FIFA, la rivolta delle confederazioni: anche l’AFC si schiera con UEFA e CONCACAF

Il fronte contro la Fifa si allarga e adesso la protesta assume una dimensione davvero globale. Dopo Uefa e Concacaf, anche la Confederazione asiatica di calcio (Afc) prende posizione contro il progetto di Gianni Infantino di aprire agli investitori privati una quota delle attività commerciali legate alla Coppa del Mondo.

Una presa di posizione pesante, perché arriva da una confederazione che rappresenta47 federazioni, tra cui potenze calcistiche come Australia, Cina, Giappone e Arabia Saudita.

L’Asia, dunque, non resta a guardare e sceglie di mettere nero su bianco le proprie perplessità su quella che viene considerata una deriva sempre più commerciale del massimo torneo del calcio mondiale.

«L’Afc è solidale con la Uefa e la Concacaf nell’esprimere serie preoccupazioni in merito alla proposta della Fifa di introdurre investimenti privati nelle competizioni di punta della Fifa», ha dichiarato l’organismo con sede a Kuala Lumpur.

Ma è soprattutto un’altra frase a fotografare la gravità dello scontro:«Il fatto che la situazione abbia raggiunto il punto in cui la reale possibilità di un boicottaggio della Coppa del Mondo Fifa è entrata nel dibattito pubblico dovrebbe preoccupare tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro sport».

Non è più una semplice divergenza di vedute. Non è più una discussione interna agli organismi del calcio. È diventata una frattura politica che attraversa i continenti e mette in discussione il modello di governance della Fifa.

Il progetto sul tavolo prevede l’ingresso di capitali privati nella gestione commerciale di alcuni dei principali asset della Fifa, con particolare attenzione ai diritti legati alle competizioni più redditizie. Una prospettiva che ha fatto scattare l’allarme nelle confederazioni, preoccupate dal rischio che il calcio internazionale possa trasformarsi definitivamente in un gigantesco prodotto finanziario.

E adesso il fronte del dissenso comprende Europa, Nord e Centro America, Caraibi e Asia. Una parte enorme del calcio mondiale

Il punto, evidentemente, non riguarda soltanto i soldi. Riguardachi decide, chi controlla e soprattutto quale idea di calcio si vuole consegnare alle prossime generazioni.

La Coppa del Mondo è stata costruita nel corso di quasi un secolo come patrimonio delle federazioni, dei calciatori e dei tifosi. Pensare di trasformarne una parte in un asset appetibile per fondi e investitori significa cambiare radicalmente la natura del torneo. E proprio questo sembra essere il timore che accomuna le confederazioni.

La domanda ormai è inevitabile:quanto può essere privatizzato il calcio prima che smetta di essere patrimonio dello sport e diventi semplicemente un prodotto finanziario?

L’Afc, con la sua presa di posizione, aggiunge un altro tassello a una crisi che fino a poche settimane fa sarebbe sembrata impensabile. Se Europa, Asia e Americhe dovessero continuare a muoversi nella stessa direzione, il problema per Infantino non sarebbe più soltanto convincere qualche dirigente.

Sarebbe evitare che la sua Fifa finisca isolata proprio nel momento in cui sta cercando di trasformare il Mondiale nella più grande macchina commerciale dello sport mondiale.

E il fatto che oggi si parli apertamente persino diboicottaggio della Coppa del Mondodovrebbe far riflettere. Perché quando il rischio di disertare il torneo più importante del pianeta entra nel dibattito ufficiale, significa che qualcosa, nel sistema, si è rotto davvero.

Articolo a cura diStefano Ghezzi– Sportpress24.com

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