Malagò, “condivido la scelta di Bianchedi, Abodi fuori luogo”

Bianchedi si dimette da capo delegazione dopo le parole di Abodi: “Messi in discussione i miei valori”

L’ex schermitrice italiana, vincitrice di due ori olimpici, annunciata il 9 agosto da Malagò, si dimette dopo neanche due mesi. Lo stupore del ministro.

Diana Bianchedi ha detto basta. È convinta che ci siano questioni che vanno al di là dello sport. E al di là della politica. Che ci siano parole che colpiscono là dove ci si è sempre sentiti al sicuro, dove la coscienza non ha mai vacillato. Sui propri valori. Quelli maturati in anni di sacrifici in pedana, in quelle sfide piene di rispetto, correttezza e lealtà che l’hanno vista diventare due volte campionessa olimpica. Per questo ieri ha deciso di fare un passo indietro e lasciare l’incarico di capo delegazione della Nazionale.

Era a Coverciano con gli azzurri quando ha letto le dichiarazioni del ministro per lo Sport Andrea Abodi. Si è sentita ferita e ha anche avuto paura che la vicenda che ruota intorno al suo doppio incarico –

quello per la Figc e quello di vicepresidente vicario del Coni – potesse in qualche modo danneggiare il presidente Malagò e la Nazionale stessa.

Da quando ad agosto è stata scelta per questo ruolo appartenuto a colossi come Riva e Vialli,

ha assistito a più riprese ad attacchi e strumentalizzazioni che non si aspettava, convinta di aver sempre lavorato al meglio per tutti. Ha cercato di ricucire, ha sperato in un accordo, ma la situazione è diventata sempre più difficile e ieri è precipitata.

L’accaduto:

Ripercorriamo quello che è successo. L’antefatto risale a martedì quando, durante la Giunta Coni per il commissariamento della Federazione Pesistica, Bianchedi e il vicepresidente Di Paola esprimono chiaramente le proprie perplessità. Alla fine il voto è unanime, ma la spaccatura in Giunta – per alcuni assai preoccupante in vista del voto sulla Figc della prossima settimana – viene notata. E ieri, a margine di un evento di Sky, ne parla il ministro Abodi: “Il vicepresidente vicario e il vicepresidente hanno diritto e dovere di esprimere un’opinione, ma se è sempre contraria dovrebbero fare una scelta, perché quel ruolo è stato affidato loro nell’ambito di un rapporto fiduciario”. 

Parole che Bianchedi prende male. Ci riflette, si confronta con Malagò e in serata ufficializza le dimissioni con un comunicato in cui lascia pochi margini all’interpretazione: “A seguito delle dichiarazioni rilasciate dal ministro Abodi e delle polemiche che ne sono scaturite negli organi di stampa, rassegno le mie dimissioni da capo delegazione della Nazionale.Una decisione maturata per il grande rispetto che ho del Coni, della sua Giunta, della Figc e delle istituzioni sportive, come dimostra la mia carriera da atleta e da dirigente. Ho sempre agito con correttezza e serietà, nel rispetto delle norme e delle persone, per il bene dello sport: valori che oggi vengono ingiustamente messi in discussione. Inoltre, scelgo di fare un passo indietro per quello che rappresenta la maglia azzurra, al fine innanzitutto di proteggere la squadra da inutili polemiche”.

Poi i ringraziamenti alla squadra e al ct, “per come mi hanno accolto e per le emozioni che pur in pochi giorni mi hanno fatto vivere“. Gli azzurri l’hanno salutata con affetto, in particolare capitan Donnarumma. Un’esperienza durata meno di due settimane, ma che ha lasciato il segno: nata da un’idea di Malagò in pieno agosto, contestata subito dal Coni tanto da richiedere un parere dell’Anac, non atteso solo perché l’Italia di Mancini iniziava la sua avventura. Adesso Bianchedi, che avrebbe potuto diventare presidente del Coni dopo Malagò, tornerà a dedicarsi solo al Coni, a partire dalla Giunta sul commissariamento della Figc.

Il ministro

Abodi ha reagito alle dimissioni con un certo stupore, convinto che le sue parole non mettessero in alcun modo in discussione i valori dell’olimpionica tanto da creare tali effetti in ambiti da lui non toccati. Il ministro era tornato anche a parlare del commissariamento:“Non c’è un tema né personale né politico.

È il Coni che prende una decisione, metterla sul piano politico è una mortificazione nei confronti del Coni stesso: deciderà la Giunta, deciderà il Consiglio nazionale”.E sull’eventuale futuro del ct:“Mancini può e deve lavorare con tranquillità, il suo lavoro non è in discussione”.

“E’ una scelta che non posso che condividere. L’entrata” di Abodi “è non convenzionale, sgrammaticata, fuori luogo. Credo che sia impossibile darle torto”. Lo diceGiovanni Malagò,presidenteFigc, a margine dell’assemblea di Lega Pro.“Non mi sembra che da parte del ministro sia stata l’unica uscita su questioni che riguardano il calcio.I fatti mi sembrano molto chiari”.

“Diana è stata particolarmente turbata dal fatto che il ministro per lo Sport entri nel merito di quelli che sono i comportamenti all’interno della giunta”, ha affermato Malagò. “Il giudizio è unanime se vai a guardare, è un dato di fatto quello che sta succedendo – ha detto Malagò -. Qui non si tratta di essere amici di Mario o di Carlo, di Giovanni o di Luciano: è evidente che c’è questo palese intervento che secondo me è in assoluto sbagliato, in nome di quelle che sono le dinamiche dell’autonomia dello sport”.

 

Articolo a cura di Michela Catena – Sportpress24.com

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