamente Libera, quelle del CAV Pietrangeli, le attiviste di Di.Re.
Saluti, abbracci, sorrisi con chi conosco e con chi incrocio per caso. È una comunità.

La manifestazione di oggi è nazionale: pullman arrivano da tutta Italia, riempiendo la piazza di voci, energie e colori.
A scaldarmi l’anima è la presenza impressionante di giovanissimi. Sembra di vedere scuole intere, gruppi universitari.
Sono circondata da volti colorati, brillantini, make-up fluo. Ogni presenza è una dichiarazione di gioia e resistenza.

Arrivano due camion guidati da donne

Le casse, a tutto volume, suonano musica techno. Una voce al microfono ci chiede se siamo pronti.
L’urlo si alza forte: “Insieme siam partite, insieme torneremo! Non una, non una, non una di meno!”

Mi trovo nella testa separata del corteo. Questa è una scelta di cura, pensata per persone con disabilità, per chi ha passeggini, per chi vuole marciare con un passo più tranquillo.
È la parte che più rappresenta l’idea di società che vogliamo: inclusiva, attenta, solidale.
Si promuove una cura reciproca che non ricada più solo sulle madri, ma su tutti: padri, sorelle, fratelli, amici.

Dal microfono ufficiale prende la parola Daria

Daria è un’attivista impegnata anche nell’organizzazione di questa giornata. La sua voce è ferma e accogliente, potente e vicina. Le sue parole risvegliano. I concetti esposti scaturiscono da un attivismo vicino alle donne. Un femminismo che conosce la violenza di genere perché la ascolta quotidianamente nei cav (centri anti violenza). Parla con quella consapevolezza che nasce solo combinando lo studio sui libri insieme a esperienza e ascolto. Emerge, senza timidezza, l’indignazione verso un governo che ha scelto di non unirsi al corteo e ha organizzato un evento separato: una corsa. Ci spiega, Daria, che la violenza di genere non è “genetica” (come dice Nordio) al contrario trova radici nella cultura e va contrastata con programmi scolastici adeguati.

Quando finisce il discorso, viene verso di me — che sono in prima fila dietro allo striscione — per salutarmi.
Mi sento come un fan a un concerto: travolta dalla gioia.

Inizia la marcia verso San Giovanni

Le strade sono chiuse, la città ci guarda passare come un’unica onda. Freddo, niente pioggia per fortuna.

I cori sono intensi:
“Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce”.

Il rituale delle chiavi di casa

Superata la stazione Termini, una delle fondatrici di Nonunadimeno ci invita ad agitare le chiavi di casa.
Il tintinnio crea un tappeto sonoro che invita a pensare alla paura normalizzata: ogni donna prepara le chiavi in mano prima ancora di arrivare alla porta, soprattutto la sera.
Quest’anno il pensiero va anche alle donne di Gaza e a tutte quelle che vivono in territori devastati, dove una casa non c’è più. Proseguiamo.

In prossimità di via Merulana ci uniamo nell’urlo muto

Uno dei momenti più intensi. La città è ormai buia. Le nostre strade sono letteralmente tinte di rosa.

Una voce al microfono ci invita a sederci e rimanere un minuto in silenzio:
un minuto per chi non può più parlare,
per tutte le donne e le soggettività a loro assimilabili piegate dalla violenza sommersa.
Alla fine, ci rialziamo insieme, come un’unica onda.

Ripartiamo in festa, accompagnate dalla musica di artiste donne

Accanto a me due giovanissime danzano e marciano. Una di loro, con naturalezza, invita chi si pone davanti allo striscione a spostarsi ai lati per non ostacolare il passo né la visibilità.
È un gesto semplice, ma mi colpisce: ha replicato ciò che aveva visto fare da me poco prima.

Un promemoria prezioso:
replichiamo ciò che vediamo.
In casa, a scuola, nelle piazze, sul lavoro.
Il modo migliore per fare una rivoluzione è uno soltanto:
dare il buon esempio.

Vale sempre la pena esserci. Con presenza, con cura, con coraggio.

Grazie alle migliaia di persone che ieri hanno marciato.
Per una causa che, nel mondo che desideriamo, non dovrebbe più avere bisogno di esistere.

Articolo a cura di Valeria Civale — Sportpress24.com

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