Gattuso si presenta: “Alla Lazio con l’elmetto. Non cerco alibi, serve lavoro e senso di appartenenza”

“Non cerco la comodità, mi piacciono le sfide dove c’è da soffrire”, si è presentato così, con la schiettezza che da sempre lo contraddistingue, Gennaro “Rino” Gattuso, nuovo tecnico della S.S. Lazio. Accompagnato dal direttore sportivo Angelo Fabiani, il mister ha tracciato la rotta per la stagione 2026/27, in un clima di grande realismo e voglia di riscatto.

Apre la conferenza stampa il ds Fabiani:

Oltre che avere questo privilegio, per me è un onore presentare Rino Gattuso che, insomma, ha ben poco da essere presentato. Parla per lui la sua storia di calciatore, la sua storia di allenatore. Per noi è un motivo di grande grande soddisfazione. Diciamo che l’intesa è arrivata pressoché subito, non c’è stato bisogno di tanti giri di parole. Lo ringrazio per aver accettato questo incarico. Gli diamo il benvenuto. Taglierei corto per proprio dare la parola a Rino e poi alle vostre domande, alle vostre curiosità.

Le prime parole di Mister Gattuso

“Sono orgoglioso, ho buonissime sensazioni. Penso che dobbiamo continuare su questa squadra, sappiamo quali sono le problematiche, so bene che c’è da mettere l’elmetto, lavorare e pedalare“. Gennaro Gattuso si presenta così ai tifosi della Lazio. L’ex ct della Nazionale ha firmato un contratto fino al 2028. Il nuovo allenatore dei biancocelesti sa che la missione che lo aspetta è tutt’altro che semplice: “È una sfida, con qualche giocatore ho lavorato. Ho contemplato tutto, sappiamo che dobbiamo fare due o tre cose. L’obiettivo è creare un clima familiare e avere una squadra che diverte la gente e che la fa sentire orgogliosa”.

Per le altre problematiche, sinceramente, in questo momento io non posso non ci posso fare nulla. Io c’ho solo l’obiettivo, quello di mettere una squadra in campo che suda la maglia e che rispetta la storia di questo club, che ha una storia gloriosa. E io sicuramente sono molto orgoglioso di poter lavorare in un club come la Lazio.

Qualcosa ci hai già detto, però, insomma, un approfondimento dobbiamo farlo

“Sono stato vicino alla Lazio già in passato e, se non ci fossero state queste difficoltà, stavolta avrei detto di no. Ho accettato proprio perché è una sfida: conosco i problemi e so cosa serve. Ora non serve parlare di classifica, ma solo mettersi l’elmetto e lavorare. Il mio obiettivo è creare un clima familiare e mettere in campo una squadra che diverta e renda orgogliosi i tifosi. Alla società ho chiesto solo di lavorare a modo mio e ho trovato massima trasparenza. Nei momenti difficili dovremo restare uniti, poi vedremo dove arriveremo.”

A un mese dalla sua firma, si aspettava qualcosa di più dal mercato? L’anno scorso la forza della Lazio di Sarri era la difesa, ma ora avete perso pilastri come Provedel, Romagnoli e Gila: come cambierà la squadra?

Speriamo che adesso la nostra forza diventi l’attacco. Più che di moduli, mi interessa l’atteggiamento: fermo restando il grande rispetto per il lavoro di Sarri, io voglio fare cose diverse, proponendo una linea difensiva più alta che rompe l’azione anziché giocare di reparto. Sul mercato è andato via Gila e dobbiamo sostituirlo, ma ho chiesto pazienza. Da domani valuteremo le condizioni di Gigot e degli altri. Abbiamo pochi soldi da spendere, quindi non prenderemo tanto per prendere: serve tempo per sbagliare il meno possibile

Gli acquisti che avete concordato, quanti possono essere, quali sono secondo te le necessità che ha la squadra, a parte i giocatori che sono partiti e vanno ovviamente sostituiti?

Dobbiamo sicuramente prendere un difensore centrale e faremo valutazioni anche in attacco, ma non ha senso fare elenchi oggi per rispetto di chi è in rosa. La base di partenza è buona: a centrocampo siamo coperti, i terzini sono numerosi e in porta c’è massima fiducia in Mandas. Non è tutto da buttare. Ora dobbiamo solo isolarci da un ambiente non ideale e lavorare con serietà, professionalità e senso di appartenenza. Sarà difficile, ma dobbiamo provare a cambiare le cose e questa mentalità non deve mai mancare.

Quale motivazione dalla panchina della nazionale a quella di un club

Torno in Italia dopo 5 anni perché volevo fare un percorso all’estero per migliorarmi e completare la mia mentalità, visto che il calcio cambia a velocità incredibile. Quest’anno il presidente e il direttore mi hanno convinto, anche se l’idea iniziale era un’altra. Dell’esperienza internazionale passata mi resta una delusione enorme, una ferita che mi rimarrà addosso a vita per come è finita ai rigori, ma ringrazio i ragazzi che mi hanno dato tutto. Da calciatore ho avuto fortuna, da allenatore sto prendendo mazzate nei denti, ma sto seminando per raccogliere. Vado avanti con ancora più rabbia, veleno e cattiveria agonistica, credendo fermamente in quello che faccio.

Aspetto ambientale, il pubblico laziale, quanto può pesare convincere la tifoseria?
questo é un alibi, comincio a parlare alla squadra, per me Sarri é stato un bravo l’allenatore ma anche i calciatori per ciò che hanno fatto lo scorso campionato. Non mi troverete mai a discutere sul fatto che mi manca questo o quello o che il campo era sconnesso o ostico. Nessun alibi
Negli ultimi tre anni la Lazio ha vissuto situazioni complicate e ha perso molti leader caratteriali. Pensa che ci sia ancora l’energia e lo spirito giusti nella testa e nei cuori dei giocatori rimasti?

Sì, credo di trovare l’energia giusta grazie al mio metodo di gestione. Non mi piace sentir parlare di mancanza di leader: oggi la differenza non la fa il singolo, ma il gruppo. Cerco una squadra in cui i compagni si responsabilizzino a vicenda, dicendosi anche le cose scomode in faccia, e non un gruppo passivo dove ci si ignora per quieto vivere. Non è vero che i calciatori di oggi non hanno carattere; sta a chi li gestisce tirar fuori il meglio, ed è esattamente quello che farò.

I paletti del mercato, il ringiovanimento della rosa e l’alleggerimento del monte ingaggi sono compatibili con il rafforzamento tecnico di una squadra che l’anno scorso ha chiuso al nono posto?

In questo momento non parlo di classifica: dobbiamo essere obiettivi, ci sono 7-9 squadre che sulla carta partono meglio di noi. Per completare la rosa dobbiamo prenderci il giusto tempo ed evitare errori nei pochi innesti possibili. Sono onesto: mi sarebbe piaciuto iniziare subito con il gruppo al completo, ma non prenderemo tanto per prendere. Quando compri devi rispettare i tempi e le valutazioni economiche degli altri club, quindi è meglio aspettare un po’ per fare le mosse giuste.

Dovrà disputare le amichevoli non di livello. È una scelta sua o una scelta fatta con la società? e per quale motivo non c’è nessuna squadra di Serie A oppure internazionale?

Qualcosa già hanno fatto e fra un mese andiamo a giocare in Coppa Italia. E una scelta, il fatto di non andare anche a fare trasferte e perdere 1/2 giorni e non avendo nessun riscontro anche economico andare a fare amichevoli e perdere due giorni, ho preferito rimanere qua. C’è tutto, non manca nulla e bisogna lavorarare su quello che che vogliamo fare e dopo le amichevoli, giocare con una squadra di Serie A, Serie B, però ho scelto io di non andare a prendere aerei, aeroporti, robe di questo tipo. Preferisco perdere una giornata in più, stare in campo, lavorare e non fare perdere giornate di lavoro per andare a fare amichevoli internazionali e stare due giorni in giro.

I confronti che sta avendo con il club. C’è anche il modo in cui risolvere questi problemi, questo ambiente non facile, questo doversi mettere l’elmetto, oppure sono robe che lascia interamente al club? 

Ma io voglio essere onesto con voi. Io con Lotito c’ho un rapporto franco. Gli dico tutto quello che gli devo dire perché sono fatto così. E gli ho detto, quando ci siamo incontrati, “Mi devi fa un favore, devi sistemare qualcosina sotto perché dopo le cose si vengono a sapere, stiamo nel mondo del calcio. Gli ho spiegato come sono fatto, lui lo sapeva bene e sa che io non guardo in faccia a nessuno. Quando si lavora, io voglio gente che lavora. E che quando ci guardiamo negli occhi nessuno si offende. Dopo se uno prende una cazziata, un qualcosa, per me il giorno dopo è un altro giorno, però voglio vedere gente che “smuicina”, che lavora. E dopo gli ho anche detto “Se c’ha qualcosa da dire alla squadra, vieni, siccome la società è sua, si chiude nello spogliatoio, parla con me, parla con la squadra e deve parlare poco con voi (giornalisti), però il problema è che c’ha troppi telefonini e lo chiama il mondo”.

La società invece cosa vuole come obiettivi da Lei e cosa ha spinto gli altri allenatori a dimettersi?
Non so perché chi mi ha preceduto si sia dimesso — ognuno ha le sue esigenze tra ingaggi e mercato — ma sicuramente il clima ambientale non aiuta. La società è stata limpida: mi ha spiegato chiaramente i paletti finanziari e il blocco del mercato. Io ho accettato tutto, chiedendo solo di poter lavorare a modo mio, e abbiamo già migliorato l’organizzazione interna. La mia paura più grande era un fuggi fuggi generale dei calciatori, invece ho trovato massima disponibilità da parte loro. Di certo non dirò che Lotito o Fabiani sono bugiardi: mi hanno detto la verità in faccia fin dal primo giorno e io ho accettato la situazione con tutte le sue problematiche.
Le dispiace che il Presidente Lotito oggi non era presente qui in Conferenza?
Secondo me é stato meglio ed é stata una forma di rispetto nei miei confronti altrimenti sareste stati qui a parlare di altro e non della mia presentazione
Ritiene opportuno aver fissato la sua presentazione con pochissime ore di preavviso in un momento così delicato per la tifoseria? E cosa le dà la certezza che le garanzie ricevute da Lotito e Fabiani stavolta vengano rispettate, contrariamente a quanto successo in passato?
La fiducia nasce dal confronto quotidiano a Formello con Fabiani e Bianchi. Se un obiettivo di mercato salta per motivi economici o di club, mi spiegano il perché e io accetto; allo stesso modo, non prendo giocatori che non ritengo funzionali. Sapevo fin dal primo giorno che avremmo dovuto vendere prima di comprare, ma io faccio l’allenatore, non il contabile. Questione tifosi: l’unica strada è onorare la maglia sul campo. Vorrei fare di tutto per riportare la gente allo stadio, anche se so che adesso è difficilissimo; l’Olimpico mi ha sempre fatto venire la pelle d’oca, sia da giocatore che da allenatore
Lei è il quinto allenatore in 21 mesi. In Europa solo il Siviglia ha vissuto una situazione del genere. È crollato il valore della rosa della Lazio, secondo la società Transfermarkt. Oggi la pone al dodicesimo posto. Da un punto di vista prettamente progettuale, cosa l’ha spinta a dire la Lazio può fare meglio di quelle che sono le prospettive attuali?

È la storia della Lazio. La storia della Lazio, penso anche la il fatto di aver lavorato con qualche ragazzo in nazionale, qualcuno l’ho avuto in giro all’estero. Questo mi ha spinto. Mi ha spinto il fatto di venire in una società che so bene che è in grandissima difficoltà. E chi mi conosce sa, ma la mia storia dice questo, che nei nei posti dove ci sono casini, nei posti dove non si attraversano buoni momenti, a me piace, mi sento a mio agio.

Volevo capire c’è stato il tentativo effettivamente di trattenere Mario Gila? Cioè, lei è una cosa che aveva chiesto, c’è rimasto male?

Ti dico la sincera verità. Allora, le chiacchiere stanno a zero, bisogna sempre dire la verità. Se fosse stato per Fabiani e per Lotito, il giocatore stava qua fino al prossimo anno. Sono stato io a convincerlo, perché i giocatori quando non ci vogliono stare più e questo vale anche per gli altri, devono andare via. Chi non vuole stare qua non ci deve stare. Uno se crede fortemente di rimanere, deve rimanere con la testa. Io ho parlato con Mario. e lui è stato onesto. Mi ha raccontato dei soldi che gli offrivano. E che cosa gli vai a dire ad un ragazzo? Quale sono le parole che tu vuoi convincere? Io ho giocato a calcio per una vita. Da un po’ di anni che faccio questo mestiere, quando ti capita una roba così, deve andare via. Non deve rimanere perché non ci importa dei soldi che guadagniamo. Deve andare via, non può stare perché il ragazzo vuole andare via, ha dato tanto, ha dato tutto. Pensa che Mario non si può discutere come come ragazzo per quello che ha dato a questa maglia qua, no? anche dal punto della professionalità, di tutto. È arrivato il momento che non poteva più rimanere. Perché giustamente i parametri finanziari, il contratto, le motivazioni, era arrivato il suo momento ed è giusto che è andato via.

Apprezzo molto la sincerità delle sue parole perché poi sul fatto delle difficoltà economiche lo scorso anno alla presentazione del vecchio allenatore, c’era stato detto che non ci fossero problemi economici nella società. Lei che ha vissuto anche un esperienza al Napoli e quando lei allenava al Napoli, Lazio e Napoli viaggiavano sulla stessa lunghezza d’onda in termini sia di fatturato che di ambizioni. Come si spiega questa divergenza in questo momento in cui De Laurentiis ha portato una squadra a vincere due scudetti e a lottare ancora per i piani alti, dall’altra parte Lotito? Ecco, adesso lei lo vede un po’ più dall’interno. In questo momento lei ci ha raccontato delle difficoltà economiche anche di fare mercato.

io penso che bisogna, se andiamo indietro di due o tre anni, di vedere il mercato che è stato fatto. Perché se non sbaglio tre anni fa, la Lazio ha comprato oltre cento e passa milioni, no?

Correggetemi se sbaglio. No? Allora, capisci che sono discorsi che non mi piacciono fare, però penso che è giusto che devi vedere anche le entrate, i fatturati, perché giocare la Champions League negli ultimi due o tre anni è come fare il jackpot, no? Specialmente perché è una roba incredibile. Se non riesci a competere e non partecipi alle competizioni nelle coppe europee, capisci che ti “accappotti”, perché è una competizione che ti porta tantissimi soldi anche a livello di sponsor.

Ovviamente sarà una stagione molto complessa. Lei si trova con un gruppo che ha perso alcuni senatori, ci saranno evidentemente anche molti più giovani. Come si entra nella testa di un calciatore? Perché giocare all’Olimpico, a parte il periodo del Covid, ovviamente, giocare all’Olimpico vuoto, noi l’abbiamo visto nelle ultime partite di campionato casalinghe, non è facile perché, insomma, la parte la spinta è proprio che manca qualcosa, evidentemente.

Ma io penso che è l’abc del calcio, no? Io penso che giocare a calcio e non avere i propri tifosi non c’è cosa più brutta. Ma lo so. Ma mi sono portato avanti, nel senso che ci sto lavorando su questo. Non deve essere un alibi, però. E come si fa a entrare nella testa dei giocatori? Nella testa dei giocatori si entra perché il giocatore si deve fidare di te. Tu devi essere una persona coerente perché ormai, come ho detto già prima, ti “sgamano” poco dopo. Non li puoi prendere in giro. Quindi con la coerenza, con il fatto che sei chiaro, che gli parli in faccia, che non usi le stradine o accorciare, essere diretto e farli sentire a loro agio.

Il rapporto con i miei giocatori in questi anni è questo: pane pane, vino a vino e riuscire a fargli capire l’importanza di comportarsi in un certo modo, di allenarsi in un certo modo, di credere fortemente in quello che si fa, e fargli vedere i miglioramenti che hanno quotidianamente, se ce l’hanno, e fargli capire qual è la strada da seguire.

In questo momento che abbiamo perso tanti leader, Marusic, Zaccagni, e Cataldi, io penso che non li abbiamo persi tutti. C’è ancora gente, qualche giocatore su cui ci possiamo appoggiarci e sicuramente questi tipi di giocatori devono darci una mano anche a noi per migliorare e riuscire a stare bene insieme.

Articolo a cura di Valerio Giuseppe BellinghieriSportpress24.com

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