Anthony Taylor dice addio al fischietto: si ritira uno degli arbitri più discussi del calcio moderno. E a Roma, sponda Lazio, resterà un ricordo speciale

Anthony Taylor ha deciso di dire basta. Dopo oltre vent’anni di carriera e 831 partite dirette, l’arbitro inglese ha annunciato il ritiro dall’attività internazionale e professionistica all’età di 47 anni, chiudendo una delle carriere più lunghe e prestigiose del panorama arbitrale mondiale.

A pesare sulla sua decisione, come spiegato dallo stesso direttore di gara, sono stati soprattutto la crescente pressione, le continue polemiche e l’attenzione mediatica sempre più soffocante nei confronti degli arbitri, diventati negli ultimi anni protagonisti tanto quanto calciatori e allenatori.

Taylor lascia dopo aver arbitrato 432 partite in Premier League e aver rappresentato uno dei volti di riferimento della FIFA e della UEFA.

L’ultima gara della sua carriera è stata la finale del Mondiale 2026 tra Spagna e Portogallo, vinta 1-0 dalle Furie Rosse, laureatesi campioni del mondo.

Il suo curriculum parla da solo. Era stato scelto anche per i Mondiali del Qatar nel 2022 e per gli Europei del 2020 e del 2024.

Proprio durante Euro 2020 fu unanimemente elogiato per la lucidità e il sangue freddo dimostrati nella drammatica serata di Danimarca-Finlandia, quando Christian Eriksen fu colpito da un arresto cardiaco in campo.

Taylor gestì quei momenti con grande equilibrio e professionalità, ricevendo il riconoscimento dell’intero mondo del calcio.

Naturalmente la sua carriera non è stata immune da polemiche. Molte delle sue decisioni hanno fatto discutere e, come accade ai grandi arbitri, il suo nome è stato spesso al centro del dibattito calcistico europeo.

C’è però una città dove il suo ritiro viene accolto con un sorriso particolare: Roma, ma soltanto sulla sponda biancoceleste

Per i tifosi della Lazio, Anthony Taylor resterà infatti legato per sempre alla finale di Europa League del 2023 a Budapest tra Siviglia e Roma.

Una direzione arbitrale che provocò la durissima reazione del mondo giallorosso, con José Mourinho protagonista di un acceso sfogo nel post partita e infinite polemiche per alcune decisioni prese durante i 120 minuti e la successiva lotteria dei rigori.

Quella notte rappresentò una delle sconfitte più amare della storia recente della Roma, ma dall’altra parte del Tevere il sentimento fu inevitabilmente opposto.

Per una larga parte della tifoseria laziale, Taylor è diventato quasi una figura “cult”, un nome destinato a essere ricordato con simpatia proprio per quanto accadde nella capitale ungherese.

È una rivalità che va oltre il campo e che spesso trasforma anche gli episodi arbitrali in simboli da tramandare nel tempo.

Per questo, al di là del giudizio tecnico sulla sua prestazione, Anthony Taylor avrà sempre un posto speciale nel cuore di molti sostenitori biancocelesti.

Con il suo ritiro si chiude un’epoca dell’arbitraggio europeo. Amato da alcuni, contestato da altri, raramente indifferente.

Come tutti i grandi protagonisti del calcio, anche senza aver mai segnato un gol, Anthony Taylor lascia un segno nella storia di questo sport.

Articolo a cura diStefano Ghezzi– Sportpress24.com

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