Il comunicato di Zurigo non è una semplice nota diplomatica. È una dichiarazione di guerra. La FIFA respinge le accuse, difende Infantino e avverte Confederazioni e oppositori: il presidente resta al suo posto e nessuno proverà a cambiare le regole durante la partita.
La FIFA ha rotto il silenzio. E lo ha fatto con la delicatezza di un bulldozer.
Nel pieno dello scontro politico che sta scuotendo il calcio mondiale, il massimo organismo del pallone ha deciso di mettere nero su bianco quello che fino a oggi era rimasto nei corridoi, nelle telefonate e nelle dichiarazioni più o meno velate:Gianni Infantino è sotto attacco, ma la FIFA non ha alcuna intenzione di lasciarlo solo.
Anzi, alza il muro.
«La FIFA non sosterrà, faciliterà o tollererà alcun processo relativo all’elezione del Presidente della FIFA che sia incoerente con gli Statuti della FIFA, le procedure democratiche e il quadro di governance consolidato».
Tradotto dal linguaggio istituzionale:se qualcuno sta pensando a una scorciatoia per mettere in discussione Infantino, se la può dimenticare.
La FIFA mette le barricate
Il punto politicamente più interessante è proprio questo. La FIFA non si limita a difendere l’attuale presidente: sembra voler mettere in chiaro chequalsiasi tentativo di modificare gli equilibri della governance dovrà passare dalle regole ufficiali.
E subito dopo arriva l’attacco diretto agli oppositori.
«È sempre più evidente che esiste uno sforzo concertato e in corso da parte di alcuni per minare la FIFA e il suo Presidente».
Uno «sforzo concertato».
Due parole che raccontano meglio di qualsiasi diplomazia il livello raggiunto dallo scontro.
Per Zurigo non si tratterebbe più semplicemente di dissenso, di opinioni differenti o di una normale dialettica interna al calcio internazionale. La FIFA parla apertamente di un tentativo organizzato diindebolire l’organizzazione e il suo presidente.
E quando un organismo come la FIFA decide di parlare in questi termini, significa che la guerra politica è già cominciata.
Infantino contro il fronte del dissenso
Al centro c’è naturalmente Gianni Infantino presidente FIFA.
Il presidente viene difeso senza esitazioni: la FIFA ricorda che è stato «eletto democraticamente dalle Associazioni Membro» e che continua a esercitare il proprio mandato.
È questa la linea di difesa scelta da Zurigo:Infantino non è un presidente da salvare, ma un presidente legittimamente eletto da difendere.
E allora tutte le contestazioni, tutte le accuse e tutte le ricostruzioni che mettono in discussione il suo operato vengono rispedite al mittente.
«Le recenti relazioni hanno incluso affermazioni non comprovate e accuse palesemente false».
Poi arriva la frase che sembra quasi una stoccata personale a chi sta alimentando la pressione mediatica:
«La ripetizione non rende vera un’accusa».
Un messaggio chiarissimo: la FIFA non intende più assistere in silenzio alla costruzione di una narrazione che, secondo Zurigo, avrebbe l’obiettivo di delegittimare Infantino.
Ma allora chi vuole far cadere Infantino?
È questa la domanda che aleggia sul calcio mondiale.
Perché se la FIFA parla di uno «sforzo concertato», significa che qualcuno, secondo l’organizzazione, sta lavorando per modificare gli attuali equilibri.
E il contesto è tutt’altro che tranquillo.
Le tensioni con la UEFA sono ormai evidenti. Anche CONMEBOL e CAF hanno espresso posizioni che contribuiscono a rendere sempre più complesso il rapporto con la leadership FIFA.
Il vecchio equilibrio del calcio mondiale sembra essersi rotto.
Da una parte c’è la FIFA di Infantino, che rivendica una visione sempre più globale del calcio.
Dall’altra ci sono Confederazioni e componenti del sistema che sembrano sempre meno disposte ad accettare una centralizzazione crescente del potere a Zurigo.
E questa è la vera partita.
Non una semplice elezione.
Il controllo del calcio mondiale.
Il calcio globale contro gli interessi consolidati
La FIFA utilizza un’altra espressione destinata a far discutere:
«Il cambiamento sfida inevitabilmente gli interessi consolidati».
Anche qui il messaggio è trasparente.
Infantino si presenta come l’uomo del cambiamento contro chi vorrebbe conservare lo status quo.
È una narrazione politicamente efficace: da una parte chi vuole trasformare il calcio in un fenomeno davvero globale, dall’altra chi teme di perdere peso, influenza e controllo.
Il problema è che, quando tutti sostengono di essere dalla parte del cambiamento e tutti accusano gli altri di difendere interessi consolidati,la linea tra riforma e lotta per il potere diventa sottilissima.
La FIFA dice sì ai controlli, ma non alla delegittimazione
Zurigo prova comunque a lasciare una porta aperta.
«La FIFA accoglie con favore un esame legittimo».
Ma subito arriva il confine invalicabile: nessuna manipolazione dei fatti, nessuna accusa senza prove, nessuna campagna che possa trasformarsi in un’operazione di delegittimazione.
È una posizione che, di fatto, dice agli oppositori:criticateci quanto volete, ma rispettate le regole.
Il problema è che proprio sulle regole e sulla governance sembra ormai concentrarsi la battaglia.
211 Associazioni Membro contro il resto del mondo?
La FIFA chiude il comunicato appellandosi alle sue 211 Associazioni Membro.
Ed è qui che si nasconde la vera forza di Infantino.
Perché il potere della FIFA non passa soltanto dall’Europa. Passa soprattutto dalla capacità di costruire consenso globale.
Africa, Asia, America Latina, Nord e Centro America, Oceania: un universo calcistico enorme nel quale l’Europa non rappresenta l’unico centro di gravità.
Infantino lo sa.
E probabilmente sa anche chela sua sopravvivenza politica non si giocherà soltanto nei palazzi europei.
La domanda è una sola: quanto durerà questa tregua armata?
Il comunicato FIFA non chiude la crisi.
La rende ufficiale.
Perché quando un organismo internazionale sente la necessità di precisare che non «sosterrà, faciliterà o tollererà» processi elettorali non conformi ai propri Statuti, significa che il tema non è più una semplice indiscrezione.
È diventato un problema istituzionale.
E mentre Infantino si prepara a difendere il proprio mandato, il fronte del dissenso sembra deciso a non arretrare.
Il calcio mondiale è entrato in una nuova fase: non è più soltanto una guerra tra idee diverse. È una guerra per il potere.
E in questa partita c’è una certezza:nessuno sembra intenzionato a fischiare la fine.
Articolo a cura diStefano Ghezzi– Sportpress24.com