Franco Baresi non è morto: il Milan smentisce la notizia degli ultimi minuti

Per qualche minuto il calcio italiano ha pianto un uomo che, fortunatamente, è ancora qui.

Franco Baresi non è morto.

A mettere fine alla folle rincorsa della notizia è stato direttamente il Milan, con una comunicazione che dovrebbe far riflettere molto più della falsa notizia che ha incendiato i social.

“AC Milan smentisce le false notizie circolate in questi minuti riguardanti Franco Baresi”, ha fatto sapere il club rossonero, precisando che il suo storico capitanosta affrontando un momento delicatoe che il Milan è al suo fianco, insieme alla famiglia. Il club ha inoltre invitato tutti a rispettare la privacy di Baresi e dei suoi cari e a non alimentare informazioni prive di fondamento.

Una precisazione necessaria. Ma anche amarissima.

Perché nel frattempo la macchina della disinformazione aveva già fatto il suo lavoro.

Il Capitano era già diventato un ricordo

La notizia della presunta morte di Baresi si è diffusa rapidamente. In pochi minuti il web aveva già trasformato una voce in una certezza, una persona viva in un ricordo, un uomo che sta combattendo una fase delicata della propria vita in un defunto.

E sono comparsi anche i messaggi di cordoglio.

Tra questi quello del vicepremierMatteo Salvini, noto tifoso milanista, che aveva scritto sui social parole di addio rivolte proprio al Capitano. Il post è stato successivamente cancellato.

Ma il problema non è Salvini.

Il problema è il meccanismo che porta chiunque, anche una persona con enorme visibilità pubblica, a ritenere credibile una notizia tanto drammatica senza prima verificarla.

La morte di una persona non può essere una breaking news da pubblicare a ogni costo.

Non può essere una gara a chi arriva prima.

Non può essere un titolo da lanciare perché “lo stanno facendo tutti”.

Prima il click, poi la verità

È questo il lato più inquietante di questa vicenda.

Viviamo in un’epoca nella quale la velocità è diventata più importante dell’accuratezza. Il primo che pubblica sembra essere il più bravo. Il primo che scrive “è morto” conquista attenzione, condivisioni, commenti.

Poi, eventualmente, si controlla.

Ma sulla morte non esiste il “poi”.

Una notizia del genere, se falsa, provoca dolore, paura e reazioni incontrollabili. E soprattutto coinvolge una famiglia che si trova improvvisamente a dover leggere sui social la notizia della morte di una persona che ama.

È una cosa semplicemente inaccettabile.

Baresi, per fortuna, è vivo.

Ma qualcuno dovrà spiegare come sia stato possibile arrivare a questo punto.

La lezione del Capitano

C’è poi una curiosa ironia in tutta questa storia.

Franco Baresi è sempre stato il simbolo della lucidità.

In campo leggeva le situazioni prima degli altri. Anticipava gli avversari. Alzava il braccio e comandava la linea difensiva mentre gli altri ancora dovevano capire cosa stesse succedendo.

Oggi, fuori dal campo, è successo esattamente il contrario.

Nessuno ha anticipato la verifica.

Si è corso dietro alla voce.

Si è dato per certo ciò che certo non era.

Si è trasformato un momento delicato in un funerale virtuale.

E allora forse la lezione più importante di questa giornata è proprio quella che Baresi ci ha insegnato per tutta la sua carriera:prima si legge la situazione, poi si interviene.

Il calcio italiano si stringa intorno al suo Capitano

Ora resta soltanto da fare una cosa: lasciare in pace Franco Baresi e la sua famiglia.

Il Milan ha parlato chiaramente. Non servono altre ricostruzioni, supposizioni, indiscrezioni o diagnosi inventate sui social.

Serve rispetto.

Il mondo del calcio può fare quello che sa fare meglio:stringersi attorno a una delle sue più grandi bandiere.

Baresi ha affrontato battaglie molto più dure di una falsa notizia circolata sui social.

Oggi il suo popolo deve semplicemente fargli sentire che è ancora lì.

Non con i necrologi.

Non con i messaggi d’addio.

Non con le fotografie accompagnate da “Ciao Capitano”.

Ma con un semplice pensiero:

Forza Franco.

Il numero 6 può aspettare.

Il Capitano è ancora con noi.

Articolo a cura diStefano Ghezzi– Sportpress24.com

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