Francia, è finita l’era dello strapotere! Mbappé e Deschamps, un impero fatto di crepe

Per anni ci hanno raccontato che la Francia fosse il punto d’arrivo del calcio mondiale. Una nazionale imbattibile, costruita su un bacino infinito di talenti, capace di arrivare sempre fino in fondo, con l’aria di chi sa già come andrà a finire.

Ma il calcio, quello vero, ha una straordinaria capacità: prima o poi presenta il conto.

La sconfitta per 2-0 contro la Spagna nella semifinale del Mondiale 2026 non è soltanto un’eliminazione.

È la fotografia di un ciclo che sembra arrivato al capolinea. La Roja ha dominato tatticamente e tecnicamente una Francia mai realmente in partita, conquistando con pieno merito la finale.

I Bleus hanno perso molto più di una partita. Hanno perso quell’aura di invincibilità che negli ultimi anni era diventata quasi fastidiosa.

Troppo spesso si è parlato della Francia come di una squadra destinata a vincere per diritto divino, forte di un organico straordinario e di individualità fuori dal comune.

Ma il calcio non premia il curriculum. Premia chi gioca meglio

E qui entra in gioco Didier Deschamps. Il commissario tecnico che ha scritto pagine straordinarie della storia francese merita rispetto per quanto conquistato, ma negli ultimi anni è sembrato sempre più prigioniero delle proprie convinzioni.

Una squadra costruita per affidarsi ai singoli più che a un’identità collettiva. Contro una Spagna organizzata, intensa e coraggiosa, il castello è crollato.

Lo stesso Deschamps, nel dopogara, ha ammesso che la Spagna è stata superiore.

E poi c’è Kylian Mbappé

Un fenomeno? Senza alcun dubbio. Uno dei migliori calciatori della sua generazione.

Ma attorno alla sua figura si è costruita un’immagine quasi intoccabile, alimentata da dichiarazioni spesso sopra le righe e da un atteggiamento che molti hanno interpretato come eccessivamente sicuro di sé.

Quando il fuoriclasse illumina il campo, tutto gli viene perdonato. Quando invece sparisce nella notte più importante del Mondiale, è inevitabile che arrivino anche le critiche.

I grandi campioni si giudicano soprattutto nelle partite che cambiano la storia. E contro la Spagna, Mbappé è rimasto intrappolato nella rete costruita magistralmente dagli uomini di De la Fuente, senza riuscire a lasciare il segno.

Attenzione, però, a non confondere una critica sportiva con una sentenza definitiva. Sarebbe sbagliato sostenere che la Francia sia “finita”.

Il suo vivaio continua a produrre talenti e resterà una delle grandi potenze del calcio mondiale. Ma questa eliminazione rappresenta un campanello d’allarme importante.

Forse è davvero finita quella sensazione di superiorità che accompagnava ogni uscita dei Bleus

Forse è il momento di tornare con i piedi per terra. Perché nel calcio il talento è fondamentale, ma senza umiltà, organizzazione e fame di vittoria non basta.

La Spagna lo ha dimostrato sul campo. La Francia, invece, dovrà interrogarsi sul proprio futuro. E forse anche sul proprio modo di guardarsi allo specchio.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – Sportpress24.com

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