Italia, Mancini è il ritorno al passato per salvare la Nazionale

Dopo settimane complicatissime, tra candidature saltate, nomine contestate, dimissioni eccellenti e una Federazione che sembrava aver perso la bussola, Giovanni Malagò ha finalmente sciolto il bandolo della matassa:Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana.

Una scelta forte, forse inevitabile, sicuramente destinata a far discutere. Perché Mancini non è soltanto l’allenatore che nel 2021 riportò l’Italia sul tetto d’Europa.

È anche il commissario tecnico che nel 2023 lasciò gli Azzurri in una fase delicatissima, dopo il fallimento della qualificazione al Mondiale 2022, per accettare la ricca panchina dell’Arabia Saudita.

Insomma,il ritorno dell’uomo che aveva fatto innamorare l’Italia e che poi aveva lasciato l’Italia nel momento più complicato.

È questo il primo grande paradosso della scelta di Malagò.

Dal trionfo di Wembley alla fuga: tre anni dopo si ricomincia da capo

Mancini aveva costruito una Nazionale capace di conquistare Wembley, di vincere l’Europeo e di mettere insieme una lunga striscia di risultati positivi.

Quella squadra aveva restituito entusiasmo a un Paese che, calcisticamente parlando, era reduce da anni di delusioni.

Poi, però, qualcosa si è rotto.

La mancata qualificazione al Mondiale in Qatar aveva aperto una ferita enorme e il rapporto con l’allora presidente federale Gabriele Gravina si era progressivamente deteriorato.

Nell’agosto 2023 arrivarono le dimissioni e, poco dopo, la decisione di accettare l’incarico di commissario tecnico dell’Arabia Saudita.

Oggi Mancini torna e prova a chiudere quella parentesi. Alla presentazione ha ammesso i propri errori e chiesto scusa per come si concluse la sua prima esperienza.

Ma il calcio, soprattutto quello della Nazionale, ha memoria. E certe ferite non spariscono semplicemente perché si cambia maglia.

Malagò scommette sul conosciuto

La vera domanda, allora, è un’altra:Malagò ha scelto Mancini perché è davvero il miglior progetto possibile oppure perché, dopo il disastro delle ultime settimane, era il nome più sicuro da mettere sul tavolo?

La cronologia degli ultimi giorni racconta una Federazione tutt’altro che compatta.

Prima il progetto affidato a Paolo Maldini e Leonardo. Poi la candidatura di Andrea Pirlo, che sembrava ormai indirizzata verso la panchina azzurra e che invece è saltata tra le polemiche legate ai rapporti con una società di scommesse russa.

Infine le dimissioni di Maldini e Leonardo, arrivate dopo appena sedici giorni.

A quel punto Malagò ha deciso di prendere direttamente in mano la situazione.

E ha scelto Mancini.

Non un nome nuovo, non una scommessa, non una rivoluzione.

Il commissario tecnico che aveva già vinto l’Europeo.

Una scelta comprensibile dal punto di vista della sicurezza, ma che stride parecchio con l’idea di rinnovamento con cui era partita la nuova gestione federale.

E con Mancini arriva anche Ranieri

Per provare a dare equilibrio alla struttura, Malagò ha affiancato a ManciniClaudio Ranieri, scelto come direttore tecnico e presidente del Club Italia. Una figura di esperienza, autorevolezza e buon senso che dovrà contribuire a ricostruire una macchina federale uscita malconcia dalle ultime settimane.

Ed è forse proprio Ranieri la vera assicurazione sulla vita di questo nuovo progetto.

Perché Mancini dovrà pensare al campo, ma intorno a lui servirà una struttura capace di evitare gli errori del passato. Servirà una Federazione che sappia programmare, scegliere e soprattuttonon cambiare idea ogni tre giorni.

Dopo il terremoto Maldini-Leonardo-Pirlo, la Nazionale non può permettersi un’altra stagione di improvvisazione.

Il problema non è Mancini. È tutto quello che c’è intorno

Sarebbe semplicistico bocciare Mancini.

Il curriculum parla per lui. È l’ultimo allenatore ad aver portato l’Italia a un grande titolo internazionale. Ha esperienza, conosce l’ambiente e sa cosa significa gestire la pressione della panchina azzurra.

Ma proprio per questo il suo ritorno rappresenta anche un enorme banco di prova per Malagò.

Perché se Mancini dovesse fallire, questa volta non ci saranno molte attenuanti. E se invece dovesse vincere, qualcuno dovrà spiegare perché per arrivare al tecnico dell’Europeo sono servite settimane di caos, una candidatura saltata, due dimissioni eccellenti e una Federazione praticamente rifondata in corsa.

L’Italia riparte da Mancini. Ma soprattutto riparte dalle macerie di una gestione che, ancora prima di cominciare davvero, ha già dovuto fare i conti con una quantità impressionante di problemi.

Il nuovo corso Malagò comincia dunque con un ritorno al passato.

La speranza è che almeno il futuro sia diverso.

Di seguito le dichiarazioni del nuovo ct in conferenza stampa

“Io credo che tre anni fa ci fu una mancanza di comunicazione tra me e Gravina, purtroppo è andata così e mi dispiace. Per me la nazionale è importante, è stato come perdere la donna della vita. Mi dispiace tanto, per tutto ciò che è accaduto. Grazie a Malagò ho avuto una seconda possibilità e cercherò di sfruttarla”.

Cosa pensa di mettere in campo per cancellare l’episodio di tre anni fa? 

“Io voglio mettere in campo una squadra che sappia fare quello che abbiamo visto nel 2021. I giocatori sono giovani, bisogna dargli fiducia”.

Come si immagina il primo impatto con i tifosi? 

“Cercherò di fare in modo che la squadra cerchi di giocare così bene che i tifosi mi perdonino per ciò che è accaduto”.

Si sente di dire qualcosa sul presidente Gravina?

“Con Gravina ho parlato e ho chiarito: la responsabilità è totalmente mia, ma la questione del 2023 è già alle spalle”.

Rispetto alla scorsa presentazione in cui c’era un clima discretamente disteso, ora è più polemico. Secondo Lei il gap con le altre nazionali è aumentato?

“Quando sei ct della nazionale la pressione c’è sempre. Io penso che in Italia ci siano giocatori bravi, ma bisogna dargli fiducia e farli giocare. Se ricordate Zaniolo, quando venne da noi la prima volta fu in difficoltà già dal raduno, ma dopo tre mesi era già un’altra persona. Penso che di ragazzi così ce ne siano tanti in Italia”.

Parlando con Malagò del contratto, si è impegnato a garantire un progetto di lungo periodo? Il contratto è di 4 anni, ma è pronto a garantire la sua presenza in un progetto anche pù lungo? 

“La prima volta sono stato qui 5 anni e sono stato bene. Io spero di poter vincere uno o due trofei importanti e rimanere anche dopo se sarà possibile”.

Nell’ultimo periodo della sua prima esperienza da ct Lei diceva che tutte le nazionali devono parlare lo stesso linguaggio tattico, sarà così anche ora? 

“Contano gli uomini e contano i sistemi: io penso che le nazionali (almeno l’Under 19, 20 e 21) debbano avere lo stesso sistema di gioco”.

Forse rispetto al passato ci sono meno colonne sicure a cui appoggiarsi?

“Figure come Bonucci e Chiellini sono state importanti, ma io credo che ci siano giocatori bravi, tecnici e giovani da cui ripartire. Credo che riusciremo, successivamente, a trovare anche i giocatori chioccia in grado di fare da colonna”.

Con la vecchia guardia della Sua nazionale il Mondiale era un obiettivo. Dopo 5 anni, questa squadra può farle sognare una Coppa del Mondo o dobbiamo solo accontentarci di una qualificazione?

“Il 90% dei giornalisti all’inizio credeva che fossimo settimi o ottavi in Europa, e poi abbiamo spiazzato tutti. Io credo che se l’Italia andrà al Mondiale, poi al Mondiale diventerà una delle favorite, anche se sulla carta non lo è. L’obiettivo è formare una squadra velocemente per arrivare a quel punto”.

Cosa ne pensa della maggioranza di stranieri nel campionato italiano? 

“La percentuale di stranieri è la stessa di 5 anni fa. Noi speriamo che giochino più italiani, facendo giocare anche giocatori più giovani. Sarebbe bello anche vedere più italiani che giocano all’estero”.

A livello tattico ripartirà da dove aveva lasciato nel 2023? 

“Ripartiremo da quelle basi, per avere una squadra con spirito offensivo e per cercare di vincere tutte le partite. Giocare contro l’Italia non sarà semplice”.

Sulla Nations League

“I quattro gironi di Nations League sono formati da grandi nazionali, saranno partite importanti. Capiremo dove dovremo migliorarci. Sarà un girone difficile per noi, ma anche per gli altri”.

Sulla questione centravanti

“Io spero che Esposito, Kean e Retegui arrivino a segnare gli stessi gol in carriera di Immobile. Kean l’ho fatto debuttare io, lo conosco bene. Non credo che tra centravanti e ali siamo messi così tanto male in attacco”.

Lei è stato l’ultimo ct a convocare uno stage. Proverà a convocarne un altro per scoprire giocatori dai campionati minori?

“Chi fa il ct sa di avere dei problemi, riuscimmo a fare lo stage ma convocammo solo i ragazzi che oggi sono nell’Under 21. All’epoca erano molto giovani. Non so se sarà possibile, dovremo lavorare col tempo che realisticamente abbiamo”.

Un bilancio sulla sua prima esperienza in nazionale?

“Dipende. Vincemmo un Europeo meraviglioso e abbiamo fatto 4 anni senza perdere. L’esclusione dal Mondiale è arrivata senza perdere mai nel girone, il calcio a volte è anche questo. Io penso positivo, e spero che le cose belle possano ripetersi”.

Cosa chiede al sistema calcio? Cosa si aspetta ora che è tornato ct? 

“Il mio obiettivo è quello di ripartire vincendo da subito, nel calcio conta questo. Mi aspetto che giochino più italiani possibile per avere più scelta”.

Lei disse che in Italia c’era un gruppo di 5-6 giocatori dello stesso livello di Bellingham, lo pensa ancora? E poi, cercherà giocatori in tutte le categorie e con ogni passaporto?

“Non ricordo quando dissi che avevamo giocatori come Bellingham… poi Bellingham è andato al Real ed è migliorato, speriamo che anche i nostri possano fare quel tipo di percorso. Se troveremo qualcuno bravo con doppio passaporto, vedremo. Perché no? Ormai lo fanno tutti”.

Articolo a cura diStefano Ghezzi– Sportpress24.com

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