Una scelta strategica incomprensibile rischia di trasformare un risultato comunque positivo in un’altra occasione persa. Hamilton terzo e Leclerc quarto, ma quanti rimpianti
Ferrari, così non si può andare avanti. Il terzo posto di Lewis Hamilton e il quarto di Charles Leclerc potrebbero sembrare, numeri alla mano, un risultato positivo dopo una gara folle e condizionata dalla pioggia. Ma dietro il podio del britannico e la quarta posizione del monegasco c’è l’ennesima storia di una Ferrari costretta a rimontare dopo essersi complicata la vita da sola.
A Sepang, nel GP del Bahrain disputato in condizioni completamente anomale e dopo oltre 90 minuti di ritardo per la pioggia, il Cavallino ha preso una decisione che ha immediatamente fatto discutere: entrambe le Ferrari sono partite con gomme slick su una pista ancora bagnata.
Una scelta che si è rivelata sbagliata praticamente dopo pochi metri
Hamilton, partito dalla prima fila, è precipitato fino al 18° posto; Leclerc è finito addirittura nelle retrovie ed è stato costretto a rientrare ai box anche per sostituire l’ala anteriore dopo il contatto con la Audi di Nico Hulkenberg.
Il risultato? Una gara da costruire praticamente da zero.
Hamilton ha poi compiuto una rimonta straordinaria, riuscendo a sfruttare il progressivo asciugarsi della pista e le successive Safety Car fino a conquistare un insperato terzo posto. Leclerc, dopo una gara altrettanto complicata, ha chiuso quarto. Un risultato che salva almeno in parte il bilancio Ferrari, ma che non può cancellare quello che è successo all’inizio.
E qui arrivano i rimpianti
Perché la domanda è inevitabile: con una strategia più conservativa e con la scelta delle gomme intermedie, dove sarebbero potute arrivare le due Ferrari?
La risposta non è semplice, anche perché la stessa Ferrari ha riconosciuto che Red Bull e Mercedes avevano comunque un passo superiore.
Vasseur ha ammesso che la scelta iniziale delle gomme è stata sbagliata, mentre Leclerc ha spiegato che, dopo una prima parte in cui “tutto quello che poteva andare storto” è accaduto, nella seconda fase la situazione si è finalmente ribaltata.
Ma è proprio questo il punto.
Ferrari non può continuare a vivere di rimonte dopo aver compromesso le proprie gare con decisioni discutibili. Una squadra che vuole tornare a lottare stabilmente per vittorie e campionati deve essere capace soprattutto di non buttare via le occasioni.
E oggi l’occasione c’era.
La pioggia aveva trasformato il GP in una lotteria, ma proprio in queste situazioni il muretto deve dimostrare lucidità. Invece le Rosse sono precipitate in fondo al gruppo mentre Verstappen e Antonelli, con le intermedie, si prendevano il controllo della gara.
La Ferrari ha poi reagito alla grande, ma è stata costretta a correre in salita per quasi tutta la gara
Il terzo posto di Hamilton è quindi quasi un piccolo miracolo sportivo. Il quarto di Leclerc è altrettanto importante. Ma non deve diventare un alibi.
Perché il problema non è soltanto la classifica finale. Il problema è il modo in cui ci si arriva.
Ferrari ha bisogno di una macchina competitiva, certamente. Ma ha bisogno anche di una gestione strategica all’altezza del proprio nome. E oggi, ancora una volta, il muretto ha dato l’impressione di complicare una situazione già difficile.
Vasseur, a fine gara, ha parlato di una decisione collettiva e ha riconosciuto senza giri di parole che la scelta iniziale non ha funzionato. Un’ammissione corretta, ma che lascia inevitabilmente una domanda: quante altre occasioni dovrà perdere Ferrari prima di riuscire a trasformare il potenziale in risultati?
I tifosi sono esplosi sui social e il bersaglio principale è stato ancora una volta il muretto del Cavallino. La rabbia è comprensibile: vedere Hamilton partire secondo, precipitare al 18° posto e poi risalire fino al podio significa assistere a due gare diverse nella stessa domenica.
Una Ferrari capace di reagire, ma anche una Ferrari che ancora una volta si è messa da sola in difficoltà.
E allora il tema Fred Vasseur torna inevitabilmente sul tavolo
Non si tratta di attribuire al team principal ogni errore commesso dalla squadra, né di ignorare i limiti della vettura. Ma è legittimo chiedersi se l’attuale gestione sia davvero quella in grado di riportare Ferrari al vertice della Formula 1.
Perché il tempo passa, i rivali migliorano e il nome Ferrari non può vivere soltanto di grandi rimonte e di occasioni mancate.
Oggi Hamilton e Leclerc hanno salvato una domenica che poteva trasformarsi in un disastro. Ma se Ferrari vuole tornare a vincere davvero, non può continuare a chiedere ai suoi piloti di fare miracoli per rimediare agli errori del muretto.
La storia del Cavallino merita qualcosa di più.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi– Sportpress24.com

