Quando la critica diventa ossessione, quando l’attacco al presidente Claudio Lotito non basta più, allora bisogna trovare qualcun altro da mettere nel mirino. E così, nel surreale dibattito che ormai accompagna quotidianamente la Lazio, è arrivato anche il turno di Emanuele Floridi.
La nuova accusa? Emanuele Floridi sarebbe tifoso della Roma.
Sì, avete letto bene.
Il responsabile della strategia e dell’organizzazione della comunicazione della S.S. Lazio, professionista con oltre vent’anni di esperienza nel settore della comunicazione istituzionale, mediatica e sportiva, è diventato improvvisamente il bersaglio di una parte della tifoseria che sembra avere ormai trasformato la ricerca del “nemico” in una vera e propria attività quotidiana.
La stessa Lazio, nel comunicare la sua nomina, ha sottolineato proprio la sua esperienza e professionalità.
Ma la domanda è una sola: dove sarebbe la prova che Floridi è un tifoso giallorosso?
Perché additare ad una persona di essere tifoso della Roma non è un’opinione. È un’affermazione precisa. E quando si mette in discussione la professionalità di una persona sulla base della sua presunta fede calcistica, sarebbe quantomeno necessario portare delle prove.
Invece assistiamo all’ennesima campagna social costruita sul nulla.
E c’è un particolare che sarebbe interessante ricordare a chi oggi punta il dito contro Floridi.
Sul suo account X, ex Twitter, sono presenti testimonianze della sua vicinanza alla Lazio e, tra queste, anche una fotografia risalente al 26 Maggio 2013, dopo la storica finale di Coppa Italia vinta dalla Lazio contro la Roma.
In quella circostanza Floridi appare insieme a Igli Tare, allora direttore sportivo biancoceleste, mostrando con orgoglio la propria vicinanza ai colori della Lazio.

Dunque, prima di distribuire patenti di romanismo, forse sarebbe opportuno guardare cosa racconta realmente la storia pubblica della persona che si vuole mettere alla gogna.
Ma il punto, probabilmente, è un altro.
Floridi sta pagando il fatto di lavorare per la Lazio. E soprattutto sta pagando il fatto di essere stato scelto da Claudio Lotito
È questo il vero peccato originale?
Perché osservando il clima che si è creato intorno alla società sembra quasi che qualsiasi persona che lavori all’interno della Lazio debba necessariamente essere sottoposta a un esame di “purezza laziale”. Non importa quale sia il curriculum. Non importa cosa abbia fatto. Non importa come svolga il proprio lavoro.
Se è stato scelto da Lotito, allora deve essere necessariamente un problema.
Questa non è più critica. È un’ossessione.
Criticare Lotito è legittimo. Contestare le scelte societarie è legittimo. Non condividere il mercato, la gestione della comunicazione, le strategie del club o qualsiasi altra decisione è assolutamente legittimo.
Ma trasformare ogni professionista che lavora nella Lazio in un bersaglio personale è un’altra cosa.
E Floridi, in questo senso, rappresenta perfettamente il nuovo bersaglio.
La società lo ha scelto per le sue competenze e per la sua esperienza. Oggi il sito ufficiale della Lazio lo indica chiaramente come Responsabile della Strategia e dell’organizzazione della Comunicazione.
Non come responsabile della curva.
Non come capo ultras.
Non come rappresentante politico di Lotito.
Come professionista della comunicazione.
Ed è proprio questo che qualcuno sembra non voler capire.
Un responsabile della comunicazione deve comunicare. Deve costruire rapporti con i media, organizzare strategie, gestire la reputazione del club, tutelare l’immagine della società e cercare di valorizzarne il brand.
È esattamente il ruolo per cui Floridi è stato scelto
E non è neppure rimasto silenzioso nei momenti più delicati. Nel giugno 2026 è intervenuto pubblicamente con una lettera a Il Tempo sul rapporto tra la Lazio e la propria tifoseria, entrando nel merito del clima di contestazione e invitando a riportare il dibattito sui problemi reali della società.
Si può non essere d’accordo con quello che dice.
Si può criticare la comunicazione.
Si può chiedere di più alla società.
Ma accusare una persona, un dipendente della Lazio, un professionista di essere romanista e, a detta di alcuni, anti-laziale, senza portare prove concrete è semplicemente un’altra cosa.
È la scorciatoia della polemica.
È il metodo del sospetto.
È il meccanismo per cui, quando non si riesce a colpire una scelta, si prova a colpire la persona.
E allora bisogna dirlo con chiarezza: se l’obiettivo è contestare Lotito, si contesti Lotito. Se l’obiettivo è chiedere un cambio di gestione, lo si faccia. Se si ritiene che la comunicazione della Lazio sia sbagliata, si spieghi perché.
Ma trascinare nel fango un professionista soltanto perché lavora per la Lazio è profondamente ingiusto.
E soprattutto è controproducente per la stessa tifoseria
Perché una cosa è la critica, altra cosa è la caccia alle streghe.
Floridi può essere giudicato per il suo lavoro. Può essere promosso o bocciato per le sue strategie. Può essere criticato quando sbaglia.
Ma stabilire che sia romanista perché qualcuno sui social lo ha deciso non è giornalismo, non è critica e non è nemmeno una contestazione seria.
È soltanto rumore.
E forse sarebbe arrivato il momento, per una parte del popolo laziale, di chiedersi se l’ossessione contro Lotito non stia finendo per produrre un paradosso: colpire talmente tanto chiunque sia vicino alla società da non distinguere più tra responsabilità, professionalità e appartenenza.
Perché alla fine la Lazio non è Lotito.
E non è nemmeno Floridi.
La Lazio è una storia, una maglia, una tifoseria e una società composta da decine di professionisti.
Chi lavora per la Lazio merita di essere giudicato per quello che fa
Non per quello che qualcuno decide di attribuirgli sui social.
E se davvero esistono prove che Emanuele Floridi sia romanista, e che questo è un problema per la Lazio, le si mostrino.
Altrimenti, sarebbe forse il caso di smettere con questa ridicola caccia al romanista immaginario.
Perché trasformare ogni professionista in un nemico non rende più forte la critica alla società.
La rende soltanto più debole.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi– Sportpress24.com