Il progetto è naufragato. La rivolta del calcio mondiale ha fermato quello che in molti avevano definito il tentativo più controverso della storia moderna della FIFA:
mettere sul mercato il 20% dei diritti commerciali della Coppa del Mondo attraverso la controllata FIFA Forward Enterprise, in un’operazione da circa 3,65 miliardi di euro che avrebbe trasformato il torneo più prestigioso del pianeta in un asset finanziario destinato ai grandi fondi d’investimento.
Un piano che Gianni Infantino ha cercato di portare avanti fino all’ultimo, nonostante le durissime contestazioni di UEFA, CONCACAF, numerose federazioni e persino di importanti sponsor.
Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime settimane, il voto delle 211 federazioni affiliate sarebbe accompagnato dalla promessa di ricchi incentivi economici, mentre chi si opponeva temeva pesanti conseguenze politiche all’interno della governance della FIFA.
Un clima che ha alimentato accuse di pressioni e divisioni senza precedenti
A rendere la vicenda ancora più esplosiva è stata poi l’inchiesta del Times.
Mentre Infantino continuava a ripetere pubblicamente che dall’operazione non avrebbe tratto alcun vantaggio personale, il quotidiano britannico ha rivelato che il presidente della FIFA avrebbe potuto beneficiare di un compenso vicino ai 30 milioni di euro annui, oltre a bonus milionari.
Una cifra impressionante, dieci volte superiore ai circa 3 milioni di euro percepiti oggi, che inevitabilmente ha alimentato dubbi e sospetti sulle reali motivazioni dell’intero progetto.
Il fallimento dell’operazione rappresenta una vittoria politica per UEFA e CONCACAF, che hanno alzato un muro contro quella che ritenevano una pericolosa privatizzazione del patrimonio più prezioso del calcio mondiale.
Per la prima volta dopo anni, il fronte europeo e quello nordamericano hanno imposto uno stop al presidente della FIFA, dimostrando che anche il numero uno di Zurigo può essere sconfitto.
Eppure, nonostante una figuraccia internazionale, una durissima contestazione e un progetto definitivamente ritirato, Gianni Infantino rimane saldamente al suo posto.
E Infantino? Nessuna dimissione, nessun passo indietro, nessuna assunzione di responsabilità politica
Il presidente continua a guidare la FIFA come se nulla fosse accaduto.
Resta però una domanda che pesa come un macigno sull’intero movimento: se il Mondiale è davvero il patrimonio universale di miliardi di tifosi, come è stato possibile arrivare così vicino a trasformarlo nell’ennesimo prodotto finanziario?
La risposta, probabilmente, racconta meglio di qualsiasi comunicato quanto il calcio moderno rischi sempre più spesso di privilegiare la logica del profitto rispetto ai valori che lo hanno reso lo sport più seguito del pianeta.
Questo testo ha un’impronta da editoriale d’opinione: più incisivo, critico e con una chiusura forte, senza presentare come fatti accertati elementi che restano oggetto di ricostruzioni giornalistiche o contestazioni.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – Sportpress24.com