Due giornate di studio, confronto e approfondimento per rafforzare la rete di contrasto alla violenza di genere.
Magistrati, professori universitari, avvocati, rappresentanti delle forze dell’ordine, associazioni e società civile si incontrano a Roma per analizzare criticità, strumenti e prospettive di intervento.
Roma ospita l’8 e 9 ottobre 2026 il convegno nazionale “Violenza di genere. La risposta delle istituzioni e della società civile”, promosso dal Consiglio Superiore della Magistratura attraverso la Settima Commissione.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di approfondire uno dei fenomeni sociali più complessi e dolorosi del nostro tempo, favorendo il dialogo tra tutti i soggetti chiamati a prevenire, riconoscere e contrastare la violenza contro le donne.
L’evento si sviluppa attorno a un concetto fondamentale: la lotta alla violenza di genere non può essere affidata a un singolo attore istituzionale, ma richiede una collaborazione costante tra magistratura, forze dell’ordine, mondo della scuola, università, associazionismo, professioni e società civile.
Educazione e cultura come strumenti di prevenzione
La prima giornata si apre con una riflessione sul ruolo dell’educazione, della formazione e del linguaggio nella prevenzione della violenza. Il dibattito pone al centro la necessità di intervenire già nelle prime fasi della crescita, promuovendo una cultura del rispetto, della parità e della consapevolezza.
Particolare attenzione viene dedicata al peso che parole, stereotipi e modelli culturali esercitano nella costruzione delle relazioni sociali.
Il linguaggio, infatti, può contribuire a consolidare pregiudizi e discriminazioni oppure diventare uno strumento di emancipazione e cambiamento culturale.
Tra i temi affrontati emerge anche quello della cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, fenomeno che si verifica quando la persona offesa, nel corso del percorso giudiziario o mediatico, viene sottoposta a ulteriori forme di sofferenza attraverso giudizi, stereotipi o narrazioni distorte.
Il valore della collaborazione istituzionale
Uno dei momenti centrali del convegno è dedicato al rapporto tra istituzioni e uffici giudiziari. Magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, operatori del settore e professionisti analizzano le buone pratiche già adottate nei territori e le possibili strategie per rafforzare il coordinamento tra gli enti coinvolti.
La tempestività degli interventi, la condivisione delle informazioni e la costruzione di percorsi di protezione efficaci rappresentano elementi indispensabili per garantire una risposta concreta alle vittime e ridurre il rischio di recidiva.
Il confronto evidenzia inoltre come la rete territoriale costituisca uno strumento essenziale per accompagnare le donne nel difficile percorso di fuoriuscita dalla violenza, offrendo sostegno legale, psicologico, economico e sociale.
La prospettiva di genere nella giurisdizione
La seconda giornata affronta il tema del principio di non discriminazione e dell’integrazione della prospettiva di genere nell’attività giudiziaria.
L’obiettivo è comprendere come l’applicazione del diritto possa tenere conto delle specificità dei fenomeni violenti che colpiscono le donne, evitando letture stereotipate e garantendo una tutela effettiva dei diritti fondamentali.
Le relazioni approfondiscono anche il ruolo della giurisprudenza nazionale ed europea, evidenziando l’evoluzione degli strumenti normativi e interpretativi sviluppati negli ultimi anni per contrastare la violenza di genere.
Le nuove forme di violenza
Ampio spazio viene riservato alle diverse manifestazioni della violenza: fisica, psicologica, assistita ed economica.
Se le forme più evidenti continuano a rappresentare una grave emergenza sociale, cresce l’attenzione verso modalità di aggressione più subdole e meno immediatamente riconoscibili, come il controllo economico, la manipolazione psicologica o le condotte che coinvolgono indirettamente i minori.
L’analisi delle recenti evoluzioni legislative e delle inchieste parlamentari sul femminicidio offre l’occasione per valutare l’efficacia delle misure adottate e individuare ulteriori interventi di miglioramento.
Donne migranti e minori stranieri: una tutela ancora più complessa
Un focus specifico è dedicato alle difficoltà operative che riguardano le donne e i minori stranieri vittime di violenza.
Le barriere linguistiche, culturali e amministrative possono infatti rendere più difficile l’accesso ai servizi di protezione e alla giustizia.
Per questo motivo, il contributo delle associazioni, dei centri antiviolenza e delle reti territoriali assume un’importanza fondamentale nel garantire percorsi di assistenza realmente inclusivi.
Una sfida che riguarda l’intera comunità
Il convegno del Consiglio Superiore della Magistratura conferma come la violenza di genere rappresenti una questione che coinvolge l’intera collettività e che richiede una risposta multidisciplinare.
Prevenzione, educazione, formazione degli operatori, collaborazione tra istituzioni e sostegno alle vittime sono gli assi portanti di una strategia che punta non soltanto alla repressione dei reati, ma anche alla costruzione di una cultura fondata sul rispetto della persona e sull’uguaglianza.
La sfida, ribadita nel corso delle due giornate di studio, è quella di trasformare la consapevolezza in azione concreta, affinché nessuna vittima resti sola e la tutela dei diritti diventi un patrimonio condiviso dell’intera società.
