Chi è Monica e qual è il percorso che l’ha portata a occuparsi di autodifesa femminile?
“Sono una donna che insegna autodifesa alle donne. Come tutte, ho subito molestie in autobus, per strada, al lavoro.
Il punto di svolta è arrivato quando mi sono ritrovata un collega a farmi da stalker, quando lavoravo in aeroporto.
Per la prima volta ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire sentirsi impotente, di fronte a un tizio che non sente ragioni, anzi più ti arrabbi e più è soddisfatto (all’epoca ancora non c’era il reato di stalking).
Mentre cercavo inutilmente un metodo per imparare a difendermi, che non richiedesse anni e anni di allenamenti e doti atletiche sensazionali, ho incontrato il Krav Maga.
Per la prima volta ho sentito di avere degli strumenti veri e ho capito che ogni donna avrebbe dovuto conoscerli.”
Che cos’è Reactiva e perché hai sentito il bisogno di creare questo metodo?
“Reactiva è il mio metodo per insegnare alle donne a difendersi.
La difesa classica ignora come reagisce una donna davanti al pericolo: la testa, la paura, i blocchi psicologici che ci sono stati inculcati sin da piccole. Inoltre, non tutte le tecniche vanno bene per chi ha molta meno forza dell’aggressore.
Mi sono resa conto che alle donne “normali” non parlava nessuno. Così ho deciso di farlo io.”
Dobbiamo insegnare alle donne a reagire o dobbiamo insegnare agli uomini a non esercitare violenza?
“Le due cose contemporaneamente.
Insegnare agli uomini a non essere violenti è LA soluzione vera, alla radice, ma è un lavoro culturale, lento, che dura generazioni.
Le donne però sono in pericolo adesso, non tra trent’anni. Io non insegno a difendersi al posto di cambiare la cultura: lo faccio nel frattempo.
E sia chiaro: dare a una donna degli strumenti non vuol dire scaricarle addosso la responsabilità. La colpa di una violenza non è mai di chi la subisce.“
Che cos’è, secondo te, il femminicidio e quali sono gli strumenti più efficaci per prevenirlo?
“Femminicidio non vuol dire “è morta una donna”. Vuol dire che una donna viene uccisa proprio perché è una donna, quasi sempre da chi diceva di amarla, perché voleva andarsene, perché ha detto no.
Non è un raptus, non è follia improvvisa: è la fine di una storia di controllo cominciata molto prima.
Secondo me gli strumenti più efficaci per prevenirlo sono l’educazione affettiva nelle scuole e riconoscere i segnali: il controllo, la gelosia che sembra amore, l’isolamento dalle amiche e dalla famiglia.
Non minimizzare le minacce, non restare sole.”