Champions League, Roma-Real Madrid 3-4: le parole di Gasperini e Mourinho

Torna la Champions League e con essa gli innumerevoli colpi di scena. Allo Stadio Olimpico la Roma domina per lunghi tratti una partita vinta o quasi, perché il Real Madrid ribalta nel finale il 3-1 giallorosso. In occasione della seconda giornata di League Phase.

Tre reti tutte da corner, per il definitivo 3-4. Prima Espì, poi Endrick e successivamente l’ex Rudiger. Non basta la doppietta di Malen e la perla di De Roon nell’impedire ai Blancos di conquistare una vittoria insperata, in una serata di Champions League incolore e abbastanza sottotono. Se non fosse anche per il solito Mbappé, autore a sua volta del momentaneo 1-1.

QUI ROMA – GASPERINI

“Ci siamo piantati sul traguardo, siamo stati passivi sulle situazioni di calcio d’angolo perdendo una partita che avevamo condotto. Loro hanno battuto diversi corner anche nel primo tempo, ma nel finale sembravamo paralizzati. 

Potevamo fare qualche altro gol, dispiace perché sono stati surclassati. Le partite vanno portate in fondo, i minuti finali sono sempre decisivi, anche se hai due gol di vantaggio. Per quanto riguarda i cambi, li rifarei. A livello infortunati Koné ha avuto uno stiramento, Dybala un risentimento, per gli altri sono acciacchi”.

QUI REAL MADRID – MOURINHO 

“Sono state due partite dentro una. La Roma è stata superiore in tutti gli aspetti ma dopo abbiamo avuto 20 minuti con un Real impossibile da fermare. Ci hanno sorpreso all’inizio gara con Soulé sulla fascia, creando una superiorità difficile da controllare. 

Nella ripresa eravamo più organizzati ma abbiamo preso un secondo gol ridicolo. Con il 3-1 per tutti la partita era morta, ma morti erano i giocatori della Roma. Difficile giocare con questo stile e con questa intensità come hanno loro. Il Real ne ha approfittato. Sono stati loro, senza capacità né tattica né fisica, ad accompagnare questo cambio offensivo che abbiamo avuto.

Quando mi hanno chiesto se la Roma poteva prendere Endrick ho detto: “Impossibile”, perché conosco il talento e so cosa può dare. Il povero Hermoso, dopo 80 minuti di Diomandé, l’abbiamo ammazzato. Il dito alzato alla fine era solo un modo per esultare a fine partita, non potevo farlo verso la Sud per rispetto”.

Articolo a cura di Alessio Giordano – SportPress24.com 

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