Alexander Zverev è in finale allo US Open: respinto Khachanov 6-3 7-6 7-6
Alexander Zverev è il primo finalista dello US Open.
Nel pieno della sua maturità tennistica, Alexander Zverev centra la sua terza finale Slam consecutiva dopo il titolo del Roland Garros e l’epilogo a Wimbledon con Sinner. Un risultato notevole se si pensa che, proprio da quando sprecò qui la finale (da 2-0 con Thiem nel 2020). Sascha era considerato l’eterno incompiuto del tennis mondiale, nonostante i suoi 25 titoli Slam, nonostante le 2 Finals, nonostante l’oro olimpico. Senza poi girarci troppo intorno, se è più che complesso per lui battere Sinner o Alcaraz, così come fu con Djokovic o Nadal, Zverev è invece e per distacco ”il migliore degli altri”, come certifica qui la prima testa di serie del torneo.
Certo che il suo US Open non è iniziato nel migliore dei modi – 5 ore con Sonego all’esordio e altri cinque set sofferti con Halys, ma poi Sascha ha cambiato marcia con Tabilo, Darderi, van de Zandschulp e riservato lo stesso trattamento (in 3 set) a Khachanov in semifinale. Nemmeno un top-ten sulla sua strada.
Shelton vince in rimonta il derby-show con Tiafoe
Dopo aver eliminato il campione uscente Alcaraz ai quarti, Ben Shelton vince in rimonta il pirotecnico derby a stelle e strisce contro Frances Tiafoe col punteggio di 4-6 6-3 6-3 7-5 e raggiunge Sascha Zverev in finale. Gli Stati Uniti puntano su di lui per tornare a vincere il titolo Slam in casa a distanza di 23 anni da quello di Andy Roddick.
La vittoria, in rimonta, di Ben è il manifesto della sua filosofia in campo, trasmessa anno dopo anno, allenamento dopo allenamento, punto dopo punto, dall’onnipresente papà Bryan: un tennis muscolare, energico, esplosivo. La tensione dell’appuntamento forse più importante della carriera (era sì la sua terza semifinale Slam, ma le precedenti le aveva perse nel 2023 con Djokovic e nel 2025 con Sinner) e qualche scoria della faticaccia fino alle 3:33 di notte contro Alcaraz, si sono fatte sentire in avvio e ne ha approfittato un intelligente e scaltro Tiafoe con un break chirurgico in chiusura di primo set propiziato da un doppio fallo.
Il 23enne di Atlanta, però, è riuscito a resettare immediatamente (mostrando una maturità inedita fin qui in carriera) e a ribaltare l’inerzia sull’Arthur Ashe vincendo i successivi due parziali di rabbia e classe, alzando vertiginosamente il rendimento al servizio, la sua arma più potente (20 gli ace a referto a fine match).
Nel quarto set, il più equilibrato, Tiafoe vende cara la pelle, ma perde un treno importante per trascinare la contesa al quinto, buttando alle ortiche in apertura ben tre palle break, e quando deve servire sotto pressione sul 5-6, nell’immediata vigilia del tie-break, trema e offre sul piatto d’argento la prima finale Slam al rivale connazionale che manda la buonanotte al Centrale di Flushing Meadows ricordando le vittime dell’11 settembre 2001.
Articolo a cura di Michela Catena – Sportpress24.com