Roma è rimasta sospesa in un clima di inquietudine quando nel quartiere Prati, tra l’11 e il 16 settembre 2026, diversi passanti sono stati colpiti da piccoli proiettili metallici mentre camminavano lungo via della Giuliana, una strada solitamente tranquilla e ordinata.
A sparare era un uomo affacciato alla finestra del suo appartamento, trasformando un gesto quotidiano come uscire di casa in un rischio improvviso e inspiegabile.
Il responsabile è un cinquantenne del quartiere, Edoardo Ciardiello Crescimanno, che si è presentato spontaneamente ai Carabinieri accompagnato dal suo avvocato, ammettendo di aver sparato con una carabina ad aria compressa senza un vero motivo, quasi come fosse un passatempo.
La sua figura, descritta dai residenti come quella di un uomo riservato e apparentemente innocuo, ha assunto improvvisamente i contorni di un “cecchino” capace di colpire persone ignare a distanza, generando paura e incredulità.
Tra le vittime c’è Cristina Stillitano, giornalista e scrittrice, ferita alla spalla da un pallino metallico rimasto conficcato nel braccio e rimosso con un intervento chirurgico
La sua testimonianza ha incoraggiato altri cittadini a raccontare episodi simili, permettendo di ricostruire almeno sette casi di lesioni provocate da colpi partiti dalla stessa finestra.
L’indagine è complessa e ha richiesto rilievi tridimensionali per ricostruire le traiettorie dei proiettili, fino a individuare con precisione l’appartamento da cui provenivano
La perquisizione ha portato al sequestro della carabina e di altre armi ad aria compressa, insieme a un’ottica di puntamento che confermava la capacità dell’uomo di colpire con precisione. Nonostante la confessione e la gravità degli episodi, Ciardiello Crescimanno è denunciato a piede libero, poiché il reato contestato non prevede l’arresto obbligatorio.
Questa circostanza ha alimentato la preoccupazione dei residenti, che temono possa procurarsi nuovamente un’arma e ripetere i suoi gesti.
Il quartiere, noto per la sua eleganza e per la vita tranquilla, si è ritrovato improvvisamente vulnerabile, con commercianti e famiglie che per giorni hanno evitato di percorrere la strada colpita dagli spari.
Il caso del cosiddetto “cecchino di Prati” è diventato così il simbolo di quanto fragile possa essere la percezione di sicurezza urbana e di quanto imprevedibili possano risultare i comportamenti di chi vive accanto a noi.
È anche la dimostrazione di come la collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine, unita a tecniche investigative avanzate, possa riportare alla luce la verità dietro una minaccia invisibile, restituendo al quartiere la possibilità di tornare a vivere senza paura.