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Corte UE, terremoto sulla giustizia sportiva: cade il muro tra Figc e giustizia ordinaria. La sentenza che può cambiare tutto

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Una sentenza destinata a segnare un prima e un dopo nella giustizia sportiva italiana ed europea.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito un principio destinato a far discutere: quando una sanzione sportiva incide su diritti e libertà garantiti dal diritto dell’Unione, deve poter essere sottoposta al controllo di un giudice con il potere non solo di valutarla, ma anche di annullarla e sospenderne gli effetti.

Il pronunciamento nasce dal ricorso presentato dagli ex dirigenti della Juventus Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene, sanzionati nell’ambito del procedimento federale sulle plusvalenze. Ma il suo impatto va ben oltre il caso bianconero.

Una rivoluzione per il sistema sportivo

La Corte europea non entra nel merito della colpevolezza o dell’innocenza dei due ex dirigenti juventini.

Stabilisce però un principio fondamentale: una sanzione che limita il diritto di esercitare un’attività professionale in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea non può restare sottratta al controllo pieno di un giudice statale.

In altre parole, il sistema italiano, che fino a oggi considerava definitive le decisioni della giustizia sportiva dopo il Collegio di Garanzia del Coni, dovrà confrontarsi con il diritto europeo.

Spetterà ora al Tar del Lazio verificare se il sistema italiano garantisca davvero un controllo effettivo e indipendente. Se così non fosse, il giudice amministrativo potrà arrivare persino ad annullare le sanzioni inflitte dagli organi federali.

Il caso Agnelli-Arrivabene

La vicenda affonda le proprie radici nell’inchiesta Prisma della Procura di Torino, avviata nel maggio 2021 e poi sfociata nel procedimento sportivo della Procura Federale Figc.

Le sanzioni furono pesanti:

Decisioni confermate sia dalla Corte Federale d’Appello sia dal Collegio di Garanzia del Coni, fino ad allora ultimo grado della giustizia sportiva.

Nel 2024 Agnelli ha deciso di rivolgersi al Tar del Lazio, sostenendo che la normativa italiana fosse incompatibile con il diritto europeo. Da quel ricorso è nato il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE, culminato nella storica decisione odierna.

Cosa cambia concretamente?

Secondo l’avvocato Giorgio Spallone, intervistato da SportMediaset, la novità è enorme.

Fino a oggi un tesserato, una volta concluso il percorso davanti agli organi sportivi, poteva rivolgersi al Tar esclusivamente per chiedere un eventuale risarcimento danni.

Da ora, invece, il giudice amministrativo potrà anche:

Un cambiamento che modifica profondamente il rapporto tra autonomia dell’ordinamento sportivo e tutela giurisdizionale.

Agnelli e Arrivabene sono già “riabilitati”?

No.

La sentenza europea non cancella automaticamente le loro squalifiche.

Il procedimento davanti al Tar del Lazio, rimasto sospeso in attesa della pronuncia della Corte UE, riprenderà adesso seguendo i nuovi principi fissati da Lussemburgo.

Solo il Tar potrà decidere se annullare oppure confermare le sanzioni.

Una decisione è attesa nei prossimi mesi.

Gli effetti potrebbero essere enormi

L’avvocato Spallone parla apertamente di effetti “dirompenti”.

E probabilmente non è un’esagerazione.

Per decenni il principio dell’autonomia della giustizia sportiva ha rappresentato una sorta di barriera invalicabile. Oggi quella barriera appare molto meno solida.

Da questo momento ogni atleta, dirigente o tesserato colpito da una sanzione che incida sulle libertà garantite dal diritto europeo potrebbe, esauriti i gradi della giustizia sportiva, rivolgersi al Tar chiedendone l’annullamento.

È una prospettiva destinata ad aumentare inevitabilmente il numero dei ricorsi e ad aprire nuovi fronti giudiziari.

Il rischio di un sistema più lento

La stessa sentenza apre però interrogativi importanti.

Il sistema della giustizia sportiva è stato costruito sulla rapidità delle decisioni, indispensabile per garantire il regolare svolgimento dei campionati.

L’intervento della giustizia amministrativa rischia invece di allungare sensibilmente i tempi e, soprattutto, di creare possibili contrasti tra decisioni sportive e sentenze dei tribunali amministrativi.

Per questo motivo molti giuristi ritengono ormai inevitabile un intervento del legislatore, chiamato a trovare un equilibrio tra il rispetto del diritto europeo e l’autonomia dell’ordinamento sportivo.

Una cosa, però, appare già certa: la pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea non riguarda soltanto Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene.

Segna un precedente destinato a incidere sull’intero sistema della giustizia sportiva italiana. Da oggi, il confine tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria non è più invalicabile.

Articolo a cura diStefano Ghezzi– Sportpress24.com

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