La seconda giornata diPordenonelegge – la Festa del libro e della libertà, si è aperta sotto una fitta pioggia. Il maltempo non ha scoraggiato i partecipanti che si sono riversati nei luoghi dei vari eventi. Alle h. 9.00 hanno preso il via gli appuntamenti dedicati alle scuole del territorio pordenonese, come di consueto fino a venerdì. Sabato solo per gli studenti delle superiori.
Attraverso il confronto diretto con gli autori,gli studenti affrontano un’ampia varietà di temi, dall’intelligenza artificiale alla poesia fino alla letteratura, in un percorso orientato al rispetto delle idee altrui e alla costruzione di un futuro migliore per aspirare a un mondo più equo.
Thomas Schlesser – La poesia può ancora parlare al presente?
Tutto esaurito all’ex convento di San Francesco per l’incontro conThomas Schlesser.
Poeta e storico dell’arte e direttore della fondazione Hartung-Bergman, la cui missione è assicurare la conservazione e la valorizzazione di opere, archivi e patrimonio architettonico, edocente all’École polytechnique, Schlesser è autore di biografie di pittori e artisti, ha pubblicato un libro di grande successo,“Gli occhi di Monna Lisa”. Con quest’opera, Schlesserha vinto, in Francia il premio “Autore dell’anno.”
L’autore francese esplora la poesia del ‘900 dimostrando come quanto scritto dai grandi poeti del passato continuano a parlare al nostro presente. Un modo perscoprire come i versi possano raccontare le domande, le inquietudini e le speranze che attraversano ogni generazione.
In questo primo incontro a pordenonelegge, Schlesser ha presentato il suo libro “Il gatto del giardiniere.”
Il gatto del giardiniere, romanzo di Thomas Schlesser, racconta l’incontro tra Louis, un giardiniere solitario e segnato da un profondo dolore, e Thalie, un’insegnante di Lettere in pensione che si trasferisce in Provenza. Quando un violento temporale danneggia il giardino della sua nuova casa, Thalie affida a Louis il compito di riportarlo in vita.
Tra i due nasce un rapporto particolare, fatto soprattutto disilenzi e poesia. Thalie comincia infatti a recitare a Louis versi di grandi poeti, accompagnandolo gradualmente alla riscoperta delle emozioni e del rapporto con gli altri. Il giardino diventa così il simbolo di una possibile rinascita: mentre Louis cura piante e fiori, la poesia lo aiuta ad affrontare il dolore del passato.
Il romanzo intrecciasolitudine, amicizia, poesia e speranza, mostrando come la cultura e l’incontro con gli altri possano diventare strumenti per superare momenti difficili e tornare a guardare al futuro.
Giuseppe Ghigi –Alle radici del mito. Venezia e il cinema
Venezia, quando il cinema costruisce un mito
Che cosa resta di una città quando la sua immagine ne ha eroso la sostanza? A partire da questa domanda,Giuseppe Ghigi, storico e critico cinematografico, ci accompagna in un percorso attraverso il mito e gli stereotipi che avvolgono la città di Venezia
A Pordenonelegge 2026, Giuseppe Ghigi ripercorre il rapporto traVenezia e il cinema, mostrando come film, immagini e registi abbiano contribuito a creare nel tempouna città sospesa tra realtà e immaginazione.
Venezia non è soltanto una città: è un’immagine che il cinema ha trasformato in un vero e proprio mito. Canali, gondole, palazzi e piazza San Marco sono diventati, nel corso degli anni, simboli riconoscibili in tutto il mondo. È proprio questa trasformazione che Giuseppe Ghigi racconta in “Alle radici del mito. Venezia e il cinema”.
Il libro ripercorrela storia dell’immagine cinematografica di Venezia, dalle prime rappresentazioni fino alle grandi produzioni internazionali. Attraverso numerosi film, Ghigi mostracome la città sia stata raccontata in modi diversi: romantica e misteriosa, elegante e inquietante, reale ma allo stesso tempo quasi fantastica.
Il cinema, però, non si limita a riprendere Venezia: contribuisce acostruirne l’immaginario. I luoghi più famosi vengono riproposti continuamente e finiscono per diventare parte di una Venezia “da film”, talvolta molto diversa dalla città quotidiana.
Il percorso dell’autore diventa cosìun viaggio nella storia del cinemae, allo stesso tempo, nella storia di una città che ha trovato sul grande schermouna seconda identità, trasformandosi in uno dei luoghi più celebri e riconoscibili della cultura cinematografica mondiale.
Pier Luigi Petrillo – Tutti a tavola. Perché la cucina italiana è un patrimonio dell’umanità
Pier Luigi Petrillo èprofessore ordinario di Diritto comparato presso l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, dove dirige laCattedra UNESCOsu Patrimonio Culturale Immateriale e Diritto Comparato ed insegna Antropologia della Globalizzazione. Ha curato la candidatura all’UNESCO di numerosi dossier, tra cui quello delle Dolomiti, della cucina italiana, della Dieta Mediterranea, del Paesaggio del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, dello zibibbo di Pantelleria, della transumanza.
Il professore presenta un’opera che esplora la preparazione del dossier per la cucina italiana all’UNESCO, sfatando falsi miti ed ereditarietà statiche.La cultura culinaria del nostro Paesesi rivela così una realtà composita e in evoluzione, frutto di secoli di incontri e della ricchezza dei singoli territori. Intrecciando aspetti storici e giuridici con uno stile chiaro e accessibile, il testo evidenzia come il condividere la tavola rappresenti un vero e proprio modello di accoglienza e partecipazione.
“La cultura del cibo è parte della nostra identità. Le nostre mamme, appena il figlio si sveglia, aprono le finestre e pongono una sola domanda: – Cosa vuoi per pranzo? –E da questa base che parte il professor Petrillo. “Spesso mi chiedono, qual èla differenza tra cucina popolare ed alta cucina. L’alta cucina è dovuta agli chef che hanno innovato. Hanno preso la tradizione e l’hanno modificata cambiando ingredienti, ingredienti, scomponendo, le cotture, etc.”Aggiungendo poi, con una lieve vena polemica: “Qualcuno esperto di marketing, asserisce che la cucina italiana non esiste. Secondo lui la cucina italiana si fonda su prodotti importati, come ad esempio il pomodoro che arriva grazie a Cristoforo Colombo.”Specificando:“Forse questo esperto di marketing non ha capito che è proprio questala forza della cucina italiana.”
Massimo Carlotto – Laterradellamiaanima
“Rossini, malato di cancro, si presentò a casa mia. Mi consegnò una serie di nastri e cassette. Per lui, il mio compito era quello di essere amico e narratore.”Ha spiegatoMassimo Carlotto. “Rossini era un membro della malavita di un tempo.Una malavita fatta di codice d’onore tra malavitosi.” Aggiungendo: “Mi disse, Devi raccontare la mia storia, devi scrivere un libro. Come si scrivere un libro fosse una cosa naturale.”
“La vita di Beniamino è stata un’avventura,ho dovuto fare una scelta. Dimenticarmi, che era un amico. Nel Libro non c’è proprio scritto tutto perché ci sono persone ancora in vita. La frase che più mi colpì di Beniamino è stata: – Non voglio avere nulla a che fare con questo tipo di delinquenza. È un tipo di criminalità che non mi appassiona. “
“Beniamino smise di diventare delinquente, cambiò completamente vita. Si mise a fare il vetraio presso un’artista del vetro. Non ha mai nascosto il suo passato.La gente, comunque, si fidava di lui perché era uno serio. Accompagnava i ragazzi di una squadra di hockey con il pulmino ed i genitori erano felici perché sapevano che stavano con una persona seria.”Carlotto di Rossini dice: “A volte ripresentava alla gente dicendo: –Sono beniamino Rossini, bandito.”