Il temporale che ieri ha colpito Roma ha riportato puntualmente a galla uno dei problemi più evidenti della Capitale: quando arriva un nubifragio, anche soltanto particolarmente intenso, molte strade si trasformano in fiumi, i sottopassi diventano trappole, il traffico va in tilt e gli automobilisti si ritrovano a percorrere una città che sembra impreparata ad affrontare un fenomeno ormai tutt’altro che eccezionale.
Le immagini del 10 settembre raccontano una Roma in grande difficoltà. Allagamenti diffusi hanno interessato diversi quartieri, mentre anche il Grande Raccordo Anulare ha registrato pesanti criticità, con tratti completamente invasi dall’acqua e automobilisti costretti a procedere con estrema difficoltà. Particolarmente colpita la zona dell’Ardeatina.
E allora la domanda diventa inevitabile: quanto viene realmente fatto per prevenire queste situazioni?
Perché Roma non scopre oggi la pioggia intensa. Non è una novità neppure che i temporali estivi possano trasformarsi in pochi minuti in vere e proprie bombe d’acqua. Proprio per questo la manutenzione ordinaria delle infrastrutture dovrebbe rappresentare una delle priorità di qualsiasi amministrazione: caditoie, tombini, fognature, griglie di raccolta delle acque e strade dovrebbero essere pronti a svolgere la loro funzione quando arriva l’acqua.
Il problema, dunque, non è soltanto il temporale di ieri. Il problema è ciò che succede ogni volta che Roma viene colpita da precipitazioni particolarmente intense.
E qui la gestione della città da parte della giunta Gualtieri finisce inevitabilmente sotto esame.
Da anni i cittadini assistono a una comunicazione istituzionale estremamente presente sui social, con video, immagini e aggiornamenti dedicati alle opere realizzate, ai cantieri, alle trasformazioni urbane e agli interventi considerati simbolo della nuova Roma.
Una comunicazione che può anche raccontare risultati reali, ma che rischia di diventare poco convincente quando il cittadino, uscendo di casa dopo un forte temporale, si trova davanti a strade allagate, tombini che non riescono a smaltire l’acqua e viabilità paralizzata.
È questa la contraddizione sulla quale sarebbe necessario aprire una riflessione politica
Perché inaugurare, raccontare e comunicare un’opera è certamente importante. Ma amministrare una grande capitale significa anche occuparsi di quelle attività meno visibili, meno spettacolari e certamente meno adatte a un video sui social: pulire una caditoia, controllare un tombino, verificare una griglia, liberare un sistema di drenaggio, intervenire su una strada prima che l’emergenza arrivi.
E proprio sulla prevenzione si concentra una delle domande più scomode.
Se la pulizia delle caditoie e la prevenzione degli allagamenti sono attività programmate, come dimostra anche la documentazione relativa alle attività capitoline sulla pulizia delle caditoie, perché dopo un temporale intenso continuano a ripetersi scenari simili?
Naturalmente non si può sostenere che ogni allagamento sia automaticamente conseguenza della mancata manutenzione. Quando in poche ore cade una quantità eccezionale di acqua, anche una rete efficiente può andare in crisi.
Ma proprio per questo la discussione dovrebbe essere ancora più seria: quali interventi sono stati effettuati? Quante caditoie vengono pulite periodicamente? In quali zone? Con quale frequenza? Quanti interventi sono stati effettuati prima dell’arrivo della stagione dei temporali? E quali sono i punti della città considerati maggiormente a rischio?
Sono domande semplici, ma decisive
C’è poi un’altra precisazione doverosa. Il Grande Raccordo Anulare non è una strada comunale: la gestione dell’A90 è competenza di ANAS. Per questo gli allagamenti del GRA non possono essere utilizzati, senza distinguo, come prova di una responsabilità diretta del Campidoglio.
Tuttavia il problema della viabilità romana nel suo complesso resta sotto gli occhi di tutti e il Comune non può limitarsi a osservare ciò che accade sulle proprie strade soltanto quando l’emergenza è già esplosa.
La questione riguarda soprattutto la capacità di prevenire.
Ieri Roma ha avuto ancora una volta la sua fotografia dopo la pioggia: strade allagate, disagi alla circolazione, alberi e rami caduti e cittadini alle prese con una situazione che, in molti casi, si ripete da anni.
Ed è proprio qui che la comunicazione politica dovrebbe lasciare spazio ai numeri
Quante risorse sono destinate ogni anno alla manutenzione ordinaria? Quante caditoie sono effettivamente pulite? Quanti interventi sono effettuati nei mesi precedenti alla stagione più a rischio? Qual è il tempo medio di intervento dopo una segnalazione? Quali sono le zone che presentano le maggiori criticità?
Perché il cittadino non chiede necessariamente una città immune dagli eventi meteorologici estremi. Chiede una città preparata.
E soprattutto chiede che la manutenzione ordinaria non diventi straordinaria soltanto quando arriva il temporale.
Gualtieri e la sua giunta hanno costruito una parte importante della propria narrazione politica sulla trasformazione di Roma. Ma una capitale non si giudica soltanto dai grandi cantieri, dalle opere che fanno bella figura nelle fotografie o dai video pubblicati sui social.
Si giudica anche alle sette di sera, quando comincia a piovere.
Si giudica quando un automobilista deve attraversare una strada senza sapere se sotto l’acqua ci sia ancora l’asfalto o una voragine.
Si giudica quando un sottopasso diventa impraticabile.
Si giudica quando una caditoia dovrebbe raccogliere l’acqua e invece l’acqua resta sulla strada.
Ed è qui che la domanda politica diventa inevitabile: Roma sta davvero investendo abbastanza nella manutenzione e nella prevenzione oppure si interviene soprattutto quando il problema è ormai diventato emergenza?
Il temporale di ieri non ha creato da solo i problemi di Roma. Li ha semplicemente resi nuovamente visibili
Adesso il Campidoglio dovrebbe fare una cosa molto più utile di un altro video celebrativo: pubblicare numeri, interventi, tempi e risultati della manutenzione delle caditoie e della rete di drenaggio della città.
Perché una Roma più bella è certamente un obiettivo.
Ma una Roma che non va sott’acqua alla prima grande pioggia dovrebbe essere una priorità.
Articolo a cura della Redazione di Sportpress24.com