Champions League, l’inno divide ancora i tifosi: “Ridateci quello originale”

La nuova stagione della Champions League è pronta a partire, ma a far discutere ancora una volta non sono soltanto le squadre, i sorteggi e il nuovo format della competizione. Al centro delle polemiche è finito anche l’inno più famoso del calcio europeo.

Forse non tutti ricordano che nella stagione 2024-25, quella che ha segnato il debutto della nuova formula con il girone unico, la UEFA aveva introdotto anche una nuova versione dell’inno della Champions League. Una definizione, quella di “nuovo inno”, che in realtà va presa con le dovute precauzioni.

La musica, infatti, è rimasta sostanzialmente quella che milioni di appassionati conoscono dal 1992. A cambiare è stata soprattutto l’interpretazione: la versione è stata nuovamente registrata da Tony Britten, autore dell’inno originale, con un’esecuzione leggermente più rapida e una maggiore attenzione alla parte vocale.

Un ritocco, dunque, più che una vera e propria rivoluzione. Eppure, a distanza di due stagioni, sembra che una parte dei tifosi non abbia ancora digerito la scelta della UEFA.

In occasione dell’imminente avvio della Champions League 2026-27, infatti, la UEFA ha pubblicato sui propri profili social una clip accompagnata proprio dalla versione dell’inno che aveva debuttato due stagioni fa. Una scelta che ha immediatamente scatenato la reazione di numerosi appassionati.

Molti tifosi, probabilmente convinti che si trattasse di una nuova versione appena introdotta, hanno invaso i commenti con critiche e richieste di tornare al passato.

“Ridateci il vecchio inno”, è stato uno dei commenti più ricorrenti. Altri hanno contestato direttamente la decisione di modificare una musica considerata ormai intoccabile: “Perché si è voluto migliorare un inno già così mitico?”. E non sono mancati giudizi ancora più netti: “Rimettete l’inno originale, questo fa schifo”.

Una reazione che racconta quanto sia particolare il rapporto tra il pubblico e l’inno della Champions League. Quelle note, ispirate a “Zadok the Priest” di Georg Friedrich Händel e adattate da Tony Britten, sono diventate negli anni parte integrante dell’immaginario calcistico europeo. Per milioni di tifosi rappresentano l’attesa, la notte europea, le grandi sfide e quella sensazione unica che accompagna l’ingresso delle squadre in campo.

Proprio per questo, qualsiasi modifica, anche minima, rischia di essere percepita come una sorta di tradimento della tradizione.

La curiosità è che la versione contestata sui social non rappresenta nemmeno una rottura radicale con il passato. La melodia è riconoscibilissima e l’impianto dell’inno è rimasto praticamente invariato. La differenza riguarda soprattutto il ritmo e la resa della parte vocale.

Ma nel calcio, e soprattutto quando si parla di simboli, spesso non conta soltanto ciò che cambia realmente. Conta anche ciò che i tifosi percepiscono come diverso.

E così, mentre la Champions League 2026-27 si prepara ad aprire un nuovo capitolo della propria storia, una vecchia questione torna a far discutere. L’inno deve essere moderno e adeguarsi ai tempi oppure dovrebbe rimanere esattamente quello che milioni di persone hanno imparato ad amare dal 1992?

A giudicare dai commenti comparsi sotto il post della UEFA, una parte dei tifosi non sembra avere dubbi: quando parte la musica della Champions, meglio non toccare nulla.

Perché certe tradizioni, soprattutto nel calcio, non hanno bisogno di essere migliorate.

Articolo a cura di  Stefano Ghezzi– Sportpress24.com

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